Lettera da Reggio Calabria. “Facciamo il possibile, tra cinismo, Covid-19 e giocolieri”

In Calabria siamo in mano a giocolieri e la Regione è allo sfascio. Questa è la prima fotografia della Calabria oggi. E la ‘ndrangheta, non è più una organizzazione criminale ma una nuova borghesia che accumula denaro nei mercati illegali e lo investe in diversi settori, a partire dalla sanità dove la fa da padrona, costruendo e gestendo decine di cliniche private, di laboratori di analisi, ecc. È la nuova classe dirigente. A Locri sono arrivati addirittura a incendiare l’ospedale pur di mettere fuori gioco il settore pubblico. Riconosco però un merito paradossale al Covid-19: aver fatto esplodere le contraddizioni. Da tempo la nostra realtà sociale e istituzionale, a livello nazionale, stava marcendo lentamente e non succedeva niente. Grazie a mister C. è esplosa: dalla privatizzazione della sanità all’insano rapporto tra Stato e Regioni, fino alle urgenti -e rimosse- questioni sociali.

La sanità in Calabria non funziona da più di vent’anni e per tutto questo tempo è stata trattata come una questione di ordine pubblico, un fatto criminale. Materia da carabinieri, insomma. Senza capire che c’è un problema di fondo che va al di là di questo o quel commissario, ovviamente “forestiero”, perché per alcuni i calabresi “normali” non esistono. Il fatto positivo comunque è che Gino Strada -persona seria che non andava presa in giro in quel modo- verrà a lavorare insieme alla Protezione civile, e offre una speranza, almeno per quanto riguarda la gestione della pandemia.

Certo, potremo forse “risolvere” il dramma del Covid-19, ma se continuiamo a porci in questo modo non risolveremo il problema più grande, e cioè lo stato della nostra sanità. Quando dico “nostra” intendo a livello nazionale, in Lombardia non sono messi meglio di noi. Hanno sì centri di eccellenza che i calabresi se li sognano, ma la medicina territoriale è scomparsa e la sanità è diventata un grande business, con alti livelli di corruzione e penetrazione delle mafie.

In provincia di Reggio Calabria questo processo è arrivato alle estreme conseguenze: hanno chiuso negli ultimi anni nove ospedali, lasciando tutto nelle mani dell’enorme struttura metropolitana dove si concentrano le prestazioni e non c’è più traccia della medicina territoriale. Ce ne stiamo accorgendo tragicamente adesso. Le fantomatiche Unità speciali di continuità assistenziale (USCA) attivate sono solo sei sulle dodici previste. Anche questo è indicativo.

Scrivo questo, amaramente, da neo vice-sindaco di Reggio Calabria, avventura inaspettata che non rientrava nei miei piani, e che ho accettato come una missione “nella propria casa”. Ho già fatto esperienze amministrative, tra le quali mi piace ricordare quella del Parco nazionale dell’Aspromonte. Mi sono sempre battuto sul piano culturale, ho sperimentato un metodo di lotta agli incendi ripreso in Italia e all’estero, ho introdotto la prima moneta locale stampata dalla Zecca dello Stato. Idee e progetti diventati patrimonio comune, al di là dell’esperienza locale.

Dopo l’esperienza fatta nella giunta Accorinti a Messina, scrissi un libro “Le città ingovernabili” (Città del sole ed. 2016), che metteva a nudo le difficoltà enormi nel gestire oggi una città a causa dei tagli governativi, dei bilanci in dissesto, e quindi dei debiti ereditati che non ti consentono una normale gestione della cosa pubblica.

Rimuoviamo troppo spesso il fatto che il governo centrale ha tagliato ai Comuni italiani 11 miliardi di euro in dieci anni, con la Corte dei conti a far quello che la Troika ha praticato nei confronti della Grecia all’epoca della crisi del debito. E quindi tagli, tasse locali al massimo, servizi scadenti e la crisi economica che morde. E la colpa di chi è? Del sindaco. E oggi abbiamo pure la pandemia, con la seconda ondata che sta stremando la popolazione. Reggio Calabria per “fortuna” ha ottenuto dal governo 86 milioni di euro che le consentono di ridurre il debito di 300 milioni e di rateizzarlo in modo sostenibile. Ma, soprattutto, ci permettono di uscire dai diktat della Corte dei Conti, poter rimodulare le tasse locali, avere un po’ di risorse da spendere per il territorio e per le cose che dovrebbe fare un Comune.

Sono qui da venti giorni e mi sto occupando del Covid-19. Abbiamo organizzato un tavolo tecnico con gli operatori sanitari e i responsabili dei dipartimenti. Il precedente commissario nominato dal governo non ha fatto nulla, a parte le note figure da “Scherzi a parte” in televisione. Sto cercando i cosiddetti “Hotel Covid”. Ho trovato anche la voce di bilancio ad hoc con fondi europei per la lotta al Covid-19 ma mi son trovato di fronte a questa cosa cinica: la paura che il Comune risolva il tema “Hotel Covid” e liberi 30-40 posti in ospedale, mette in ombra altre istituzioni che dovrebbero farlo. In una situazione come quella che stiamo vivendo non puoi pensare se una determinata operazione ti spetta, per la delega che hai o altro, la fai e basta, Non cerchiamo le medaglie ma di risolvere un problema drammatico, quando non tragico: non ci sono posti liberi nel Grande ospedale metropolitano (Gom) unico vero ospedale di fatto su 500.000 abitanti.

Per fortuna da una parte della società reggina è arrivato un importante aiuto, volontariato, solidarietà. Ho trovato anche dodici medici volontari per le persone che chiamano in Comune. Un numero dedicato e loro, a turno, rispondono e danno indicazioni. È appena partito. C’è una parte di società responsabile, sensibile che si auto-organizza per dare servizi. Ad Arghillà, nella periferia Nord di Reggio Calabria, stiamo ristrutturando e dando vita al centro di medicina solidale in una zona di degrado pazzesco, grazie alla Fondazione Peppino Vismara e all’opera preziosa e instancabile del dottore Lino Caserta, fondatore a Pellaro, popoloso quartiere nella zona Sud della città, di un centro di medicina solidale. Facciamo il possibile, tra cinismo, virus e giocolieri.

Tonino Perna, vice-sindaco di Reggio Calabria, è stato professore ordinario di Sociologia economica all’Università di Messina, presidente del Parco nazionale dell’Aspromonte, della Ong Cric, del Comitato etico di Banca Etica. Ha scritto una trentina di saggi tra cui “Fair trade” (Bollati Boringhieri, 1998) ed “Eventi estremi” (Altreconomia, 2011). È tra i fondatori di Altreconomia.

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Fonte: Altreconomia – https://altreconomia.it/lettera-da-reggio-calabria/

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