Propositi per il 2021 

In cima alla lista: alleggerire le pratiche burocratiche per l’assegnazione dei beni confiscati alle associazioni. 

“L’associazione di cui faccio parte, la CEIPES, (Centro internazionale per la promozione dell’educazione e dello sviluppo) ha ottenuto un bene confiscato, tramite bando, nel 2017. È stata dura fronteggiare le difficoltà che si sono presentate” racconta Irene Capozzi.

“La nostra mission consiste nel lavorare sull’educazione degli individui per lo sviluppo dell’intera comunità. Ci siamo potuti permettere i lavori di ristrutturazione grazie alla nostra solidità, esistiamo da dieci anni, ma sono certa che associazioni più piccole non possono badare a  spese di questo tipo”- continua Irene- “Abbiamo 600 mq a disposizione in via Alias 20, si trattava di un vecchio magazzino che ora abbiamo adibito a ufficio della Ceipes, oltre che centro per conferenze e piccolo teatro per l’esibizione di compagnie indipendenti, da riutilizzare anche per i cine forum.”

“Siamo felici di trovarci al di fuori del centro storico di Palermo già denso di attività come la nostra, volte all’economia circolare e al riutilizzo sociale dei beni confiscati. All’Uditore siamo diventati un punto di riferimento per la comunità; non siamo i soli a lavorare lì, al piano di sopra un’associazione di psicologi ha ottenuto un bene confiscato utilizzato per organizzare attività con ragazzi che hanno difficoltà d’apprendimento.

Noi, invece, ci occupiamo oltre che di formazione informale, di web radio, di diritti umani e civili, particolare attenzione è rivolta alla comunità Lgbt. Inoltre siamo frammentati in diversi dipartimenti, uno si occupa di innovazione tecnologica, ad esempio usano stampanti 3D.”

Una delle sfide più grandi sembra essere mappare i beni confiscati nelle metropoli palermitana: “Molti beni sono stati messi a bando ma mai richiesti”- spiega Irene- “ Reperire informazioni sugli immobili non è facile, inoltre quando si accede al bando se ne possono scegliere solo due, ma non sai se sono conformi agli scopi che sin dall’inizio avevi in mente di raggiungere.”

“So che in centro un bene confiscato è diventato una sartoria sociale: riutilizzano abiti usati per trasformali in qualcosa di nuovo, nel rispetto del principio dell’economia circolare e assumendo chi ha soffre di svantaggi sociali e/o economici. Un’altra associazione si occupa di volontariato internazionale, insomma la realtà dei beni confiscati è assai variegata qui a Palermo. Sicuramente smaltire i processi burocratici aiuterebbe ulteriormente le associazioni ad accedere ai bandi.”

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Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/OLpZsHbrEdI/

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