“Persona, lavoro, socialità. Cambiamo l’Italia”

“La pandemia, i drammatici effetti economico-sociali delle pur necessarie misure anticovid, gli scollamenti fra diversi livelli istituzionali e più in generale la frattura, per dirla in breve, fra popolo e politica, hanno aperto una sorta di vaso di Pandora che ha reso nudo il re. E ci si trova – per dirla con Gramsci – nella situazione in cui il vecchio muore e il nuovo non può nascere.

Intendiamoci: la linfa del nuovo, se nuovo si può chiamare, c’è e scorre nella società come un fiume carsico; penso al personale di tanti ospedali; ad un volontariato diffusissimo e silenzioso; ad una parte consistente della popolazione italiana con intatte radici di convinzioni democratiche; alle buone pratiche di tante istituzioni. Ma questa Italia quotidiana migliore è spaesata e frantumata. Va a lei consegnata una speranza e una responsabilità. Quella linfa va messa a valore.

L’impressione è di vivere una sorta di anacronismo generalizzato, in cui ciò che è, appare largamente inadeguato alle durissime repliche della realtà, e il cosiddetto modello di sviluppo presentatoci per trent’anni come unico e immarcescibile si rivela, gratta gratta, una trappola mortale. Il punto grave è che lo si sta già riproponendo.

Il tutto avviene quando ogni giorno, come in una nuova, straniante normalità, sgraniamo il rosario di centinaia e centinaia di nuovi decessi, attoniti davanti a una catastrofe nostra e mondiale, insomma dell’umana gente, quando cambia tutto, dal lavoro ai rapporti sociali alla stessa percezione della realtà.

Mentre sono colpite le fondamenta culturali dello stare insieme e muta il comune sentire, nel ventre della società crescono due fenomeni conflittuali: l’odio/rancore, la solidarietà/prossimità.

Si vive sul bilico di una instabilità strutturale di un sistema politico, economico e sociale che passa dalla rottura dei meccanismi di rappresentanza e giunge al calo di credibilità delle istituzioni.

Il pericolo – non l’unico – è il sorgere di fenomeni di cesarismo, dove una personalità emerge proponendosi come arbitro e risolutore dell’impasse. Ciò è evocato dalla richiesta dell’uomo forte, che essenzialmente rappresenta la domanda di sicurezza a scapito di libertà e diritti.

Che fare? Rompere gli schemi. Attrezzarci per quella che abbiamo definito una nuova fase della lotta democratica e antifascista. Per questo l’Anpi ha avanzato la proposta di un’alleanza “per la persona, il lavoro, la socialità” per salvare l’Italia, cioè per cambiarla. Un’alleanza rivolta ai mondi del volontariato, associazionismo, cooperazione, cultura, informazione, scienza, arte, al mondo del lavoro in generale con una speciale attenzione alle giovani generazioni. In altre parole, tutto ciò che di democratico e civile si organizza nella società, un tessuto fittissimo, ma sfilacciato. Eppure questo tessuto è oggi una vera riserva della Repubblica.

Siamo partiti da un incontro nazionale: presenti i tre sindacati, Libera, Acli, Sardine, associazioni partigiane, associazioni a difesa della Costituzione come il Coordinamento per la democrazia costituzionale, Prc, Pd, Art.1, M5S. Abbiamo articolato i temi della proposta, sottolineando la consonanza con tanti segnali, a cominciare da diverse posizioni di Papa Bergoglio. Abbiamo specificato che non si tratta di dar vita a un cartello di sigle e che l’obiettivo non è definire piattaforme rivendicative, ma avanzare indirizzi, sottolineare priorità, imporre valori.

È seguito un dibattito ampio, con un’adesione unanime ed una comune spinta a ripartire dai territori creando un movimento nuovo nella società, nella cultura e nella politica, fondato sull’unità e l’unitarietà di tutte le energie in campo. Stiamo lavorando ad un appello da lanciare nel Paese. Obiettivo: una sinergia che contrasti la patologia delle diseguaglianze, sostenga il valore e la dignità della persona umana e il lavoro, la tutela della salute come diritto fondamentale, la centralità della scuola e della formazione, la reale libertà di informazione. Ed ancora, i valori della pace e dei diritti umani, il freno alla corsa alla produzione di armamenti, l’impegno per la difesa dell’ambiente e contro il riscaldamento globale, un sano europeismo, il rilancio della legalità democratica.

Su questi temi nei giorni scorsi si sono incontrati i dirigenti provinciali Anpi di tutta l’Italia condividendo l’orientamento ed arricchendolo di idee e di proposte.

La sfida che vede ora protagoniste tutte le forze che si sono incontrate a Roma è davvero ardua. Ci sarà da approfondire il metodo, da individuare contenuti, da programmare iniziative, da promuovere esperienze. Ci sarà da curare le relazioni mettendo a valore ciò che ci unisce – a cominciare dalla consapevolezza antifascista – e trascurando nel lavoro unitario ciò che ci fa legittimamente diversi. Ma abbiamo una bussola ed un’esperienza simbolica. La bussola è la Costituzione, la cui realizzazione dovrà essere il riferimento dell’azione comune. L’esperienza simbolica è la radice del nostro esistere. 75 anni fa un esercito male armato e peggio equipaggiato, forte di un appoggio diffuso della popolazione, sconfisse la Wehrmacht. Erano i partigiani. Ed anche allora, in un contesto così speciale, si saldarono forze diverse. Non è un paragone, sia chiaro. Ma senz’altro è uno sprone.

Ecco, ritrovare questa voce comune nel momento più difficile è la sfida della tremenda modernità che stiamo vivendo”.

Gianfranco Pagliarulo – Presidente nazionale ANPI

(dal quotidiano il manifesto del 18 dicembre 2020)

Fonte: Anpi – https://anpi.it/a2399/

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