Urbi et Orbi, Papa Francesco: “Di fronte a una sfida che non conosce confini, non si possono erigere barriere”

L’Occidente si è ficcato in un labirinto. Questo labirinto è fatto da realpolitik, consumismo, individualismo. Vediamo perché e come ci si è cacciati in questo labirinto.

Senza la pretesa di dare una lettura complessiva, possiamo dire che l’Occidente si sente l’erede della grande novità illuminista: libertà, uguaglianza, fraternità. Il Novecento ha scisso questa triplice verità contrapponendo libertà e uguaglianza. L’Occidente euro-americano è diventato il depositario della libertà come criterio di fondo, che ha finito con il contrapporsi all’uguaglianza, di cui si sentiva depositaria il marxismo e quindi il comunismo sovietico e il suo blocco. Questo scisma si basava sulla duplice accusa: “il vostro egualitarismo è illiberale, dispotico” diceva l’Occidente euro-americano, e dall’altra parte si diceva che “la vostra libertà è di classe, negata ai lavoratori, al proletariato”.

Quello marxista è in certo senso l’ultimo scisma: l’illuminismo aveva contestato il clero alleato della nobiltà sulla base di un paradigma oscurantista e così poi il PCUS, il marxismo-leninismo, sfidò la fede, dicendo che il partito, non la Chiesa, avrebbe creato “l’uomo nuovo”. L’eresia comunista mirava dunque a sostituire i sacerdoti asserviti agli interessi della borghesia con l’ala marciante del proletariato.

Quando è caduto il muro di Berlino molti si sono illusi che fosse finita la storia, la libertà aveva vinto sull’egualitarismo comunista e totalitario e sarebbe così cominciata l’epoca del pensiero unico, il liberismo. Liberismo capitalista, basato sul consumismo. Convinti di aver avuto torto, i leader dell’ “ala marciante” hanno pensato di dover sposare il liberismo, offrendo in cambio di sostituirsi alle èlite liberiste, ma sposandone i criteri di fondo, con l’aggiunta di un po’ di efficienza. E’ stato il modello “comunista e consumista”.

Poi il liberismo si è globalizzato, ha globalizzato i suoi traffici, i suoi interessi, ha delocalizzato la sua produzione per ridurre i costi di produzione, creando le condizioni per un ritorno di rivalità: non più tra libertà e uguaglianza, ma tra globalismo e localismo. Il locale, schiacciato dall’universalità del kitsch liberista, si è aggrappato al nazionalismo, vecchia categoria della politica che aveva devastato il mondo con tante follie, a cominciare dalle missioni civilizzatrici dei popoli che si lanciavano nell’impresa coloniale, spesso millantando -ovviamente- un’alleanza con Dio. Il neo-nazionalismo ha ripercorso lo stesso cammino del vecchio, millantando ovviamente la stessa alleanza con Dio. La libertà infatti è diventata libertà di arricchirsi, sull’impoverimento altrui, come dimostrano la delocalizzazione e il divario divenuto abnorme tra retribuzione dei CEO e dei lavoratori. Questa globalizzazione liberista e ingovernabile ha creato le condizioni per il ritorno localista, nazionalista, con la susseguente nazionalizzazione di Dio. Dio non serve per unirsi, ma per dividersi.

Il labirinto in cui è finito l’Occidente è questo. Visto che il grande gioco è divenuto globale e tutto è possibile in funzione del controllo delle risorse del suolo e del sottosuolo nel nome del dio unico, il consumismo, si possono accettare anche le libertà personali, purché funzionale a qualche consumismo,ma non i diritti,  e si possono poi coerentemente accettare alleanze con regimi dittatoriali nei paesi poveri purché funzionali al controllo delle risorse, essenziali per ogni consumismo.

Così l’Occidente, nato sull’affermazione del principio di libertà contro il nazi-fascismo, si è ficcato con le sue stesse mani nel tunnel di un realismo pronto ad accettare l’amicizia con ogni dispotismo pur di tutelare il consumismo contro gli interessi di vasti settori della sua stessa popolazione. E’ la fine dei valori e dello stesso interesse nazionale. L’Occidente che si definisce come valoriale esiste in funzione della cancellazione di ogni valore, prodotto dello scisma tra libertà e eguaglianza.

E’ così che l’Occidente oggi appare a rimorchio del modello orientale, che ha sposato il consumismo ma nel persistente rifiuto di ogni libertà.

La novità Bergoglio sta qui, nel proporre una via d’uscita al diverbio illogico tra libertà ed egualitarismo nel nome del valore della fratellanza. Nè libertà né uguaglianza si possono avere senza fraternità. Entrambe invece diventano rispettose delle nostre connaturate differenze solo nella e per la fratellanza. Oggi Papa Francesco lo ha detto nel modo più chiaro possibile in occasione del suo messaggio alla città e al mondo. Basta avere un po’ di attenzione alle parole che ha  pronunciato all’inizio del suo discorso: “In questo momento storico, segnato dalla crisi ecologica e da gravi squilibri economici e sociali, aggravati dalla pandemia del coronavirus, abbiamo più che mai bisogno di fraternità. E Dio ce la offre donandoci il suo Figlio Gesù: non una fraternità fatta di belle parole, di ideali astratti, di vaghi sentimenti… No. Una fraternità basata sull’amore reale, capace di incontrare l’altro diverso da me, di con-patire le sue sofferenze, di avvicinarsi e prendersene cura anche se non è della mia famiglia, della mia etnia, della mia religione; è diverso da me ma è mio fratello, è mia sorella. E questo vale anche nei rapporti tra i popoli e le nazioni: fratelli tutti! Nel Natale celebriamo la luce del Cristo che viene al mondo e lui viene per tutti: non soltanto per alcuni. Oggi, in questo tempo di oscurità e incertezze per la pandemia, appaiono diverse luci di speranza, come le scoperte dei vaccini. Ma perché queste luci possano illuminare e portare speranza al mondo intero, devono stare a disposizione di tutti. Non possiamo lasciare che i nazionalismi chiusi ci impediscano di vivere come la vera famiglia umana che siamo. Non possiamo neanche lasciare che il virus dell’individualismo radicale vinca noi e ci renda indifferenti alla sofferenza di altri fratelli e sorelle. Non posso mettere me stesso prima degli altri, mettendo le leggi del mercato e dei brevetti di invenzione sopra le leggi dell’amore e della salute dell’umanità. Chiedo a tutti: ai responsabili degli Stati, alle imprese, agli organismi internazionali, di promuovere la cooperazione e non la concorrenza, e di cercare una soluzione per tutti: vaccini per tutti, specialmente per i più vulnerabili e bisognosi di tutte le regioni del Pianeta. Al primo posto, i più vulnerabili e bisognosi! Il Bambino di Betlemme ci aiuti allora ad essere disponibili, generosi e solidali, specialmente verso le persone più fragili, i malati e quanti in questo tempo si sono trovati senza lavoro o sono in gravi difficoltà per le conseguenze economiche della pandemia, come pure le donne che in questi mesi di confinamento hanno subito violenze domestiche. Di fronte a una sfida che non conosce confini, non si possono erigere barriere. Siamo tutti sulla stessa barca. Ogni persona è mio fratello. In ciascuno vedo riflesso il volto di Dio e in quanti soffrono scorgo il Signore che chiede il mio aiuto. Lo vedo nel malato, nel povero, nel disoccupato, nell’emarginato, nel migrante e nel rifugiato: tutti fratelli e sorelle!”

Fonte: Articolo 21 – https://www.articolo21.org/2020/12/urbi-et-orbi-papa-francesco-di-fronte-a-una-sfida-che-non-conosce-confini-non-si-possono-erigere-barriere/

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