Approvato al Consiglio metropolitano di Napoli l’odg Contro la c.d. “Netflix della Cultura”, per un sostegno effettivo alle produzioni creative
Approvato al Consiglio metropolitano di Napoli l’odg Contro la c.d. “Netflix della Cultura”, per un sostegno effettivo alle produzioni creative

nell’ambito della campagna lanciata dal nostro partito contro il progetto di Franceschini per la realizzazione di una piattaforma digitale “per la fruizione del patrimonio culturale e di spettacoli”, il Consiglio Metropolitano di Napoli ha approvato all’unanimità questo importante ordine del giorno, prima firmataria la nostra compagna Elena Coccia”.

Contro la c.d. “Netflix della Cultura”,

per un sostegno effettivo alle produzioni creative

 I sottoscritti Consiglieri Metropolitani

Visto il Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 (“Decreto Rilancio”), avente per oggetto Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, con particolare riferimento all’art. 183 c. 10, che prevede la realizzazione di «una piattaforma digitale per la fruizione del patrimonio culturale e di spettacoli», autorizzando una «spesa di 10 milioni di euro per l’anno 2020»;

Appreso che tale progetto potrebbe diventare operativo sin dal gennaio 2021, con la nascita di una nuova piattaforma digitale, comunemente definita la “Netflix della cultura”, con una spesa prevista di ben 28 milioni di euro, di cui 10 milioni gestiti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT), 9 milioni di Cassa Depositi e Prestiti (CdP) e altri 9 milioni della società privata Chili S.p.A., individuata quale soggetto economico con cui costituire una nuova società controllata, con partecipazione dello Stato per il 51% e del socio privato per il 49%;

Viste le informazioni emerse negli organi di stampa, secondo le quali la società Chili S.p.A. avrebbe una posizione debitoria consistente, con una serie continuativa di bilanci in passivo;

Rilevato, in particolare, come, ad oggi, non è previsto alcun ruolo della società pubblica RAI, che pure costituisce la principale azienda culturale del Paese e che non solo possiede risorse e tecnologie di primaria rilevanza ma anche una piattaforma digitale diffusa quale RaiPlay;

Considerata l’esigenza, più volte ribadita dai lavoratori e dalle lavoratrici della cultura e dello spettacolo e, in generale, dell’immateriale e dell’immaginario, di prospettare un futuro per la cultura, il teatro, il cinema, le arti visuali e le arti di spettacolo, fondato sulla dignità del lavoro culturale e la centralità degli spazi, delle relazioni e della socialità, senza con ciò negare la situazione straordinaria legata all’emergenza pandemica, che ha portato a prendere decisioni che hanno peraltro fortemente penalizzato il settore delle produzioni culturali;

Sottolineato come una piattaforma di distribuzione non possa essere equiparata a una piattaforma di produzione culturale, dal momento che la configurazione delle opere artistiche (siano esse di natura letteraria, visuale, musicale, teatrale, cinematografica o coreutica) non può essere in alcun modo ridotta a merce, come peraltro stabilisce la Costituzione Italiana e come altresì prevede il quadro normativo dell’Unione Europea;

Ricordato come il tessuto sociale sia stato già fortemente indebolito rispetto ai luoghi di fruizione della cultura, con particolare riferimento alle sale teatrali e alle sale cinematografiche, sostituite da grandi centri con più sale, a netto detrimento di quel tessuto culturale diffuso che aveva viceversa accompagnato un mutamento della società italiana in positivo, in termini di diritti sociali, diritti culturali e qualità della vita, che da tempo è invece in arretramento di fronte a modelli individualizzati in cui l’accesso e la fruizione culturale sono sempre più ridotti a mero intrattenimento o “consumo culturale”;

Osservato come, a inizio 2020, si fosse stimato che gli investimenti dei principali attori inter-nazionali della distribuzione di film e serie TV fossero nell’ordine dei miliardi di dollari;

Osservato altresì che, anche in Europa, sono ormai consolidate esperienze avanzate, nell’ambito della produzione in Creative Commons e della distribuzione on-demand, fuori dalle logiche del profitto e del mero “consumo culturale”;

Considerato, inoltre, come sia necessario trovare soluzioni di lungo periodo, strutturali e sostenibili, rispettose della connotazione e della specificità della produzione culturale, coinvolgendo in primo luogo gli operatori e le operatrici culturali, i lavoratori e le lavoratrici della cultura e dello spettacolo, il servizio pubblico;

Chiedono

Al Consiglio e al Sindaco Metropolitano

di esprimersi positivamente e di adoperarsi fattivamente affinché

il Governo abbandoni il progetto di una piattaforma pubblico-privata quale quello della cosiddetta “Netflix della cultura”, orientandosi viceversa verso soluzioni coerenti con la Costituzione Italiana e il quadro normativo europeo, scegliendo di investire le risorse pubbliche su un’azienda pubblica, quale la RAI, peraltro dotata di tutte le risorse necessarie, in termini di piattaforme e di professionalità;

le risorse pubbliche siano investite per sostenere i lavoratori e le lavoratrici dell’immateriale e dell’immaginario e per garantire il futuro degli spazi di produzione e di fruizione delle opere artistiche e culturali, secondo la logica della diffusione sul territorio e della socialità, anche tenendo in considerazione il contesto che seguirà i lunghi mesi segnati dalla pandemia e le misure prese dal Governo e dagli Enti Locali per contrastare la diffusione del coronavirus;

il presente ordine del giorno sia trasmesso, attraverso gli uffici competenti, per opportuna conoscenza, alla Presidente del Senato della Repubblica; al Presidente della Camera dei Deputati; alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

F i r m e

Fonte: Rifondazione Comunista – http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=45136

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