Turchia, approvata una legge che rafforza il potere del governo di controllare le ONG. Per gli attivisti dei diritti umani uno strumento di repressione del dissenso

Turchia, approvata una legge che rafforza il potere del governo di controllare le ONG. Per gli attivisti dei diritti umani uno strumento di repressione del dissenso

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Domenica 27 dicembre il parlamento turco ha approvato una legge che permetterà al Ministero dell’Interno di prendere temporaneamente il controllo di ONG indagate per reati legati al terrorismo e di sostituire i suoi direttori. La norma permette inoltre al governo di sospendere qualsiasi attività di tali associazioni fino alla conclusione del processo giudiziario.

Secondo la legge, le fondazioni saranno ispezionate annualmente dai dipendenti pubblici, comprese quelle straniere. E i governatori locali o il ministro dell’Interno possono bloccare le campagne di donazioni online nell’ambito di una misura per prevenire il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio di denaro.

La nuova norma preoccupa i difensori dei diritti umani e i membri dell’opposizione, in quanto potrebbe essere usata dal governo per imbavagliare e punire le voci critiche con l’esecutivo di Recep Tayyip Erdoğan o gli attivisti che difendono i diritti delle donne, dei rifugiati o del collettivo LGTBI+.

La legge aggrava un problema sistemico tristemente noto agli attivisti per i diritti umani che operano nel paese. Negli ultimi anni la Procura e i tribunali turchi, fortemente influenzati dal governo, hanno usato con molta leggerezza le accuse di terrorismo come strumento di repressione del dissenso.

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Dal colpo di Stato fallito nel 2016, più di 500 mila persone sono state indagate per terrorismo e migliaia di giornalisti, avvocati, politici dell’opposizione e altri si trovano attualmente in carcere in seguito a tali accuse. Membri di Amnesty e di altri gruppi della società civile sono stati indagati e processati, mentre centinaia di fondazioni sono state chiuse dal governo con decreti ad hoc.

“Dato che migliaia di attivisti della società civile, giornalisti, politici, membri di organizzazioni professionali sono indagati nell’ambito della legge antiterrorismo, non c’è dubbio che questa nuova legge riguarderà quasi tutte le associazioni critiche”, riferiscono membri di ONG a Reuters.

“Questa legge fornisce al ministro dell’Interno l’autorità di chiudere qualsiasi gruppo in qualsiasi momento e senza possibilità di appello. Esiste la possibilità che tutte le associazioni per i diritti umani possano essere abolite in Turchia”, ha dichiarato Tarik Beyhan, direttore di Amnesty International in Turchia, al Financial Times.

Il caso dell’attivista Osman Kavala, in carcere da più di tre anni senza nessuna condanna

Gli esempi di un uso repressivo del potere giudiziario in linea con gli obiettivi politici del governo di Erdoğan non mancano. Tra i più emblematico quello di Osman Kavala, che si trova da oltre tre anni in carcere in custodia cautelare senza nessuna sentenza di condanna nei suoi confronti.

In passato era già stato assolto dalle accuse di aver organizzato e finanziato le proteste di Gezi del 2013. Adesso, l’imprenditore, filantropo e attivista per i diritti umani Osman Kavala si sta difendendo in tribunale dall’accusa di “aver tentato di rovesciare l’ordine costituzionale della Repubblica di Turchia” e di “essere entrato in possesso a fini di spionaggio politico o militare di informazioni che dovrebbero essere mantenute riservate per ragioni relative alla sicurezza e agli interessi dello Stato”, in relazione al tentativo di colpo di Stato del 2016.

“Osman Kavala sta affrontando accuse infondate e politicamente motivate in un processo che fa parte di un più ampio tentativo delle autorità turche di mettere a tacere la società civile indipendente. Non avrebbe dovuto passare un solo minuto dietro le sbarre, figuriamoci più di tre anni in custodia cautelare”, ha dichiarato il direttore per l’Europa di Amnesty International, Nils Muižniek.

Kavala è una delle figure più importanti della società civile in Turchia. È un imprenditore che ha contribuito alla fondazione di diverse case editrici negli anni ’80 e ha sempre sostenuto le organizzazioni della società civile. Nel 2002 ha fondato Anadolu Kultur, un’organizzazione senza scopo di lucro a Istanbul che sostiene progetti culturali e sociali. Tra gli obiettivi dell’organizzazione spiccavano la promozione delle arti e della cultura in Turchia, il sostegno alle iniziative locali, l’enfasi sulla diversità e i diritti culturali e il rafforzamento delle collaborazioni locali e internazionali. Kavala è stato anche membro fondatore della Open Society Foundation del filantropo George Soros in Turchia.

“Kavala è detenuto da 38 mesi. Siamo di fronte a una violazione dei diritti umani”. Il professor Koksal Bayraktar, uno degli avvocati di Kavala, in un’intervista per Deutsche Welle ha sottolineato che l’accusa non è sostenuta da nessuna prova concreta: “Il rovesciamento dell’ordine costituzionale e l’ottenimento di informazioni riservate dello Stato per motivi di spionaggio sono accuse molto gravi. Per avanzare azioni legali su tali crimini sono necessarie prove concrete”. Tali prove non esistono.

È quanto ha stabilito un anno fa la Corte europea dei diritti dell’uomo, che nella sua sentenza ha indicato che, data l’assenza di prove, Osman Kavala doveva essere immediatamente rilasciato, in quanto il suo arresto è una violazione del diritto alla libertà e alla sicurezza individuali ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Le autorità turche hanno respinto la decisione.

“La mia detenzione, basata su queste strane accuse così lontane dalla verità, è diventata una sorta di tortura psicologica. Spero che questo sia l’ultimo atto d’accusa nel suo genere”, ha dichiarato lo stesso Kavala.

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Fonte: Valigia Blu – https://www.valigiablu.it/turchia-legge-ong-repressione-dissenso/ – per l’indicazione esatta dell’autore fare riferimento a questo link che contiene il post originale.

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