Da un prossimo futuro agli anni Cinquanta. Il viaggio nel tempo di J.C.Oats



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A  ottantatre anni, con al suo attivo sessanta romanzi e settecento racconti e sceneggiature, l’instancabile Joyce Carol Oates ci regala un nuovo romanzo: “Pericoli di un viaggio nel tempo”, La nave di Teseo, 2021.  Si tratta di un romanzo distopico che ci proietta nel vicino 2039 negli USA, o meglio negli SNAR (Stati del Nord America Rifondati), una confederazione  nata dopo  i Grandi Attacchi Terroristici e la Guerra Contro il Terrore. Si è quindi instaurata una democrazia formale e autoritaria che ha sospeso la Costituzione e la Carta dei Diritti stendendo la sua ombra cupa su tutta la società. La Democrazia Patriottica   ha cancellato ogni traccia di memoria del passato, ha riscritto la storia e attraverso una tecnologia avanzata tiene sotto una  sorveglianza dura e pervasiva la società, che è divisa in caste rigide, in qualche modo costituite anche in base alla CE (Colorazione dell’Epidermide).

Non ci sono più elezioni, perché dando per assodato che vincerà il candidato che si potrà garantire la maggiore propaganda, la procedura è stata modificata scegliendo  direttamente come unico candidato del Partito Patriottico il membro che abbia accesso ai fondi più ingenti. E’ una società patriarcale in cui le donne hanno accesso alla scuola e a professioni qualificate, ma dove è data come verità scontata e inconfutabile che il QI medio delle donne è di 7,75 punti inferiore a quello degli uomini, verità impartita anche ai ragazzi nella scuola.  Ed è proprio a scuola che si consuma la tragedia personale di Adriane Strohl, non una sovversiva, ma una ragazza curiosa e capace che imprudentemente si avventura a mettersi in vista coi voti migliori e, nominata alunna dell’anno, commette l’errore di formulare domande ritenute pericolose nel proprio discorso di fine anno.

Arrestata per terrorismo già durante le prove del discorso, viene sottoposta a interrogatori duri, violenze psicologiche. Indotta a denunciare compagni, genitori e parenti si tiene disperatamente attaccata all’insegnamento dei suoi genitori, nati prima dell’instaurazione degli SNAR: “Se lo Stato è senz’anima e non vedete traccia di libero arbitrio, fidatevi di ciò che sta dentro, non di ciò che sta fuori. Fidatevi della vostra anima non dello Stato”. Grazie alle testimonianze dei suoi insegnanti non viene “vaporizzata”, ma condannata a una pena “tollerante”: quattro anni di Esilio. Sarà teletrasportata nel 1959 nella Zona 9 per un periodo di  “Rieducazione e di “Riconfigurazione” per poi potersi reinserire nella società con una professione socialmente utile. La ragazza, a cui è stato assegnato anche il nuovo nome di Mary Ellen Enright, si trova catapultata nella realtà degli Usa di ottant’anni prima, a Wainscotia Falls nel Wisconsin, iscritta come matricola nella locale università. Senza famiglia, senza amici, con scarsi e labili ricordi del suo passato, bloccati forse da un microchip inserito nel cervello, consapevole solo di dover seguire rigidamente una serie di Istruzioni, sempre incombente il rischio di essere vaporizzata alla minima trasgressione Mary Ellen è completamente sola. Comincia il lungo e doloroso processo di adattamento alla sua nuova condizione e al nuovo mondo. Le pagine del libro scorrono veloci in una lettura trascinante che ci mostra la realtà sociale, politica e culturale dell’America del 1959 in un contrappunto discreto col mondo  che la ragazza ha lasciato, mostrando differenze e premesse. Mary Ellen, non può avere reazioni scomposte, né forti stupori di fronte a una realtà diversa, deve mantenere il controllo, con dolore e sofferenza, ma deve resistere e adattarsi, se vuole tornare e lei lo vuole fortemente.

Conoscerà la macchina da scrivere, la magia dei libri cartacei con cui resta una strana intima connessione anche quando si chiudono, conoscerà un mondo a bassa tecnologia dove  non esiste il cyborspazio degli SNA, non c’è rete e forse per questo si potrà aprire qualche falla nel controllo sociale. Si troverà nell’America dell’ossessione di una guerra atomica, ma anche delle prime manifestazioni pacifiste contro le sperimentazioni nucleari: ci sono sempre stati oppositori che hanno lottato. Si iscrive al corso di Psicologia  e si tuffa ancora una volta nello studio con tutte le sue forze. In quel periodo alla Wainscotia University si studia il comportamentismo skinneriano e titolare della cattedra di Psicologia è il prof. Axel, che dirige il “Centro di Ingegneria Sociale” per la cura dei comportamenti antisociali, cioè  ritenuti anomali, perversi, sovversivi. Mary Ellen entra naturalmente in conflitto con le teorie skinneriane per la sua convinzione che esista il libero arbitrio e per il suo sentirsi unica e irripetibile, dotata di un’anima. Ne discuterà con il giovane e affascinante professore Wolfman, anch’egli un esiliato di cui si innamorerà. Come in ogni amore anche in questo c’è una promessa di salvezza. Le cose non andranno come  Mary Ellen aveva sperato, ma ci sarà un futuro per lei. Quale futuro? Come spesso accade nelle storie che sanno sorprendere, un dettaglio nelle ultime pagine lascia aperte le possibilità, ma intanto il romanzo ci ha fatto rivivere  un tempo non lontano che alcuni di noi hanno vissuto e ci ha proiettati in un possibile prossimo futuro che molti fra i lettori forse potranno vedere.

Il romanzo è uscito negli USA nel 2018 col titolo originale di “Hazard of Time Travel” e nelle ultime pagine del libro scopriamo che, curiosamente, questo è  anche il titolo di una elaborata scultura creata da uno dei personaggi del libro con i rottami di un pickup Ford del 1949, di una Buick del 1947, di un vecchio trattore e di una slitta da bambini. Certamente nel romanzo si avverte l’eco dei timori per la democrazia che in questi anni si sono vissuti in America; l’autrice sembra metterci in guardia contro i rischi di degenerazione delle istituzioni democratiche e a volte gli scrittori hanno il dono di saper parlare anche di qualcosa che ancora non è successo.

Chiudendo il libro e ritrovandoci nella nostra attuale difficile situazione determinata dalla pandemia ci sentiamo un po’ nella complicata condizione di “esiliati”, come Mary Ellen, confusi tra presente, passato e futuro. Ci sentiamo smarriti quando ci interroghiamo su quale passato ci ha condotti a questo presente che sembra difficile da accettare come un sogno indotto dal quale non riusciamo a uscire.

Proviamo a tenerci stretto l’insegnamento che Adriane/ Mary Ellen a un certo punto sente di aver imparato nella Zona 9 “Puoi vivere, anche se non è la vita che avresti scelto. Puoi vivere un giorno alla volta. Puoi vivere e basta”, perché per noi come per lei è difficile stabilire la qualità del futuro che ci attende.

Fonte: Articolo 21 – https://www.articolo21.org/2021/02/da-un-prossimo-futuro-agli-anni-cinquanta-il-viaggio-nel-tempo-di-j-c-oats/

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