Interviste per indicare la via

La pandemia ha cambiato la percezione delle istituzioni e aumentato il ruolo dello Stato anche in economia. Qui la prefazione del neoministro, a poche settimane dalla nomina, al libro-interviste “Pubblico è meglio”di Altero Frigerio e Roberta Lisi pubblicato a metà febbraio per Donzelli.

Questo non è un libro (“Pubblico è meglio. La via maestra per ricostruire l’Italia”, a cura di Roberta Lisi e Altero Frigerio, edizioni Donzelli) da leggere tutto d’un fiato come se fosse un romanzo. Alla fine del volume, infatti, non si  trova il nome dell’assassino o un lieto fine o una tragedia. E non c’è neanche la soluzione a tutti i nostri problemi. Piuttosto, il libro rappresenta uno straordinario caleidoscopio di punti di vista, tutti da considerare con attenzio ne, vista la caratura degli intervistati, sui grandi problemi del nostro tempo, così difficile e denso di incertezze. Per  questo, ciascuna delle interviste qui presentate va letta con  attenzione, magari annotando a margine le proprie rifles sioni, per poi rileggere il tutto di nuovo, una volta arrivati  in fondo. Perché il lettore troverà non solo convergenze,  ma anche opinioni contrapposte o contraddittore che van no meditate, mediate, bilanciate, ordinate, scartate o ab bracciate in nome di una visione del futuro, ancora tutta da  costruire.  

Proprio per questo la lettura del libro, compresa la bel la introduzione, è un must nel momento in cui l’Italia, ma  direi tutto il mondo, si interroga sul suo futuro. In realtà,  non da oggi: non dimentichiamo, infatti, che già al World  Economic Forum di gennaio 2020 si discuteva di come avviare una nuova fase del capitalismo, per metterlo in grado  di affrontare i grandi temi del XXI secolo, specialmente lo  scontro dell’attuale modello di sviluppo con i limiti plane tari e la sua evidente incapacità di ridurre le disuguaglianze  esistenti. Poi, durante l’anno appena trascorso, tanti esper ti delle diverse materie hanno pubblicato articoli e libri cer cando di comprendere se e come la pandemia sia destinata  a determinare cambiamenti epocali nei nostri sistemi so cioeconomici, nel funzionamento dei regimi politici, nei  valori, nei comportamenti individuali ecc., mentre altri  hanno sostenuto che ben poco accadrà alle regole di fondo  che sovrintendono al loro funzionamento.  

Anche se tanto è già stato detto e scritto su questi temi,  il valore aggiunto di questo volume risiede nel contestua lizzare queste discussioni alla luce dell’articolo 3 della Co stituzione italiana, il quale richiede che la Repubblica, non  semplicemente lo Stato ma tutte le componenti della so cietà, rimuovano «gli ostacoli di ordine economico e socia le, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei citta dini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e  l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizza zione politica, economica e sociale del Paese». Assumere  questo punto di vista, se da un lato rappresenta una chiara  scelta di campo degli autori, dall’altro pone il lettore da vanti all’alternativa se aderire o meno a quanto prevede  quell’articolo della Costituzione, il quale – come dimostra no gli atti della Costituente – sintetizza in modo mirabile  le diverse culture che contribuirono a scrivere quel testo.  

Per me la scelta degli autori è pienamente condivisibile,  a patto però che il principio della giustizia intragenerazionale venga integrato con quello della giustizia intergenerazionale, il quale è invece assente dalla nostra Costituzione, così come dalle carte costituzionali di gran parte dei paesi  occidentali. E non a caso, perché quando il testo è stato  scritto si ipotizzava uno sviluppo economico sostanzial mente continuo e infinito, che avrebbe fatto sì che le nuove  generazioni sarebbero state per definizione meglio di quel le adulte e anziane. Oggi sappiamo che non è così e lo sap piamo soprattutto nel nostro paese, in cui la condizione  delle giovani generazioni è andata deteriorandosi nei de cenni senza che la politica e la società assumessero seria mente l’impegno a invertire tale tendenza.  

L’articolo 3 richiama tutte le componenti della società  – non solo lo Stato – a disegnare e realizzare un futuro in cui  gli ostacoli allo sviluppo delle persone siano rimossi. E se gli  autori sottolineano così tanto il ruolo dello Stato nel cambiamento di paradigma auspicato è solo perché la storia de gli ultimi decenni, caratterizzati da una logica neoliberista,  ha visto in gran parte dell’Occidente affermarsi il mantra  antistatalista, salvo poi vedere i privati chiedere proprio al lo Stato robusti aiuti quando il mitico «mercato» va in crisi  (si pensi alla grande recessione del 2008-2009 indotta dalla  «bolla» dei subprime). C’è chi sostiene – non senza qualche  ragione – che in Italia la rivoluzione neoliberista non si sia  mai realizzata, neanche quando hanno governato forze po litiche di centrodestra (in effetti, non tutte liberiste), visto  l’ampio ruolo del settore pubblico nell’economia, l’asfis siante burocrazia (centrale e locale) e i livelli elevati di tassa zione su chi le tasse le paga e di spesa pubblica.  

Le interviste raccolte in questo libro contengono tante  idee convincenti su come ridisegnare il ruolo dello Stato nel  riorientamento del sistema socioeconomico italiano alla fi ne della pandemia. Ma, come dicevo, ciò che le forze politiche italiane – soprattutto quelle progressiste – appaiono incapaci di fare è trasformare queste – e tante altre – buone  idee in una visione coerente di un disegno riformatore in  grado di trascinare gli elettori e riscaldare i cuori, soprattutto delle giovani e dei giovani. Le idee qui contenute con fermano, come Fabrizio Barca e io abbiamo provato ad ar gomentare nel libro Quel mondo diverso. Da immaginare.  Per cui battersi. Che si può realizzare, che tanti ingredienti  per il possibile cambiamento del sistema capitalistico sono  già disponibili nelle nostre società, compresa quella italiana.  Ma allora cosa manca?  

Guardando alle esperienze di altri paesi in cui i partiti  progressisti sono riusciti a convincere l’elettorato e a tra sformare le istanze di giustizia economica, ambientale e so ciale tipiche della sinistra in pratica politica, tre fattori ap paiono molto rilevanti: facce nuove (specialmente donne e  giovani), idee e parole nuove (specialmente connesse alla  giustizia ambientale e sociale), sintonia con ampie aree del la società (spesso rappresentate da organizzazioni di cittadi nanza attiva) insoddisfatte dallo status quo e proiettate nel  futuro. Ed è qui dove l’Italia appare in grave ritardo. Anche  la crisi del Covid-19 ha confermato il distacco tra le forze  politiche e la realtà di una società che ha reagito alle diffi coltà moltiplicando le riflessioni e le azioni, ma senza riu scire a influenzare in profondità le posizioni delle prime.  Quale migliore occasione, per una forza politica, del primo  lockdown e dei mesi estivi per mobilitare gli iscritti e i non  iscritti al fine di elaborare una visione per l’Italia al 2025 o al 2030, da realizzare anche grazie ai fondi europei e nazionali, privati e pubblici? Tra marzo e settembre i siti web di  decine di associazioni della società civile e di organizzazio ni delle diverse categorie professionali sono stati arricchiti  da documenti, più o meno articolati, contenenti idee e proposte per il futuro dell’Italia. Ma nessuna forza politica è  stata in grado di offrire una sponda credibile a una società  vivace, forse a tratti velleitaria, ma sinceramente desiderosa  di contribuire a migliorare il nostro paese, esattamente nello spirito dell’articolo 3 della Costituzione.  

Nonostante gli errori commessi e i ritardi accumulati,  compresi quelli riguardanti la preparazione del Piano na zionale di ripresa e di resilienza ancora in gestazione, la sfi da è ancora aperta, per noi come individui, come esponenti  della società e quindi come persone che hanno la responsa bilità di immaginare e realizzare un futuro migliore. Come  papa Francesco ha scritto nell’enciclica Fratelli tutti, «il po litico è un realizzatore, è un costruttore con grandi obietti vi, con sguardo ampio, realistico e pragmatico, anche al di là  del proprio Paese». L’augurio è che il 2021 veda sorgere tan ti politici, grandi e piccoli, accomunati dalla consapevolez za di essere una parte fondamentale di quella Repubblica  chiamata a costruire un futuro più equo e sostenibile, da  tutti i punti di vista.  

Roma, 11 gennaio 2021 

Fonte: Sbilanciamoci.info – https://sbilanciamoci.info/interviste-per-indicare-la-via/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=interviste-per-indicare-la-via

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