Il “teorema giudiziario” contro le Ong e il soccorso in mare

Un nuovo attacco al mondo delle Ong e ai soccorsi in mare. Questa volta ai danni di Mediterranea che nella giornata di ieri si è vista accusata gravemente da parte della Procura di Ragusa di aver stipulato un accordo di natura commerciale con il colosso dei trasporti marittimi Maersk Etienne prima di consentire il trasbordo di 27 naufraghi che per oltre quattro settimane erano stati in mare. Quel trasbordo, per ricostruire gli eventi, fa parte del più lungo standoff della storia marittima internazionale. E l’intervento di Mediterranea avvenne soltanto dopo continui e accorati appelli da parte della società civile internazionale e dello stesso colosso danese che attraverso il suo equipaggio aveva spiegato come una nave portacointer non fosse affatto il luogo adatto per accogliere migranti vittime di tortura. Già perché tra quei migranti c’erano ragazzi che presentavano fori di proiettili nelle gambe e nei piedi e una donna al quarto mese di gravidanza.

Ma andiamo alla giornata di ieri, lunedì 1 marzo: la Procura di Ragusa diffonde un comunicato stampa informando circa l’esecuzione del decreto di “perquisizione personale e locale e sequestro” nei confronti di alcuni soggetti che fanno parte di Mediterranea, facendo riferimento tra i reati al “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

Reato ipotizzato che avrebbe consentito il trasbordo dei migranti “dopo la conclusione di un accordo di natura commerciale tra le società armatrici delle due navi, accordo in virtù del quale la società armatrice M/N Mare Jonio ha percepito un’ingente somma quale corrispettivo per il servizio reso”. Nel comunicato dove la parola “un’ingente” appariva senza apostrofo, davanti a delle accuse così gravi, viene spontaneo chiedersi: a quale tipo di accordo commerciale si fa riferimento? E soprattutto a quanto ammonta questa ingente somma?

Notizie, fatti, numeri che il comunicato stampa della Procura di Ragusa non è in grado di fornire, al di là degli apostrofi. L’Ansa con un lancio di agenzia delle 12:42 racconta invece una storia dai connotati diversi. Titolo: “Migranti: Pm Ragusa, inchiesta su un episodio, non su Ong”, si legge: «La Procura di Ragusa non ha inchieste sulla gestione delle Ong nei soccorsi in mare, ma soltanto su un episodio in cui sono coinvolte due società commerciali e nessun componente della Mediterranea Saving Humans è indagato». Continuiamo a non capire.

In serata arriva il comunicato stampa di Mediterranea a fare chiarezza sulla vicenda: «Questa mattina all’alba è scattata una vasta operazione di polizia contro Mediterranea Saving Humans. La Procura della Repubblica di Ragusa ha coordinato perquisizioni effettuate da decine e decine di agenti in tutta Italia, in abitazioni, sedi sociali, e sulla nave Mare Jonio. Le accuse sono pesanti, ma in realtà puntano a colpire la pratica del soccorso civile in mare che Mediterranea promuove dal 2018, attraverso la sua compagnia armatoriale, Idra social shipping, che fornisce all’associazione la nave di ricerca e soccorso e cura la gestione degli equipaggi. Il Procuratore di Ragusa, ha più volte esternato pubblicamente la sua crociata contro le Ong arrivando a sostenere che “bisogna che non passi l’idea che sottrarre i migranti dalle mani dei libici possa essere una cosa consentita”. Quello di oggi è un vero e proprio “teorema giudiziario”, in cui si ipotizza che le attività di soccorso e salvataggio siano preordinate allo scopo di lucro. La “macchinazione” ipotizzata è talmente surreale da rendere evidente quale sia il primo e vero obbiettivo di questa operazione: creare quella “macchina del fango” che tante volte abbiamo visto in azione nel nostro paese, dal caso di Mimmo Lucano alle inchieste di questi giorni contro chi pratica la solidarietà ai migranti che attraversano la rotta balcanica, e sparare ad alzo zero contro chi come noi non si rassegna al fatto che da inizio gennaio ad oggi siano già centinaia le donne, uomini e bambini lasciati morire nel Mediterraneo, e si contino già a migliaia i catturati in mare e deportati nei campi di concentramento libici, finanziati con i soldi dell’Unione Europea e dell’Italia. Le perquisizioni cercano “prove” perché in realtà l’accusa, nonostante migliaia di ore di intercettazioni telefoniche e ambientali, si fonda solo su congetture che si scioglieranno presto come neve al sole».

Il caso della Maersk Etienne fu definito come “la vergogna d’Europa”, con i naufraghi che per oltre 4 settimane erano stati a bordo del mercantile della Maersk, trattati al meglio da parte dell’equipaggio danese, ma senza un team di soccorso a bordo capace di affrontare traumi fisici e psichici come quelli dei migranti in fuga dall’inferno delle torture in Libia.

La Maersk Etienne salvò quei naufraghi dopo indicazione da parte delle autorità maltesi, che però successivamente si erano rifiutate di accogliere i migranti a bordo della nave portacontainer. Era un modo per scoraggiare i mercantili a soccorrere i naufraghi in difficoltà, al di là del danno economico. Un atteggiamento che Mediterranea aveva messo in luce proprio con un’intervista a Vita con il suo armatore Beppe Caccia, dal titolo “Se l’Europa dice ai mercantili voltatevi dall’altra parte”.

Chissà se qualche Procura italiana indagherà anche su questo.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2021/03/01/il-teorema-giudiziario-contro-le-ong-e-il-soccorso-in-mare/158511/

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