Abdel #verbamigrant

Abdel è giunto al presidio Baobab pochi giorni fa.

Ha 15 anni. La pelle devastata dalla scabbia, bruciori in tutto il corpo e dolori tali che siamo costretti a chiamare un’ambulanza.

Strappato ai banchi di scuola dalla violenza endemica del #Darfur Abdel ha intrapreso la truck route che da Tina – cittadina al confine tra Ciad e Sudan – raggiunge la #Libia Tina è uno dei tanti luoghi di confine, un hub del traffico di migranti, abbandonati da qualunque dio e popolati di smugglers, violenza e sfruttamento.Abdel sale su un land cruiser, ammassato assieme ad altre trenta persone, alla volta di #Bengasi per scoprire, a destinazione, che ai trafficanti non dovrà pagare soltanto il passaggio ma anche il riscatto per la sua libertà. La Libia continua a essere la grande piazza del mercato di esseri umani, delle aste di schiavi, dei sequestri a fini estorsivi.

L’Italia continua a definire la Libia un porto sicuro.

Abdel ha bisogno di restare a Bengasi per il tempo necessario per mettere da parte, lavorando, i soldi per pagare l’imbarco verso l’Italia, l’ultimo tratto del viaggio. Ci riesce per quasi un anno, fino a quando viene intercettato da alcuni miliziani e rinchiuso in un centro di detenzione controllato da gruppi armati locali. E qui la storia è sempre la stessa, quella che siamo stati costretti ad ascoltare, impotenti, migliaia di volte: Abdel è stato, per mesi, picchiato, ridotto alla fame e costretto ai lavori forzati per riscattare, ancora una volta, la sua libertà. E mentre noi continuiamo ad ascoltare testimonianze

l’Italia continua a definire la Libia un porto sicuro.

Ma anche l’italia non sembra propriamente all’altezza di soccorrere e tutelare un bambino in fuga da anni di violenze. Quando si rivolge ai nostri volontari, Abdel è fuggito dal CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) di Bari, dove e’ stato collocato nonostante la sua minore età. Non solo non avrebbe mai dovuto trovarsi lì, perché i minori non accompagnati devono, per legge, essere collocati in strutture dedicate, ma durante i tre mesi di accoglienza nel centro – arcinoto per la fatiscenza e le pessime condizioni igieniche – non è mai riuscito a ottenere una visita medica. Solo in ospedale, attraverso una non facile attività di advocacy, è stata possibile la presa in carico da parte della polizia di Stato e l’accoglienza nel Centro per Minori di Sora.

15 anni e un sorriso contagioso, nonostante tutto, un “tutto” che sarebbe troppo anche per un adulto.Speriamo che questo mondo provi da oggi in poi ad essere alla sua altezza.

Verba Migrant è la Rubrica di Baobab Experience, con cui ogni domenica vi raccontiamo una storia, una delle migliaia di testimonianze che riceviamo e custodiamo nella nostra attività solidale.

Siamo convinti che sia nostro dovere raccontare, denunciare e diffondere il più possibile le realtà che impariamo a conoscere da una posizione tanto privilegiata quanto di responsabilità.A partire dalla responsabilità di far migrare questi frammenti di racconti di vita, il più lontano possibile, per dare voce a una narrazione diversa, vera.

Fonte: Baobab Experience – https://baobabexperience.org/2021/04/04/abdel-verbamigrant/

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