Malik #verbamigrant

Malik e’ nato in #Guinea. È in Italia da anni e si arrangia come può – per pochi euro e senza contratto – come addetto alla pulitura delle stalle nelle campagne campane.
Vive in un rudere abbandonato, invisibile agli occhi del mondo.
Quando un suo connazionale, intento a riparare il tetto di una struttura per il ricovero degli animali, cade da una scala e si infortuna gravemente, Malik si spaventa, molto.

L’allevatore disconosce il ragazzo ferito, nessun indennizzo, nessuna tutela. Malik sa che si è trattato solo del caso e che cio’ che e’ accaduto al suo amico, avrebbe potuto capitare a lui.

Nel settore agricolo e dell’allevamento non se ne parla di ottenere un contratto e un lavoro assicurato e così Malik raggiunge la Capitale. Peccato perché la natura è la sua passione: nel tempo trascorso in campagna, ha imparato molte cose sulle piante e i fiori, a riconoscerne le specie, a prendersene cura.

È quindi all’apice della felicità quando a #Roma trova un impiego come giardiniere, con la promessa di un contratto che sta per essere sottoscritto, forse domani, sicuramente dopodomani, giusto il tempo di risolvere qualche cavillo procedurale: “non preoccuparti”.

Nel mentre anche il problema di trovare un alloggio dignitoso diventa sempre più urgente: vivere e dormire in strada è dura, ma lavorando instancabilmente 10 ore al giorno è di fatto impossibile.

Malik cerca una stanza, per mesi, senza successo: nessuno è disponibile ad affittargli una camera senza un regolare contratto di lavoro che dia al proprietario la garanzia di riscuotere l’affitto.

Quando per poche centinaia di euro trova una sistemazione con alcuni connazionali, all’estrema periferia di Roma, affittuario sparisce nel nulla, con la caparra versata.

Incontriamo Malik stremato, demotivato, vittima di un sistema che non solo si ostina a relegarlo ai margini ma che è concepito per lucrare sulla marginalità, a profitto di economie sommerse, di imprese o privati che si nutrono di manodopera invisibile per evadere il fisco e non versare i contributi.

Aiutiamo Malik a raccogliere tutti i dati possibili, i giorni e le ore lavorate, i luoghi e gli indirizzi presso i quali si è recato e ricostruendo i piccoli acconti ricevuti in contanti, ci rendiamo conto che e’ stato pagato tre euro l’ora.

Tre euro in un’ora, senza tutele e garanzie e con la terribile angoscia di vedersi sostituito una mattina dalla disperazione di qualcuno che quello stesso lavoro è disposto a farlo per un euro in meno.

Oggi Malik è assistito da un avvocato che ha intrapreso un’azione legale, volta a recuperare quanto a Malik è dovuto, in termini economici, di diritti e di dignità e dallo sportello Baobab4Jobs, grazie al quale ha da poco ultimato con successo un corso professionalizzante nel settore della manutenzione delle aree verdi, acquisendo una formazione riconosciuta e certificata.

Lui è all’altezza. Noi?

Verba migrant è la Rubrica di Baobab Experience, con cui ogni domenica vi raccontiamo una storia, una delle migliaia di testimonianze che riceviamo e custodiamo nella nostra attività solidale.

Siamo convinti che sia nostro dovere raccontare, denunciare e diffondere il più possibile le realtà che impariamo a conoscere da una posizione tanto privilegiata quanto di responsabilità.

A partire dalla responsabilità di far migrare questi frammenti di racconti di vita, il più lontano possibile, per dare voce a una narrazione diversa, vera.

Fonte: Baobab Experience – https://baobabexperience.org/2021/04/11/malik-verbamigrant/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *