Abruzzo, nella pandemia se ne vedono di tutti i colori

Le ultime settimane stanno registrando il prevalere della speranza di rinascita e di iniziare a vedere la fine del terribile incubo della pandemia. Speranze che si intrecciano con gravi emergenze che continuano a gravare su molti territori. E un bollettino quotidiano di centinaia di morti. Persone uccise dal virus, vite spezzate drammaticamente e dolore infinito. La situazione abruzzese descrive perfettamente la precarietà, l’incertezza e il mostro che torna sempre ad avanzare quando si pensa potrebbe essere alle spalle: negli ultimi mesi prima la provincia aquilana, poi quella teramana, poi Pescara e Chieti, poi nuovamente quella aquilana in alcuni giorni insieme a quella chietina hanno vissuto picchi e una nuova avanzata dell’emergenza sanitaria. In tutto questo nel Palazzo si continua a litigare, soprattutto tra Lega e Fratelli d’Italia, per posti di comando e potere e il proconsole venuto da Roma Marsilio continua a regalare perle colorate. I cui costi li continuano a pagare i cittadini. Il 22 dicembre scorso abbiamo raccontato la sua “guerra dei colori”. Sono passati mesi e il teatro è rimasto pressoché identico. Insieme ad altre situazioni sconcertanti.

 

La campagna vaccinale è diventata il simbolo e la speranza massima della sconfitta della pandemia. Tra ritardi, proteste per interi territori senza dosi o con una forte scarsità, l’avvio delle campagne vaccinali in Abruzzo ha visto per ben 3 volte su tre il crollo della piattaforma web regionale (e in due casi almeno addirittura dell’intero portale della Regione Abruzzo). Quanti ultraottantenni o quanti lavoratori della scuola possono essersi collegati contemporaneamente il primo giorno? Al massimo poche migliaia, credibile una stima persino di poche centinaia. Eppure l’infrastruttura telematica è andata giù sotto il peso di queste connessioni. Come è possibile nel 2021, 26 anni dopo la nascita del web e il varo di supercomputer sempre più potenti? A livello nazionale c’è stata forte polemica e attenzione a «furbetti del vaccino» veri e presunti. A Montesilvano nelle scorse settimane il segretario provinciale di Rifondazione Comunista Corrado Di Sante ha scritto in un comunicato che alcuni esponenti della maggioranza (la stessa che regge l’amministrazione regionale, Lega-Fratelli D’Italia-Forza Italia) avevano inviato a familiari, parenti ed amici il link della piattaforma web per prenotarsi prima che fosse reso pubblico. Donando loro un netto vantaggio su tutti gli altri cittadini, alla pubblicizzazione del link i posti si sono esauriti in pochissimo tempo.

Ma non finisce qui. Dopo la bocciatura davanti al Tar di dicembre, che ha riportato per un solo giorno con effetti sconcertanti la regione in “zona rossa”, l’ordinanza regionale numero 13 di inizio marzo ha subito una profonda censura da parte del Consiglio di Stato che ha portato Marsilio ad una parziale retromarcia. «Appare di dubbia legittimità la mancata apposizione di un termine alla sospensione delle attività scolastiche (il provvedimento stabilisce il suo vigore “sino a diverso provvedimento”), giacché in tal modo, l’autorità emanante evita la necessaria auto-limitazione temporale (…) legata alla doverosa, specifica e quotidiana raccolta e analisi dei dati medico scientifici nel periodo (che qui manca) di sospensione, in tal modo superando il criterio della proporzionalità che impone di legare ogni restrizione di diritti costituzionalmente garantiti a presupposti certi, dati trasparenti e ostensibili, nonché periodi strettamente necessari alla tutela del bene protetto», hanno scritto i giudici.  La “guerra dei colori”, intanto, non si è ancora fermata. Il 12 marzo dall’amministrazione regionale hanno dichiarato che «la Regione avrebbe uno scenario compatibile con la zona gialla» ma, per effetto delle decisioni governative, non sarà così e la diminuzione del rischio da “alto a moderato”. L’indice di contagio dichiarato dalla Regione stessa quel giorno è stato 1.05. Il 5 marzo la stessa Regione ha sottolineato in una precedente nota «un robusto arretramento dell’indice Rt che da 1.13 scende a 0.96». Quindi in una settimana, calcolatrice alla mano, dovremmo concludere che l’indice, importantissimo nella collocazione in una fascia di rischio, è aumentato? In riferimento alle restrizioni che dovrebbero far diminuire focolai e contagi soprattutto nelle zone rosse, cosa che in alcuni Comuni pare non sia accaduto, nella stessa nota l’amministrazione regionale ha reso noto che i comuni con maggiori restrizioni non sono più definiti in «zona rossa». Così da poter seguire il vecchio DPCM in scadenza (quello Conte sempre criticato e attaccato a livello nazionale da Salvini e Meloni) e non «la nuova disciplina del DPCM Draghi» che «contiene alcune norme più restrittive». L’11 marzo, il giorno prima della nota di Marsilio e dell’assessore alla salute Verì (Lega), un paziente era stato trasferito presso l’Istituto Casalpalocco di Roma. Nelle stesse ore un paziente è stato trasferito presso l’ospedale San Martino di Genova e un’altra presso l’ospedale Santo Stefano di Prato, un’altra paziente è stata trasferita presso il Villa Tiberio Hospital di Roma, per un altro paziente è stata individuata la disponibilità al ricovero nell’ospedale San Martino di Genova. In sintesi la notizia è che gli ospedali sono «pieni», con le terapie intensive occupate oltre il 40%, e Liguria, Lazio e Toscana che stanno correndo in «soccorso» dell’Abruzzo.

Superata la Pasqua la campagna vaccinale continua ad avere ritardi ed arrancare in vari territori, la provincia aquilana torna a far preoccupare, e il proconsole meloniano è tornato ad invocare la “zona gialla” e a chiedere di poter riaprire tutto e di più. Alla luce di quanto abbiamo raccontato in quest’articolo e nel precedente di dicembre non possiamo che chiudere con una citazione del grande Ennio Flaiano: «Coraggio, il meglio è passato».

Alessio Di Florio

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