“387”, come restituire dignità ai migranti morti in mare

15 Apr “387”, come restituire dignità ai migranti morti in mare

15 Aprile 2021

“L’ultimo, disperato, tentativo di restituire dignità”. Una presa di coscienza, un imperativo morale: la necessità di restituire ai famigliari nel Paese d’origine i resti di un corpo su cui piangere. Il film 387 di Madeleine Leroyer (2019, 66′, Francia, Belgio, Italia) racconta il lavoro quotidiano di chi cerca di dare un nome e una storia alle persone che perdono la vita tentando di raggiungere l’Europa. A sei anni dalla peggior tragedia nel Mediterraneo dal dopoguerra in poi, che costò la vita a 800 migranti, il Terra di Tutti Film Festival in collaborazione con SOS Mediterranee Italia, Amnesty International – Italia e Open Arms Italia propone la visione del film in streaming sulla piattaforma OpenDDb.

È il 18 aprile 2015 quando il lavoro ordinario di Cristina Cattaneo, docente di Medicina legale alla Statale di Milano e direttrice del laboratorio di Antropologia e odontologia forense Labanof, viene travolto da una tragica notizia. Alle 23 un’imbarcazione affonda al largo della Libia: circa 800 persone perdono la vita e il governo italiano decide, per la prima volta, di riportare a galla il relitto. La dottoressa Cattaneo si ritrova a essere a capo della più vasta operazione di identificazione di corpi mai realizzata fino a quel momento.

Una felpa con cappuccio, pantaloni, una cintura. Ecco cosa restava del numero 387, che dà il titolo al documentario: servendosi dell’esame delle ossa, della ricostruzione 3D e del controllo incrociato del Dna, la dottoressa e il suo team cercano di ridare un nome a tutti i corpi. Il film racconta anche di Pavlos Pavlidis e del suo impegno, iniziato 17 anni fa, per identificare i corpi senza nome: oggi, come Cattaneo, lavora all’identificazione delle vittime del Mediterraneo per la Croce Rossa Internazionale.

“Ho sentito parlare della nave nell’aprile del 2015 – racconta la regista Leroyer – ma già da tempo riflettevo e ancora di più nell’estate dello stesso anno. Mi chiedevo: che succede a chi perde la vita in mare? È una domanda semplice. Alcuni corpi vengono recuperati, altri no, alcuni vengono seppelliti. Che succede in questo passaggio che noi non vediamo? E soprattutto, non so se è una questione filosofica o antropologica, cosa succede a una società, intesa come Europa, quando così tante persone muoiono senza nome e senza dignità?”.

Per ora, solo una cosa è certa: le morti e le tragedie continuano. Da inizio gennaio al 14 aprile 2021, 396 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo: una stima al ribasso perché registra solo le morti accertate, non comprende le vittime dei naufragi di cui non si viene a conoscenza. Secondo il rapporto Missing migrants dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) nel 2019 ogni 13 persone che sono sbarcate sulla terra ferma una è morta.

Il racconto di ciò che succede oltre le nostre coste, del tentativo di ridare dignità a chi perde la vita nella traversata è dunque ancora tragicamente attuale. Il film sarà disponibile in streaming su openDdb, con una donazione consigliata di 6 euro, dalle ore 19 di venerdì 16 aprile alle 23.59 di domenica 18 aprile, anniversario del naufragio di 6 anni fa. Ma già oggi, giovedì 15 aprile, dalle 18 e per ventiquattro ore, il documentario sarà online gratuitamente sul sito streeen.org per iniziativa dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino. L’occasione è il lancio, nel decimo anniversario dell’uccisione a Gaza dell’attivista per i diritti umani e reporter Vittorio Arrigoni, del bando dell’ottava edizione del concorso cinematografico nazionale Lavori in Corto, sottotitolato quest’anno Restiamo umani, per ricordare la frase con cui Arrigoni concludeva i suoi articoli dalla Palestina.

(luca rondi)

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Fonte: Gruppo Abele – https://www.gruppoabele.org/387-come-restituire-dignita-ai-migranti-morti-in-mare/

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