Omicidi in famiglia e armi legali

Giorgio Beretta – Fonte: © Unimondo
16 aprile 2021

Ancora un omicidio in famiglia. Anzi un omicidio plurimo visto che, oltre alla moglie e al figlio, sono stati uccisi anche due vicini di casa. E ancora una volta con un’arma regolarmente detenuta, stavolta da un anziano ultra ottantenne. La strage di Rivarolo Canavese solleva numerosi interrogativi sulle norme che regolano la detenzione di armi in riferimento ad un fenomeno crescente negli ultimi anni: gli omicidi in famiglia con armi legalmente detenute. […]

Che fare?

A fronte di una popolazione che sta invecchiando, spesso rancorosa, talvolta dimenticata – o che non vuole farsi aiutare – dai servizi sociali, l’arma legalmente detenuta sta diventando per molti anziani il modo più semplice per “farla finita”, con sé stessi ma anche, in modo non sempre consenziente, con la consorte e talvolta anche con i figli malati o disabili. L’aumento dei casi di omicidio-suicidio da parte di anziani, stanchi e ammalati evidenzia la necessità di affrontare, con una legge adeguata, la questione del fine vita. Si dovrebbe però, fin da subito, cominciare a regolamentare in modo più rigoroso sopratutto la detenzione di armi togliendole almeno agli anziani a rischio, rendendo obbligatori esami tossicologici e psichiatrici e incrementando i controlli su tutti i legali detentori di armi.

Ed anche migliorando le informazioni tra medici e questure: non è più possibile accettare che nell’era digitale non sia ancora stata implementata una banca-dati informatizzataper permettere ai medici di base e alle Asl di segnalare prontamente alle autorità di pubblica sicurezza quando i pazienti che sono in possesso di armi cadono in depressione o sono affetti da malattie che ne diminuiscono le capacità cognitive e li rendono instabili. La legge prevedeva l’istituzione di questa banca-dati già dieci anni fa: la stiamo ancora aspettando.

Fonte: Opal Brescia – https://www.opalbrescia.org/omicidi-in-famiglia-e-armi-legali/

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