Le pressioni di “Big pharma” in Europa per tutelare il monopolio sui vaccini anti-Covid-19

Le lobby delle case farmaceutiche hanno fatto pressione sulle istituzioni dell’Unione europea per mantenere i diritti di proprietà intellettuale sui vaccini anti-Covid-19 utilizzando argomentazioni smentite dall’andamento della pandemia. A denunciarlo, e a ricostruire in che modo Bruxelles ha accettato le “motivazioni” espresse dalle multinazionali, è il centro di ricerca indipendente Corporate europe observatory (Ceo) nel rapporto “Big pharma lobby’s self-serving claims block global access to vaccines” pubblicato il 19 aprile 2021. L’organizzazione, a seguito di diverse istanze di accesso civico, ha ottenuto la documentazione relativa agli incontri tra i rappresentanti della Commissione europea e la European federation of pharmaceutical industries associations (Efpia), la principale organizzazione di lobby farmaceutiche in Europa, avvenuti nel dicembre 2020 quando la campagna vaccinale era in una fase iniziale. Secondo Ceo, Efpia avrebbe inoltre speso fino a 5,5 milioni di euro nel 2020 per le attività di lobbying, coinvolgendo 25 lobbisti, segnando una crescita di 4,6 milioni di euro, pari al 20%, rispetto al 2019.

I documenti ottenuti dal centro di ricerca mostrano che rappresentanti della Commissione europea sono stati a stretto contatto con Efpia sin dalle prime fasi della pandemia in scambi che hanno riguardato le forniture e la proprietà intellettuale dei vaccini che, secondo le multinazionali farmaceutiche, doveva essere garantita in modo più stringente anche nel caso di accordi bilaterali tra Paesi. Ceo in particolare ha ricostruito quanto avvenuto il 9 dicembre 2020 in un incontro tra Efpia e il dipartimento responsabile della politica della Commissione europea per il commercio con i Paesi del mondo e incaricato di gestire i rapporti con l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Le aziende avrebbero fatto pressione per rigettare la proposta di sospendere temporaneamente i brevetti sui vaccini, e sugli altri dispositivi indispensabili per il contrasto del Covid-19, avanzata in precedenza dai governi di India e Sudafrica.

Secondo quanto si legge nei documenti ottenuti da Ceo, nelle prime fasi di lancio dei vaccini nel dicembre 2020, l’industria farmaceutica avrebbe affermato che la produzione e la distribuzione erano sotto controllo e, quindi, non ci sarebbe stato alcun bisogno di condividere le tecnologie per aumentare la capacità produttiva. Nel citato incontro del 9 dicembre 2020 -fase in cui i principali vaccini Pfizer, Moderna e AstraZeneca si trovavano nei momenti conclusivi dalla rapida approvazione- i lobbisti di Efpia avrebbero spiegato che la strategia globale stava andando nella giusta direzione e che l’industria privata, insieme alle aziende coinvolte nella ricerca e nello sviluppo del vaccino, avrebbe avuto da sola tutta la necessaria capacità di affrontare la pandemia. Inoltre, aggiungevano, i diritti sulla proprietà intellettuale non sarebbero stati affatto un ostacolo alla “collaborazione tra il settore pubblico e privato”. Per Epfia, infatti, gli unici impedimenti a una rapida diffusione della campagna vaccinale erano semmai da imputare alle normative dei singoli Paesi e alla loro macchina organizzativa. In tale prospettiva, la possibilità di sospendere i brevetti, soprattutto per sostenere i Paesi del Sud del mondo, era “una misura estrema per un problema non definito” dal momento che le dosi avrebbero raggiunto tutti i Paesi.

Non è andata così. Proprio questo monopolio sulla tecnologia, e la scarsità del bene che ne è derivata, secondo gli autori del rapporto ha contribuito a determinare l’attuale “nazionalismo dei vaccini” e la restrizione delle esportazioni, con immediati impatti sui Paesi a medio e basso-reddito. Questi ultimi, infatti, avrebbero avuto la capacità logistica di distribuire le dosi ma non ne hanno ricevute a sufficienza. Stando al documento di Efpia del dicembre 2020, gli sviluppatori dei vaccini anti-Covid-19 possono impegnarsi in “accordi di produzione” con aziende terze, che includono il trasferimento di tecnologie e informazioni, negoziare la licenza con produttori locali oppure concordare una “produzione a contratto”. Tutto questo, infatti, non sarebbe impedito dai diritti sulla proprietà intellettuale. Eppure non è mai successo e il monopolio esercitato dalle multinazionali farmaceutiche ha fermato in modo sistematico la condivisione della tecnologia e delle informazioni con ricadute negative nella lotta globale alla diffusione del virus.

Nel dettaglio non sarebbero state trasmesse informazioni o mezzi ai produttori e alle realtà che hanno aderito al progetto C-Tap, la piattaforma di accesso alla tecnologia Covid-19 lanciata dall’Organizzazione mondiale della sanità otto mesi fa con l’obiettivo di condividere risultati su dati diagnostici, sperimentali e terapeutici. Al contempo le grandi aziende non hanno supportato la piattaforma Medicines patent pool (Mpp), sostenuta dalle Nazioni Unite e creata con l’obiettivo di negoziare per conto dei sistemi sanitari pubblici le licenze per produrre i farmaci. Le case farmaceutiche proprietarie dei vaccini, scrive Ceo, hanno continuato a mostrare poco interesse ad espandere la produzione, nonostante ci siano le condizioni per farlo. Il “binomio” Pfizer-BioNTech non ha stipulato alcun accordo nei Paesi con economie emergenti, mentre AstraZeneca lo ha fatto con Indonesia, India, Giappone e Australia. Tuttavia i termini dei contratti sono secretati e riguardano importi di dosi di piccole dimensioni.

“Questo totale fallimento deve essere affrontato in tempi rapidi”, si legge nel rapporto dove si ricorda come la ricerca sul vaccino sia stata sovvenzionata anche da fondi pubblici. Nel caso di AstraZeneca, per esempio, questi hanno coperto il 97% della ricerca. “Abbiamo bisogno di espandere la produzione di vaccini attraverso la condivisione della tecnologia e ne abbiamo bisogno ora. Non possiamo lasciare che poche aziende ostacolino la salute pubblica globale”. Di fronte al diffondersi delle varianti del virus, si legge nel rapporto, una parte significativa della popolazione mondiale non ha prospettive di ricevere il vaccino fino al 2023. In Africa, al 10 aprile 2021, solo tre sui 54 Paesi sono stati in grado di vaccinare l’1% della popolazione. Quello che per l’Organizzazione mondiale della sanità è un “fallimento morale di portata catastrofica”, ricorda Ceo, deve essere affrontato facendo cadere i monopoli sui brevetti.

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Fonte: Altreconomia – https://altreconomia.it/le-pressioni-di-big-pharma-in-europa-per-tutelare-il-monopolio-sui-vaccini-anti-covid-19/

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