Campagna Basta case sfitte, Firenze: palazzo delle poste, patrimonio pubblico dismesso e sfitto. Rete antisfratto

 Stefania Valbonesi

Firenze – Continua la campagna della Rete Antisfratto Fiorentina, sigla che raccoglie sindacati di base, movimenti e partiti fiorentini, del Movimento di Lotta per la Casa, Sportello solidale resistenza casa e Gruppo casa Campi Bisenzio,  tesa a mettere in evidenza il patrimonio pubblico sfitto e dismesso presente in città.  Dopo lo scorso blitz in via del Romito (https://www.stamptoscana.it/campagna-patrimonio-pubblico-dismesso-e-sfitto-partenza-via-del-romito/), stamattina il focus è stato fatto sul vecchio Palazzo delle Poste di via Pietrapiana. Un presidio ha attaccato al palazzo costruito nel 1967 su progetto dell’architetto Michelucci, alcuni cartelloni con le motivazioni dell’iniziativa, un grande striscione è stato appeso accanto all’entrata delle Poste mentre si svolgeva un volantinaggio e un intervento al microfono spiegava le ragioni del presidio. A fronte di un’emergenza abitativa che da anni affligge Firenze, resa ancora più acuta dalla crisi conseguente alla pandemia da covid-19, resistono sia all’interno dell’area Unesco che fuori, spazi pubblici non utilizzati, venduti a privati, oppure oggetto di “riqualificazioni” che spesso tagliano fuori proprio la fascia della residenza più fragile. “Il 30 giugno – dicono i partecipanti al presidio –  riprenderanno gli sfratti, senza tuttavia sia stato previsto un Piano casa straordinario, come più volte richiesto, volto a risolvere il bisogno casa. Un bisogno dai confini ancora più larghi e indeterminati a causa della pandemia, che ha fatto sì che moltissime persone si siano ritrovate senza stipendio e con un drastico ridimensionamento del reddito famigliare”. La cosa, dicono dalla Rete Antisfratto, è particolarmente grave anche alla luce delle continue sottolineature fatte dalla giunta vigente circa la necessità di riportare la residenza in centro, dal momento che è stata proprio la pandemia a fare emergere in modo lampante ciò che molte associazioni e i cittadini lamentavano da tempo, ovvero la drastica riduzione non solo della residenza, ma anche delle attività artigianali e di vicinato del centro storico.

In tutto questo, il Palazzo delle Poste di via Pietrapiana, semivuoto, in stato di evidente degrado nonostante il valore architettonico (il progetto è di Michelucci) poteva rappresentare, sia per la collocazione nel cuore cittadino sia per la grandezza, un buon punto di sviluppo per una rinnovata politica abitativa comunale tesa a far tornare i fiorentini a Firenze e a ripopolare il centro storico. Invece….

Invece, sul Palazzo di via Pietrapiana, è stata già approvata in consiglio comunale una delibera, la delibera 12/2020, che riguarda la convenzione per la compensazione degli impatti generati dall’incremento/modifica del carico urbanistico a seguito della decisione di Poste italiane di attivare la scheda norma che riguarda l’immobile. Ciò significa che l’immobile sarà oggetto, da parte del privato, innanzitutto di una riqualificazione che porterà a un  mix di funzioni così suddivise:  15% a destinazione residenziale, 35% commerciale per medie strutture di vendita e 50% a direzionale, mentre, accettando la proposta della proprietà di monetizzare le compensazioni dovute alle trasformazioni,  si giungerà a realizzare una nuova piazza, con una contestuale riorganizzazione degli spazi pubblici della zona di via Pietrapiana, e al completamento della pedonalizzazione e dell’area ciclopedonale. Perciò, il pacchetto di interventi legato alla rinascita del palazzo ex Poste sarà reso possibile grazie agli oneri di compensazione dovuti al Comune di Firenze dall’operatore privato. La somma dovuta al Comune a titolo di compensazione per la trasformazione è stata calcolata in 986mila euro.

“Dal punto di vista della residenza – dicono i cittadini in presidio – non si capisce la ratio di tornare a inondare un quartiere dove il commercio è ben rappresentato con nuovi punti commerciali e quella di attribuire solo una piccola parte, il 15 %, al residenziale, dal momento che la grandezza e la collocazione dell’edificio ben si prestano a dare una boccata consistente di ossigeno al bisogno di case, ad affitto calmierato o popolari, che potrebbero coadiuvare l’obiettivo dichiarato dal primo cittadino di fermare la desertificazione della città storica”.

Basta case sfitte Inoltre, a quanto emergerebbe, ci sono comunque punti ancora controversi per quanto riguarda l’operazione che ha investito la struttura;  ad esempio, il mancato coinvolgimento in un percorso partecipativo dei cittadini nella progettazione della pedonalizzazione della piazza (la preoccupazione dei cittadini di vedere cancellati posti auto, cassonetti per i rifiuti, soste per i motorini è alta), ma anche se nella quota della residenza, già esigua (15%), sia compreso il concetto di negozio di vicinato, il che porterebbe a pensare, come si dice nel corso del presidio, che gli alloggi possano non solo essere pochi, ma addirittura scomparire. Altre criticità  rimangono non solo sul punto delle compensazioni, ma anche sul fatto che in questa operazione potevano essere coinvolte anche altre strutture di proprietà delle Poste, come lo stabile di via Chiusi, che era stato “candidato” fino a un certo punto per la creazione di alloggi volano (vedi: https://www.stamptoscana.it/alloggi-volano-si-profila-lipotesi-casa-albergo-delle-poste/).

“L’ex Palazzo delle Poste – concludono i partecipanti al presidio – è solo uno dei tanti esempi delle politiche reali del comune di Firenze: da un lato, si afferma la volontà di riportare la residenza nel centro storico e in città, dall’altra si continua a mettere gli spazi pubblici nelle condizioni di essere utilizzati per finalità ben diverse. Insomma, se non si cambierà passo, anche questo edificio sarà il simbolo di una risposta mancata”.

Intanto, come ricordano i partecipanti al presidio, a giugno, nella sola Firenze, con lo sblocco, sono previsti oltre mille sfratti.

Fonte: Rifondazione Comunista – http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=46607

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