MEDReport aprile 2021
di Eleana Elefante

Nonostante il mese di Aprile sia stato caratterizzato da condizioni meteo marine avverse, tali da dover scoraggiare gran parte delle partenze dal Nord-Africa, i dati dei flussi migratori restano comunque allarmanti e triplicati rispetto alle partenze del periodo corrispondente al 2020. Troppe ancora le vittime dei naufragi annunciati.

Un incremento delle relazioni istituzionali tra i paesi coinvolti, a vario titolo,  nel quadro degli interessi che ricadono sul Mediterraneo, fotografano uno scenario geo-politico che resta sempre poco rassicurante e pieno di incognite, nonché solo marginalmente coinvolto dalle sorti impietose dei migranti. Con una Libia in corsa verso le annunciate elezioni parlamentari programmate per il 24 dicembre 2021 e da cui già provengono il 61% dei migranti che raggiungono le nostre coste e, con una Tunisia sempre più gravata da una incalzante crisi economica, è più che prevedibile una intensificazione dei flussi migratori.

Nella regione di Sfax, quest’anno si è infatti raggiunto il record dei respingimenti operati dalla Guardia Costiera locale. Centinaia di operazioni che rappresentano il 225% in più rispetto al 2020. 2.618 persone intercettate e respinte. Circa il 46,6% sono cittadini tunisini, contro il 53,3% di altre nazionalità sub-sahariane. Fra questi, il 30% è costituito da donne e il 2,8% sono minori non accompagnati. Almeno 69 sono i migranti morti durante le traversate in quest’area e altri 24 risultano dispersi.

Secondo i dati emessi dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza e dall’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (IOM), aggiornati al 30/04/2021, da inizio anno sono 9.013 le persone approdate sulle nostre coste contro le 3.451 del 2020. Nel solo mese di aprile, 1.585 persone contro le 671 del precedente anno. Dalle identificazioni effettuate si evince che,  il maggior numero dei migranti arrivati in Italia sono, appunto, cittadini provenienti dalla Tunisia con 1.385 persone, a cui fanno seguito cittadini della Costa d’Avorio con 1.207 persone e del Bangladesh con 939 persone. In crescita anche il numero dei minori non accompagnati che, da inizio anno sfiorano i 1.232.

I respingimenti operati dalla cosiddetta Guardia Costiera libica raggiungono le 6.175 persone al 24 di Aprile a fronte di almeno 357 persone morte o disperse nelle acque del Mediterraneo centrale o respinte in qualche lager in Libia (138 deceduti e 219 scomparsi). A questi si aggiungono le vittime del recente annunciato naufragio del 22 aprile e dei molteplici respingimenti avvenuti negli ultimi giorni del mese.

Di seguito la ricostruzione cronologica dei flussi migratori del mese di Aprile nel Mediterraneo Centrale con brevi cenni sugli eventi di politica internazionale che li influenzano. 

  • 1 Aprile. Viene assegnato al Porto di Pozzallo lo sbarco dei restanti 209 naufraghi a bordo della Open Arms, dopo 5 giorni in mare e due evacuazioni mediche. La nave umanitaria, in meno di 24h, aveva effettuato 3 soccorsi in zona SAR maltese, portando in salvo 219 persone. In Libia proseguono i respingimenti/push-back sulla scorta delle partenze di fine marzo. La motovedetta Fezzan della “Guardia Costiera” libica, intercetta 167 persone, fra cui una donna ed un bambino. Nazionalità: Sudan 32, Algeria 21, Bangladesh 92, Egitto 15, Eritrea 3 e  Marocco 3.
  • 3 Aprile. Una massiccia ondata di partenze dalle coste del Nord Africa, conducono 4 imbarcazioni con circa 430 persone a bordo, sull’isola di Lampedusa. La prima con 215 persone fra cui 9 donne, 2 minori ed un neonato. Seguiranno le altre tre imbarcazioni con 70, 57 e 88 persone. Dopo un primo ristoro presso l’hotspot di Contrada Imbriacola, 80 minori verranno trasferiti a Porto Empedocle, mentre gli adulti sulle navi quarantena messe a disposizione per espletare i protocolli Covid-19. Restano invece ignote le sorti di altre 110 persone segnalate da Alarm Phone e avvistate dal velivolo Moonbird in zona SAR maltese.
  • 6 Aprile. Un barcone con 70 persone a bordo, tutte di origine subsahariana, sono approdate a Lampedusa. Nell’hotspot di Contrada Imbiacola ci sono già 469 persone giunte sull’isola nei precedenti giorni, di cui 75 minori non accompagnati, a fronte di 250 posti disponibili. Compatibilmente con le condizioni del tempo, la Prefettura di Agrigento procederà con il trasferimento delle persone ospitate nell’hotspot di Lampedusa sulle navi quarantena Rhapsody e Splendid in rada sull’isola mentre, con il traghetto di linea Sansovino, si provvederà a trasferire i 75 minori su una nave quarantena nel Porto di Augusta e i 122 adulti su una nave quarantena a Porto Empedocle. Altre 68 persone saranno ospitate nei centri quarantena della provincia di Agrigento.
  • 7 Aprile. In tarda serata, una imbarcazione con 27 persone a bordo a 100 miglia nautiche ad est della Sicilia, lancia un segnale di emergenza ad Alarm Phone. Viene allertata la Guardia Costiera di Catania che, fortunatamente, riuscirà a mettere tutte le persone in salvo. Nello stesso giorno, in Libia si gioca una partita internazionale decisiva per il Mediterraneo. Il nostro premier Mario Draghi, in visita a Tripoli, incoraggia il neo Governo di Dbeibah e ringrazia la cosiddetta Guardia Costiera libica per la gestione dei migranti, ignorando il dramma e le atrocità perpetrate ai profughi, documentate, fra l’altro, dalle stesse Nazioni Unite.
  • 11 Aprile. In Libia, il corpo di un uomo, vittima di chissà quale naufragio, viene restituito dal mare alle coste di Tripoli.
  • 12 Aprile. Dopo sei mesi di carcere Abdul Rahman Milad, noto come il Bija, è tornato libero a Zawya, città costiera nell’ovest della Libia. Capo della cosiddetta Guardia Costiera locale, accusato dall’ONU di gestire traffici illeciti tra cui quello di contrabbando di carburante e di traffico di esseri umani, è stato scarcerato e promosso per essersi distinto in battaglia, durante l’Operazione “Vulcano di Rabbia” per liberare Tripoli. Una scarcerazione che apre nuovi interrogativi su come il paese intenda procedere nella sua stabilizzazione interna.
  • 16 Aprile. Un terribile naufragio si consuma in Tunisia al largo della costa di Sfax. Una imbarcazione con un numero imprecisato di persone a bordo, si capovolge provocando molte vittime. La Radio locale Mosaique Fm darà notizia che la Guardia Costiera tunisina, in coordinamento con due pescherecci, riuscirà a mettere in salvo solo 3 persone (un uomo della Costa d’Avorio e due donne della Guinea). Verranno recuperati in seguito i corpi di 41 persone e di 1 bambino, tutti provenienti dall’Africa Sub-Sahariana.
  • 17 Aprile. In Libia, un altro corpo viene ritrovato sull’arenile di Sabratha.
  • 19 Aprile. La Ministra dell’Interno Lamorgese incontra in Libia il suo omologo Khaled Mazen per rinegoziare il Memorandum Italia-Libia. Si apre un ipotetico varco sulla riapertura dei corridoi umanitari per le migliaia di persone trattenute nei centri di detenzione in Libia in cambio di nuovi e cospicui fondi richiesti dal Governo libico per il proseguo della cooperazione sulla sicurezza costiera.
  • 20/21 Aprile. Alarm Phone viene allertata da 3 imbarcazioni con oltre 278 persone a bordo (106+130+42) in difficoltà a 60 miglia nautiche a nord-est di Tripoli. Le Autorità libiche tarderanno ad intervenire per via delle proibitive condizioni meteo. La nave umanitaria Ocean Viking della Ong SOS Mediterranee e 2 mercantili proveranno, senza esito, ad intercettare i natanti. Solo dopo diverse ore, la motovedetta Ubari della cosiddetta Guardia Costiera libica, intercetterà uno dei tre gommoni, riportando a Tripoli 106 persone, tra cui 10 donne, 3 bambini e i corpi senza vita di una donna e di un bambino. Per questi decessi è in stato di fermo un uomo, presunto scafista. Nazionalità dei naufraghi: 43 del Mali, 33 della Costa d’Avorio, 16 della Guinea, 8 del Sudan, 3 del Senegal e 1 del Niger. Nel mentre, a Lampedusa, 45 persone, tutte di nazionalità tunisina, approdano autonomamente sull’isola.
  • 22 Aprile. Dei restanti 2 gommoni segnalati il 20 aprile da Alarm Phone non si hanno più notizie. Si teme che, almeno il primo, con 130 persone a bordo sia naufragato provocando la morte per annegamento di tutte le donne, uomini e bambini che viaggiavano sul natante. L’equipaggio della Ocean Viking, avvisterà 13 corpi intorno al relitto di un gommone semiaffondato ma non avrà modo di recuperare nessuna delle vittime.
    Luisa Albera, coordinatrice di Ricerca e Soccorso a bordo della Ocean Viking, afferma nel successivo comunicato stampa: “dopo ore di ricerca, la nostra peggiore paura si è avverata. L’equipaggio della Ocean Viking ha dovuto assistere alle devastanti conseguenze del naufragio di un gommone con circa 130 persone a bordo. In assenza di un coordinamento efficace da parte dello Stato, tre navi mercantili e la Ocean Viking hanno cooperato per organizzare la ricerca in condizioni di mare estremamente difficili. Mentre cercavamo senza sosta, nella totale mancanza di supporto dalle autorità marittime competenti, tre cadaveri sono stati avvistati in acqua dalla nave mercantile My Rose. Un aereo di Frontex ha individuato poco dopo il relitto di un gommone. Dal momento in cui siamo arrivati sul posto non abbiamo trovato nessun sopravvissuto, ma abbiamo visto almeno dieci corpi nelle vicinanze del relitto. Abbiamo il cuore spezzato“. Della seconda imbarcazione con 42 persone a bordo si perdono le tracce. Il parente di un presunto naufrago, comunicherà ad Alarm Phone che le persone a bordo sono riuscite a raggiungere la Tunisia, ma non vi è una conferma ufficiale in merito.
  • 23 Aprile. Un barchino con 22 persone a bordo di nazionalità tunisina, raggiunge Lampedusa. Tra loro una donna e sei minori. Tutti, dopo gli accertamenti sanitari di rito, sono stati condotti nell’hotspot di Contrada Imbriacola.
  • 25 Aprile. Un peschereccio sovraccarico con 120 persone a bordo, partito dalla Turchia il 20 di Aprile ed in acque SAR di competenza italiana, in balia di un mare forza 8, onde di 7 metri e raffiche di vento sino a 40 nodi, lancia un SOS al Centro Nazionale Operativo della Guardia Costiera italiana. Le motovedette CP-321 di Crotone, CP-323 di Siracusa e CP-326 di Roccella Jonica, intorno alla mezzanotte del 23 Aprile, avviano le ricerche. Quest’ultima, dopo circa 36h di navigazione, riuscirà ad affiancare il natante a 133 miglia nautiche dalla costa e a scortarlo fino al porto calabrese. Fra loro molti nuclei familiari, donne e bambini di diverse nazionalità fra cui Iraq, Egitto, Palestina, Sudan e Algeria. Ora tutti espleteranno il periodo di quarantena presso il centro di prima accoglienza di Roccella Jonica.
  • 26 Aprile. Due imbarcazioni provenienti dalla Tunisia raggiungono l’isola di Lampedusa con a bordo un totale di 29 persone. Una prima imbarcazione, con 22 migranti di cui 19 minorenni, è riuscita ad arrivare direttamente sulla terraferma. Il gruppo di tunisini è stato individuato e fermato dai militari della Guardia di Finanza. Poco più tardi una motovedetta delle Fiamme gialle, a un miglio dell’isola, ha invece bloccato un barchino con a bordo 7 persone, fra cui 3 donne e un cane. Anche sulle coste pugliesi proseguono gli sbarchi autonomi dalla rotta turca: tre in poche ore. Le imbarcazioni a vela viaggiavano da 6 giorni. Sulla prima, intercettata dalla Guardia di Finanza a Capo di Leuca, viaggiavano 34 persone, fra cui 3 minori, provenienti da Iran e Iraq. Sulla seconda, sopraggiunta mentre erano ancora in corso le operazioni di identificazione dei primi approdati, viaggiavano 78 persone, fra cui 35 minori non accompagnati, provenienti da Egitto, Iraq e Kirghizistan. Una terza imbarcazione, viene poi avvistata al largo di Morciano di Leuca, con 49 persone, fra cui 15 minori non accompagnati, provenienti da Pakistan, Sri Lanka, Siria, Bangladesh e Afghanistan. Quest’ultimo motoveliero, di circa 10 metri, viaggiava senza nome e/o bandiera. Tutte le persone a bordo delle tre imbarcazioni, in ipotermia, sono state trasferite al centro di prima accoglienza Don Tonino Bello di Otranto e assistiti dai volontari della Croce Rossa e dai medici Usmaf.
  • 27 Aprile. La Ocean Viking, nave umanitaria di SOS Mediterranee, soccorre 236 persone a bordo di due gommoni sovraffollati in acque internazionali a 32 miglia nautiche da Zawiyah, Libia. I naufraghi, deboli e disidratati, hanno subito ustioni da carburante e inalato il fumo di scarico del motore. Fra loro, molte donne e 114 minori. Nelle stesse ore, in Libia, gli operatori della Mezzaluna Rossa hanno recuperato un corpo senza vita incagliato fra gli scogli nella zona di Al-Harsha, ora trasferito in obitorio a Zawiya per il completamento delle operazioni di sepoltura. 
  • 28 Aprile. La Ocean Vicking, avvista altre due imbarcazioni in difficoltà al largo della Libia. La motovedetta Fezzan della cosiddetta Guardia Costiera libica intervenuta sul luogo, ha intimato agli operatori della nave umanitaria di cambiare rotta ed ha respinto alla base navale di Tripoli entrambe le imbarcazioni, impedendo, ancora una volta, a queste persone di poter raggiungere un porto sicuro. Un totale di 108 persone fra cui 10 donne e 6 bambini, tutte di provenienza sub-sahariana: Benin 4, Burkina Faso 2, Camerun 36, Gambia 1, Costa d’Avorio 11, Liberia 5, Mali 21, Nigeria 2, Sierra Leone 8, Sudan 1, Togo 1. Gli uomini verranno condotti nel centro detentivo di Ainzara mentre le donne e i bambini in quello di Alzawyia.
  • 29 Aprile. Nel pomeriggio, una imbarcazione con a bordo 99 persone è stata intercettata e respinta in Libia dalla motovedetta Fezzan della “Guardia Costiera” libica. Fra loro, 10 donne ed un bambino. Nazionalità: Mali 81, Costa d’Avorio 9, Senegal 1, Guinea 1, Sudan 7. Poco dopo, la Sea Watch 4, nave di soccorso civile della Ong tedesca Sea Watch International, da poche ore tornata in mare per una nuova missione, ha salvato altre 44 persone in difficoltà.
  • 30 Aprile. La Sea Watch 4 in una seconda operazione soccorre altre 77 persone fra cui 11 donne ed un neonato. Nel pomeriggio, in una terza operazione porterà in salvo altre 93 persone tra cui 13 donne e 5 bambini. Nella notte, in un quarto intervento in meno di 48h, soccorrerà altre 94 persone tra cui molti minori non accompagnati. Ora la nave umanitaria ha a bordo 308 persone. L’equipaggio ha altresì dovuto assistere al respingimento da parte della cosiddetta Guardia Costiera libica di circa 130 persone a nord di Al-Khums. La nave della Marina Militare Italiana “Foscari” P493, in pattugliamento nell’ambito della missione “Mare Sicuro” ha soccorso 49 naufraghi in acque internazionali a circa 75 miglia nautiche a nord di Tripoli. L’ultimo salvataggio effettuato dalla Marina Militare risale al 2019 quando, la nave Cassiopea soccorse 29 persone di nazionalità libica. Nel pomeriggio, verrà assegnato il Porto di Augusta per l’approdo delle 236 persone a bordo della Ocean Viking dal 27 Aprile.
  • 1 Maggio. Mentre la Ocean Viking è in viaggio verso il Porto di Augusta per lo sbarco delle 236 persone soccorse il 27 Aprile, vengono diffusi in rete nuove immagini e video dei respingimenti delle ultime ore che, raccontano tutta la violenza con la quale la cosiddetta Guardia Costiera libica cattura e costringe i migranti a ritornare in Libia. Immagini che provocano un indelebile sconforto su tutti gli operatori impegnati sul fronte migratorio. Intanto, Alarm Phone dirama una richiesta di soccorso per altre due imbarcazioni: la prima in Libia al largo di Al-Khoms, partita nella notte con 125 persone a bordo e la seconda in zona SAR maltese con 105 persone in mare da 3 giorni.

La Flotta Civili, testimone scomodo degli orrori del Mediterraneo, in una lettera congiunta al Presidente Mario Draghi, chiede un incontro per discutere modalità di intervento e cooperazione nella ricerca e soccorso in mare.

E dunque, a fronte di oltre 20.000 uomini, donne e bambini morti o scomparsi nel Mediterraneo centrale dal 2014 e 46 milioni di euro allocati dal 2017 dalla Commissione Europea e dall’Italia per l’esternalizzazione dei confini, nessun miglioramento appare ancora chiaro all’orizzonte. Come si può ancora pensare di delegare, formare e finanziare crimini di tale portata se questi sono i risultati? “Aiutiamoli a casa loro” è il motto di coloro che non sanno, che non guardano, che non si immedesimano mai nelle vite degli altri. E’ il motto brutale ed egoista di chi, colpevole di disumana indifferenza, è complice di questa vergogna. La rotta del Mediterraneo centrale si riconferma come la più letale al mondo. Salvare vite, ovunque esse siano, è sì un dovere giuridico ma è soprattutto un dovere morale.

Fonte: Mediterranea – https://mediterranearescue.org/news/medreport-aprile-2021/

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