Usa, “Siamo davanti a una minaccia senza precedenti. Il 2021 sarà un anno determinante nella storia del diritto all’aborto”

Usa, “Siamo davanti a una minaccia senza precedenti. Il 2021 sarà un anno determinante nella storia del diritto all’aborto”

4 min lettura

In Arizona il governatore repubblicano Doug Ducey ha firmato una nuova legge contro l’aborto che vieta l’interruzione volontaria di gravidanza in caso di anomalie genetiche del feto come la sindrome di Down. La normativa, inoltre, mette al bando l’invio via posta di pillole che inducono l’aborto, consente al padre o ai nonni materni di un feto abortito a causa di un’anomalia genetica di rivolgersi a un tribunale e vieta il finanziamento statale di organizzazioni che offrono servizi di aborto. La misura prevede poi che il feto abortito sia seppellito o cremato e vieta alle università statali di occuparsi di interruzioni volontarie di gravidanza.

I medici che fanno aborti in caso di anomalie genetiche del feto rischiano la pena del carcere.

«C’è valore in ogni vita, a prescindere dalla genetica. Continueremo a dare la priorità alla vita di coloro che non sono ancora nati. Questa legge protegge le vite umane», ha affermato il governatore Ducey.

Le organizzazioni pro-choice si sono opposte alla legge, definendola non legittima da un punto di vista medico e incostituzionale. Una portavoce di Planned Parenthood Advocates of Arizona ha annunciato all’agenzia Reuters l’intenzione di portare la legge in tribunale, insieme ad altre associazioni.

L’Arizona non è l’unico Stato americano ad aver approvato recentemente legislazioni contro l’aborto. Solo pochi giorni fa il governatore repubblicano dell’Oklahoma, Kevin Stitt, ha firmato tre nuove normative che restringono fortemente l’accesso all’interruzione di gravidanza, tra cui una che vieta gli aborti dopo che è stato rilevato un “battito cardiaco” nel feto. Si tratta dei cosiddetti heartbeat bill, leggi che negli ultimi due anni si sono diffuse negli USA con l’intento di proibire l’aborto intorno alla sesta settimana di gravidanza, cioè quando è appunto riscontrabile un “battito”. Secondo associazioni e ginecologi, sostanzialmente, questo si tradurrebbe in una sorta di divieto totale di ricorrere alla procedura, considerato che molte donne alla sesta settimana non sanno neanche di essere incinte. Ad esempio, come riporta la BBC citando l’organizzazione non-profit per la pratica e ricerca medica Mayo Clinic, le nausee mattutine generalmente si verificano intorno alla nona settimana, mentre uno studio del National Center for Biotechnology Information ha rilevato come solo metà delle donne riferisca di aver avuto sintomi alla fine della quinta settimana di gravidanza. Tra l’altro, come aveva detto al Guardian Jen Gunter, ginecologa che lavora in Canada e in USA, in quelle prime settimane di gravidanza un embrione non ha un vero cuore – o perlomeno non quello che noi intendiamo come cuore umano: a sei settimane, un embrione umano pulsa, ma quei tessuti non hanno ancora formato un organo. Quell’impulso, per la dottoressa, non deve essere confuso con un battito cardiaco.

Leggi anche >> USA, l’assalto al diritto all’aborto nell’era di Trump

Secondo un report dell’organizzazione Guttmacher Institute – che si occupa di politiche sulla salute riproduttiva – dal primo gennaio 2021 al 29 aprile negli USA sono state introdotte 536 restrizioni all’aborto – tra cui 146 divieti di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza – in 46 Stati. Sessantuno di queste normative sono state approvate in tredici Stati. Di queste, 28 (cioè circa il 46% del totale) sono state firmate tra il 26 e il 29 aprile di quest’anno: è il più alto numero di leggi restrittive approvate in una sola settimana nell’ultimo decennio. L’89% delle legislazioni è arrivato da Stati già considerati “ostili o molto ostili nei confronti dell’aborto. Le leggi del 2021 si poggiano su altre precedenti, aggiungendo barriere logistiche, finanziarie e legali per le pazienti”.

Se il trend dovesse continuare, secondo il Guttmacher Institute, il 2021 potrebbe essere l’anno con il maggior numero di leggi restrittive dell’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza da quando Roe v. Wade, la sentenza della Corte Suprema che nel 1973 ha stabilito la legalità dell’aborto a livello federale, è entrata in vigore. Un altro record c’era stato nel 2011, quando erano state 92.

Un’ulteriore tendenza allarmante riguarda le restrizioni all’accesso all’aborto farmacologico: quattro nuovi provvedimenti sono stati approvati recentemente in Montana, tre in Indiana e un altro in Arizona. I ricercatori ritengono che questo possa essere una risposta dei governatori antiabortisti alla spinta per un maggiore accesso all’aborto in telemedicina durante la pandemia di COVID-19.

Secondo Elizabeth Nash del Guttmacher Institute, dal momento che occorrono tra i 30 e i 60 giorni affinché una legge entri in vigore, l’impatto reale di queste normative si vedrà più avanti, mentre molti dei divieti approvati la scorsa settimana probabilmente saranno subito sospesi dal tribunale o saranno comunque oggetto di contenziosi.

Molti Stati stanno valutando nuove limitazioni all’aborto. Ad esempio, in Florida si discute di un divieto di interruzione volontaria di gravidanza in caso di anomalie genetiche del feto. In Lousiana – dove il governatore democratico ha già appoggiato restrizioni all’aborto – ci si aspettano normative sull’interruzione di gravidanza intorno a maggio.

La crescita di queste legislazioni esercita una nuova pressione sulla Corte Suprema degli Stati Uniti. Secondo il Guttmacher Institute, i legislatori locali stanno testando la nuova maggioranza conservatrice della Corte, che potrebbe un giorno consentire di indebolire o eliminare del tutto le protezioni federali attorno all’aborto. Delle legislazioni approvate quest’anno, otto metterebbero l’aborto completamente fuori legge nel caso in cui la sentenza Roe v. Wade venisse ribaltata.

“Il danno – si legge in un articolo scritto da Nash e dalla collega Lauren Cross sul sito dell’istituto – sarebbe maggiore per le persone già marginalizzate e oppresse da disuguaglianze strutturali, tra cui coloro che hanno redditi bassi, minoranze etniche, donne giovani o appartenenti alle comunità LGBTQ”.

Per questo motivo, “l’amministrazione Biden-Harris e il Congresso devono agire per salvaguardare il diritto di aborto, anche con l’approvazione del Women’s Health Protection Act, che che istituirebbe diritti riguardanti l’aborto a livello federale per coloro che si occupano della procedura e per le pazienti contro le restrizioni e i divieti statali”.

Il diritto a interrompere la gravidanza “continua a subire un attacco a tutto campo”, proseguono Nash e Cross, secondo cui gli Stati più preoccupanti sono il Texas (con 17 restrizioni approvate almeno da una camera) e l’Oklahoma, dove una commissione sta valutando se aggiungere ulteriori barriere all’accesso all’aborto farmacologico. “L’attuale raffica di attacchi coordinati deve essere presa sul serio, e considerata come la minaccia senza precedenti alla salute riproduttiva e ai diritti che è. L’anno 2021 è sulla buona strada per diventare un anno determinante nella storia del diritto all’aborto”.

Immagine in anteprima: Lorie Shaull from St Paul, United States, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

.esd-form { margin: 30px auto; padding: 1px 20px;
}
.esd-form h3 { margin-top: 30px ; padding: 1px 20px;
} .capt{ background-color:grey; width: 250px; height:50px; } .capt h2#mainCaptcha{ padding-top:0; }
.capt3{ width: 250px; height:50px;text-align: left; }
.capt2{ text-align: left; } #mainCaptcha{ position: relative; top: 5px; } #refresh{ position:relative; height:30px; background-image: url(rpt.jpg);
} #txtInput { position: relative; width: 250px;
}

Segnala un errore

Fonte: Valigia Blu – https://www.valigiablu.it/usa-attacco-diritto-aborto/ – per l’indicazione esatta dell’autore fare riferimento a questo link che contiene il post originale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *