Rivelazione: 2.000 decessi di rifugiati e rifugiate connesse con i respingimenti illegali operati dall’UE
Tradotto dall'articolo di Lorenzo Tondo apparso su The Guardian:link all'articolo in inglese

Un’analisi del Guardian rivela che gli stati Europei hanno impiegato tattiche brutali per fermare circa 40.000 richiedenti asilo nel loro tentativo di attraversare le frontiere.

Gli stati membri Europei sono ricorsi a operazioni illegali di respingimento alle frontiere europee nei riguardi di almeno 40.000 richiedenti asilo durante il periodo pandemico. Tali metodi sono stati legati alla morte di più di 2.000 persone, rivela il Guardian.

In una delle più massicce operazioni di espulsione degli ultimi decenni, gli stati europei, sostenuti dall’agenzia europea di controllo delle frontiere (Frontex), hanno sistematicamente respinto migliaia di rifugiati, compresi bambini e bambine in fuga dalle guerre, adoperando diverse tattiche illegali che vanno dall’aggressione all’esercizio di violenza durante la detenzione o il trasporto.

L’analisi del Guardian si basa sui resoconti rilasciati dalle agenzie dell’ONU, che vengono incrociati con la banca dati di incidenti che viene prodotta dalle Organizzazioni Non-Governative. Stando a tali Organizzazioni, con l’inizio della pandemia da Covid-19 sia la regolarità che la brutalità delle pratiche di respingimento sono aumentate.

“I resoconti più recenti suggeriscono un aumento delle morti di migranti nel tentativo di raggiungere l’Europa e, allo stesso tempo, un incremento della collaborazione tra stati europei e stati non-europei, come la Libia, che è risultato nel fallimento di diverse operazioni di salvataggio”, dichiara uno dei massimi esperti di diritti umani e migrazioni in Italia, Fulvio Vassallo Paleologo, professore di Diritto di asilo presso l’Università di Palermo. “In tale contesto, le morti in mare, sin dall’inizio della pandemia, sono direttamente o indirettamente collegate con l’approccio dell’UE il cui obiettivo è la chiusura di tutti i passaggi per l’Europa e la progressiva esternalizzazione del controllo dei flussi migratorio verso stati come la Libia”.

I risultati emergono nello stesso momento in cui l’Olaf – l’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode – ha avviato un investigazione nei riguardi di Frontex per le accuse di molestie, condotte illecite e operazioni illegali volte a impedire ai richiedenti asilo di raggiungere le coste dell’UE.

Stando ai dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel 2020 circa 100.000 migranti sono giunti in Europa per via marina e terrestre, rispetto ai circa 130.000 del 2019 ed i 190.00 del 2017.

A partire dal gennaio 2020, nonostante il calo nei numeri, Italia, Malta, Grecia, Croazia e Spagna hanno inasprito la linea dura in materia di migrazione. Dall’introduzione di chiusure parziali o permanenti delle frontiere nel tentativo di mitigare la diffusione del coronavirus, questi paesi hanno pagato stati non-europei, ed hanno arruolato imbarcazioni private, per intercettare le imbarcazioni in difficoltà in mare e respingere i migranti verso centri di detenzione. Ci sono state ripetute segnalazioni di persone che sono state picchiate, derubate, spogliate nude alla frontiera o lasciate in mare.

Nel 2020 la Croazia, la cui polizia pattuglia la più lunga frontiera esterna dell’UE, ha intensificato il ricorso alla violenza sistematica ed ai respingimenti dellə migrantə in Bosnia. Il Danish Refugee Council (Il Consiglio Danese per i Rifugiati – DRC) ha registrato circa 18.000 migranti respinti dalla Croazia dall’inizio della pandemia. Nell’ultimo anno e mezzo, il Guardian ha collezionato testimonianze di migranti che sono stati presumibilmente frustati, derubati, abusati sessualmente e spogliati nudi da membri della polizia croata. Alcuni migranti hanno raccontato di agenti che hanno dipinto con dello spray croci rosse sulle loro teste ed hanno giustificato il trattamento dicendo che era una “cura contro il coronavirus”.

Secondo il rapporto annuale rilasciato martedì dal Border Violence Monitoring Network (Rete di Monitoraggio della Violenza alla Frontiera – BVMN), una coalizione formata da 13 ONG che documentano i respingimento illegali ai Balcani Occidentali, gli abusi e l’uso sproporzionato della forza era presente in circa il 90% delle testimonianze collezionate dalla Croazia, un aumento del 10% rispetto al 2019.

In aprile, il Guardian ha rivelato che una donna dell’Afghanistan è stata presumibilmente abusata sessualmente, e tenuta sotto minaccia con un coltello, da un ufficiale della polizia di frontiera croata durante un’operazione di ricerca di migranti al confine con la Bosnia.

“Nonostante le intercessioni della Commissione Europea con le autorità croate nei mesi recenti, non abbiamo assistito a nessun progresso, né su investigazioni avviate a partire dal rapporto né sullo sviluppo di meccanismi indipendenti di monitoraggio della frontiera”, dichiara Nicola Bay, il direttore nazionale del DRC per la Bosnia. “Ogni singolo respingimento rappresenta una violazione delle leggi internazionali e dell’UE – che esso implichi violenza o meno”.

Da gennaio 2020, la Grecia ha respinto, dalle proprie spiagge, circa 6.230 richiedenti asilo, secondo i dati raccolti dal BVMN. Il rapporto dichiara che in circa l’89% dei respingimenti “BVMN ha registrato un eccessivo e sproporzionato uso della forza. Questi numeri allarmanti dimostrano che l’uso della forza in maniera abusiva, e pertanto illecita, è divenuto una normalità […]”

“Esempi estremamente cruenti di violenza ad opera della polizia, documentati nel 2020, includono: percosse eccessive e prolungate (spesso su corpi nudi), immersione in acqua, abuso fisico di donne e bambini, l’uso di barre di metallo per infliggere lesioni”. Nelle testimonianze le persone descrivono che le loro mani fossero legate alle sbarre delle celle, ed i loro capi coperti con dei caschi, così da evitare lividi visibili.

Una causa legale depositata nei confronti dello stato greco presso la Corte Europea dei Diritti Umani, accusa Atene di abbandonare migliaia di migranti in zattere di salvataggio in mare, dopo che alcuni o alcune di queste sono stati picchiati. La causa sostiene che le pattuglie di controllo greche hanno rimorchiato i migranti verso le acque turche, abbandonandoli al mare senza cibo, acqua, giubbotti di salvataggio o alcuno strumento per richiedere aiuto.

Secondo BVMN: “Che si tratti di usare la pandemia da Covid-19 o il coprifuoco nazionale per coprire i respingimenti, per costruire prigioni a cielo aperto, o per impedire alle barche di entrare nelle acque greche sparando colpi di avvertimento verso le stesse, le evidenze sottolineano il persistente rifiuto di aderire ai valori democratici, di rispettare i diritti umani e il diritto internazionale ed europeo.

Secondo i dati dell’UNHCR, dall’inizio della pandemia le autorità libiche – con il sostegno italiano dal 2017, ossia quando Roma ha ceduto alla Libia la responsabilità di supervisionare le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo – hanno intercettato e respinto a Tripoli circa 15.500 richiedenti asilo. Tale controversa strategia ha causato il ritorno forzato di migliaia di persone nei centri di detenzione libici dove, secondo rapporti diretti, affrontano diverse torture. Centinaia sono annegati quando né la Libia né l’Italia sono intervenute.

Nel 2020 questa pratica è continuata, con un ruolo sempre più importante svolto dagli aerei Frontex, che avvista le barche in mare e cmunica la loro posizione alla guardia costiera libica”, ha detto Matteo de Bellis, ricercatore sulla migrazione di Amnesty International. “Quindi, mentre l’Italia ad un certo punto ha persino usato la pandemia come scusa per dichiarare che i suoi porti non erano sicuri per lo sbarco delle persone soccorse in mare, non ha avuto problemi con la guardia costiera libica che ha rimpatriato le persone a Tripoli. Anche quando questo era sotto bombardamento o quando centinaia di persone sono state sparate con la forza subito dopo lo sbarco “.

Ad aprile, Italia e Libia sono state accusate di aver deliberatamente ignorato una chiamata del primo maggio da una barca di migranti in pericolo nelle acque libiche, quando le onde hanno raggiunto i sei metri. Poche ore dopo, un battello di salvataggio di una ONG ha scoperto dozzine di corpi che galleggiavano tra le onde. Quel giorno 130 migranti furono dispersi in mare.

Ad aprile, in un’indagine congiunta con la Rai News italiana e il quotidiano Domani, il Guardian ha visto i documenti dei pubblici ministeri italiani che dettagliavano le conversazioni tra due comandanti della guardia costiera libica e un ufficiale della guardia costiera italiana a Roma. Le trascrizioni sembravano esporre il comportamento non reattivo degli ufficiali libici e la loro lotta per rispondere alle chiamate di soccorso che hanno provocato centinaia di morti. Almeno cinque imbarcazioni di ONG rimangono bloccate nei porti italiani poiché le autorità rivendicano motivi amministrativi per trattenerle.

Le operazioni di push e pull-back sono diventate routine, così come le forme di abbandono marittimo dove centinaia di persone sono state lasciate annegare”, ha detto un portavoce di Alarm Phone, un servizio di hotline per migranti in difficoltà in mare. ” Abbiamo documentato così tanti naufragi che non sono mai stati ufficialmente contabilizzati, e quindi sappiamo che il vero bilancio delle vittime è molto più alto. In molti casi, le guardie costiere europee si sono rifiutate di rispondere: hanno preferito lasciare che le persone annegassero o intercettarle nel luogo da cui avevano rischiato la vita per fuggire. Anche se tutte le autorità europee cercano di rifiutare la responsabilità, sappiamo che la morte di massa è il risultato diretto sia delle loro azioni che delle loro inazioni. Queste morti sono sull’Europa. ”

Malta, che ha dichiarato i suoi porti chiusi all’inizio dello scorso anno, citando la pandemia, ha continuato a respingere centinaia di migranti utilizzando due strategie: arruolare navi private per intercettare i richiedenti asilo e costringerli a tornare in Libia o respingerli con indicazioni per l’Italia. “Tra il 2014 e il 2017, Malta ha potuto contare sull’Italia che si assume la responsabilità di coordinare i soccorsi e consentire gli sbarchi”, ha detto De Bellis. “Ma quando l’Italia e l’UE hanno ritirato le loro navi dal Mediterraneo centrale, per lasciarla nelle mani della Libia, hanno lasciato Malta più esposta. In risposta, dall’inizio del 2020 il governo maltese ha utilizzato tattiche per evitare di assistere i rifugiati e i migranti in pericolo in mare, compreso l’organizzazione di respingimenti illegali in Libia da parte di pescherecci privati, dirottando le barche anziché salvarle, trattenendo illegalmente centinaia di persone su traghetti mal equipaggiati al largo delle acque di Malta e firmando un nuovo accordo con la Libia per impedire alle persone di raggiungere Malta “.

Lo scorso maggio, una serie di messaggi vocali ottenuti dal Guardian ha confermato la strategia del governo maltese di utilizzare navi private, agendo per volere delle sue forze armate, per intercettare i valichi e riportare i profughi nei centri di detenzione libici.

Nel febbraio 2020, la Corte europea dei diritti umani è stata accusata di “ignorare completamente la realtà” dopo aver stabilito che la Spagna non ha violato il divieto di espulsione collettiva, poiché le domande di asilo potevano essere presentate al valico di frontiera ufficiale. Basandosi su questa sentenza, la Corte costituzionale spagnola ha confermato i “respingimenti alla frontiera”, a condizione che si applichino determinate garanzie.

La scorsa settimana, i corpi di 24 migranti dell’Africa subsahariana sono stati trovati dal soccorso marittimo spagnolo. Si ritiene che siano morti di disidratazione mentre tentavano di raggiungere le Isole Canarie. Nel 2020, secondo l’UNHCR, 788 migranti sono morti nel tentativo di raggiungere la Spagna.

Frontex ha detto di non poter commentare le cifre totali senza conoscere i dettagli di ogni caso, ma ha detto che varie autorità si sono attivate per rispondere al gommone che è affondato al largo della costa della Libia in aprile, causando la morte di 130 persone.

“Il centro di soccorso italiano ha chiesto a Frontex di sorvolare la zona. È facile dimenticarlo, ma il Mediterraneo centrale è enorme e non è facile o veloce andare da un posto all’altro, soprattutto in caso di maltempo. Dopo aver raggiunto l’area in cui si sospettava si trovasse la barca, l’hanno localizzata dopo qualche tempo e hanno allertato tutti i centri di coordinamento e salvataggio marittimo (MRCC) della zona. Hanno anche emesso una chiamata di mayday a tutte le barche nella zona (la Ocean Viking era troppo lontana per riceverla)”.

Ha detto che il MRCC italiano, dietro richiesta dell’MRCC libico, ha inviato tre navi mercantili nella zona per assistere. Il cattivo tempo ha reso questo difficile. “Nel frattempo, l’aereo di Frontex stava finendo il carburante e ha dovuto tornare alla base. Un altro aereo è decollato la mattina dopo, quando il tempo lo permetteva, di nuovo con le stesse preoccupazioni per la sicurezza dell’equipaggio.

“Tutte le autorità, certamente Frontex, hanno fatto tutto ciò che era umanamente possibile in queste circostanze”.

Ha aggiunto che, secondo i media, c’era una nave della guardia costiera libica nella zona, ma era impegnata in un’altra operazione di salvataggio.

Fonte: Mediterranea – https://mediterranearescue.org/news/rivelazione-2-000-decessi-di-rifugiati-e-rifugiate-connesse-con-i-respingimenti-illegali-operati-dallue/

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