L’acqua non si vende! L’appello del Comitato Acqua Bene Comune per rendere pubblico il servizio idrico

“A 10 anni da quella vittoria basata sull’affermazione dei diritti di tutti sui profitti di pochi, facciamo del 2021 un anno di svolta per l’acqua”. Si conclude così il testo della petizione su Change.org del Comitato Acqua Bene Comune, un appello per un percorso che porti alla gestione pubblica del servizio idrico. Dieci anni dopo la vittoria storica nel nostro Paese del referendum sull’acqua, e ritenendone disatteso il risultato, il Comitato manifesta oggi la necessità di sottrarre a livello locale l’acqua al mercato e al profitto, in occasione soprattutto del termine dell’affidamento ad Hera del servizio idrico nel territorio bolognese, in scadenza il 19 dicembre 2021.  “Ci sono tre possibilità, previste dalla Comunità europea – spiega, infatti, Adrea Caselli, Coordinatore Comitati ABC Emilia Romagna – la possibilità di arrivare direttamente a una privatizzazione, l’affidamento a un’azienda totalmente controllata dai comuni, quindi sempre per bando di gara, e l’affidamento a una società mista in cui ciò che viene messo a gara è la partnership del socio privato rispetto all’azienda che è a maggioranza pubblica”.

Per andare anche verso una gestione del servizio che sia partecipata dai cittadini e dalle comunità locali, si chiede quindi nell’appello: la realizzazione di uno studio di fattibilità per l’organizzazione del servizio tramite un’azienda pubblica totalmente controllata dai Comuni; l’apertura di un percorso democratico di discussione tramite un forum partecipativo che identifichi l’impatto ambientale, sociale ed economico del servizio di un’azienda pubblica; alle Amministrazioni di evitare la scelta della gara europea che precipiterebbe in una gestione privatistica, scegliendo l’opzione dell’azienda speciale pubblica con la quale i Comuni potranno esercitare la propria responsabilità di rispondere alle esigenze dei cittadini e del territorio.

“Nel 2018 come Comitato Acqua Bene Comune del territorio avevamo scritto ad ATERSIR, l’agenzia regionale partecipata dai comuni che si occupa di servizio idrico e di rifiuti, chiedendo che si aprisse uno studio di fattibilità – spiega meglio poi Andrea Caselli – quindi a tre anni di scadenza dell’affidamento che si aprisse una discussione che chiarisse i termini della questione”. Una richiesta fatta tre anni prima, in modo che ci fosse tutto il tempo per un percorso partecipato dai cittadini.

Se non è stato fatto nulla allora, è in questo momento che si gioca invece la concreta possibilità per la realizzazione di una gestione pubblica, visto l’intento di riaprire la discussione su iniziativa di Coalizione Civica in Consiglio Comunale, che “ha chiesto un’audizione del comitato sulla questione dell’affidamento, dove abbiamo riproposto la necessità che fosse realizzato uno studio di fattibilità o un percorso partecipato dai cittadini del nostro territorio”. La stessa cosa chiesta alla riunione del comitato territoriale di ATERSIR, quindi “uno studio che non guarda esclusivamente alla dimensione finanziaria ed economica della gestione, ma che guardi a tutti i pro e i contro rispetto ad altri elementi, come la qualità ambientale, il rinnovo della risorsa idrica, la sua qualità, l’equità nella sua distribuzione”.

Per questo l’ipotesi dell’affidamento a un’azienda pubblica. La petizione lanciata dal comitato su Change.org, che chiede appunto questo, è una prima iniziativa che si cercherà inoltre di connettere con quella dei movimenti per il cambiamento climatico, perché “pensiamo che la connessione fra sociale, ambientale sia assolutamente forte e sia il problema di questo periodo”, commenta ancora Andrea Caselli.

Una richiesta decisiva, dove “La posta in gioco è una gestione dell’acqua pubblica, che sia gestita con efficienza, che non vuol dire soltanto bassi costi per la sua gestione, ma soprattutto rispetto dell’ambiente, rispetto del lavoro, equità e politiche sociali nella distribuzione dell’acqua ai cittadini e nei sistemi tariffari“.

Un percorso realizzabile: “Tutte le esperienze europee, come a Parigi, dove si è passati da una gestione privatistica a una gestione pubblica, hanno dimostrato come le fonti siano più protette, i costi siano diminuiti, le bollette diminuite, gli investimenti aumentati, quindi tutti gli elementi sia economici sia qualitativi sono assolutamente a favore di una gestione pubblica”.

Per firmare e aderire all’iniziativa basta andare sulla petizione su Change.org a questo link >>.

Fonte: Bandieragialla.it – https://www.bandieragialla.it/news/lacqua-non-si-vende-lappello-del-comitato-acqua-bene-comune-per-rendere-pubblico-il-servizio-idrico/

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