I cittadini fanno causa contro lo Stato italiano per inazione climatica.

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Flash Mob - 1

Per la prima volta in Italia, la società civile porta in giudizio lo Stato affinché assuma le proprie responsabilità di fronte all’emergenza climatica.

La causa è stata avviata in questi giorni davanti al Tribunale Civile di Roma nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Primo ricorrente è l’Associazione A Sud, da anni attiva nel campo della giustizia ambientale e nella difesa dei diritti umani che l’emergenza climatica rischia di compromettere.

“Oggi scriviamo la pagina italiana della storia del movimento globale per la giustizia climatica. Dopo decenni di dichiarazioni pubbliche che non hanno dato seguito ad alcuna azione all’altezza delle sfida imposte dall’emergenza ambientale, la via legale è uno strumento formidabile per fare pressione sullo Stato affinché moltiplichi i suoi sforzi nella lotta al cambiamento climatico”, dichiara a nome di A Sud Marica Di Pierri, portavoce dell’associazione e curatrice del libro in uscita oggi “La causa del secolo“, edito da Round Robin editrice.

“Come società civile – aggiunge Di Pierri – abbiamo il compito di fare tutto il possibile per scongiurare la catastrofe alle porte. Per questo abbiamo deciso di promuovere la prima causa climatica italiana.”

Nel video: Prima della loro conferenza stampa presso l’Hotel Nazionale in
piazza Montecitorio, Roma, i promotori hanno indetto un Flash Mob per
ricordare al Paese la minaccia imminente rappresentata dagli impatti
climatici. Mentre manifestavano, sono arrivati – dal futuro! – alcuni
attivisti nella loro macchina avveniristica, per avvertire tutti che il tempo
per agire sta per scadere.

I ricorrenti vengono assistiti da un team legale composto da avvocati e docenti universitari, fondatori della rete di giuristi Legalità per il clima. A patrocinare la causa è l’Avv. Luca Saltalamacchia, esperto di tutela dei diritti umani e ambientali, e l’Avv. Raffaele Cesari, esperto di Diritto civile dell’ambiente, assieme al Prof. Michele Carducci, dell’Università del Salento, esperto di Diritto climatico.

Questo contenzioso climatico nasce “dalla incontrovertibile contraddizione che esiste tra le misure di contenimento delle emissioni che lo Stato italiano dovrebbe adottare per contrastare efficacemente il riscaldamento globale e le inadeguate iniziative concretamente poste in essere finora. Non chiederemo al Giudice alcun risarcimento, ma piuttosto di ordinare allo Stato di abbattere le emissioni di gas serra per portarle ad un livello compatibile con il raggiungimento dei target fissati dall’Accordo di Parigi al fine di tutelare e di proteggere i diritti fondamentali dell’uomo”, dichiarano gli avvocati.

Specificamente, i ricorrenti chiedono al giudice:

(1.) di dichiarare che lo Stato italiano è responsabile di inadempienza nel contrasto all’emergenza climatica;

(2.) di condannare lo Stato a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 92% entro il 2030 rispetto ai livello 1990, applicando il principio di equità e il principio di responsabilità comuni ma differenziate (Fair Share), ossia tenendo conto delle responsabilità storiche dell’Italia nelle emissioni di gas serra e delle sue attuali capacità tecnologiche e finanziarie.

Per approfondire i contenuti dell’atto di citazione vedete qui l’Abstract.

Per i dati scientifici a sostegno delle richieste, vedete qui il report di Climate Analytics “Climate Impacts in Italy”.

Vedete qui il sunto del report di Climate Analytics “Gli obiettivi e le politiche climatiche dell’Italia in relazione all’Accordo di Parigi e alle considerazioni di equità globale.”

L’iniziativa “Giudizio Universale” viene patrocinato dalla Urgenda, una fondazione olandese che ha già promosso una causa simile a quella italiana contro il governo del proprio paese. La causa è stata recentemente vinta e così il governo dell’Olanda si trova ora con l’obbligo giuridico a ridurre le emissioni prodotte nel paese ai livelli definiti dagli accordi di Parigi. Cause simili, promosse dalle rispettive società civili e con l’assistenza della Fondazione Urgenda, sono tuttora in corso in più di 40 paesi del mondo.

Secondo Dennis van Berkel, avvocato della Fondazione Urgenda e Direttore del Climate Litigation Network, la causa appena lanciata in Italia “ha il potenziale di cambiare le politiche climatiche italiane per i prossimi decenni. Questa causa ci dà la speranza che non dovremo subire le conseguenze dell’emergenza climatica, e che azioni concrete possono essere effettivamente intraprese” sin da ora.

Note: Per info e contatti:
Madi Ferrucci, Ufficio Stampa A Sud / Campagna Giudizio Universale
comunicazione@asud.net
+39 340 5941137

Fonte: Peacelink.it – https://www.peacelink.it/ecologia/a/48522.html

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