Oggi, come 10 anni fa, in piazza in difesa dell’acqua pubblica e dei beni comuni

 

 Elena Mazzoni* 

“Lavatevi spesso le mani”.

Questo è il mantra ricorrente dei 16 mesi di pandemia Covid 19.

Condivisibile, assolutamente, se non fosse che, secondo i dati ONU, 1 persona su 3 non ha accesso all’acqua pulita e la situazione peggiorerà fino a portare, senza interventi efficaci, 5.7 miliardi di persone a vivere, nel 2050, in zone con carenza idrica per almeno un mese all’anno.

2.2 miliardi di persone al mondo vivono in paesi con problemi di approvvigionamento idrico; 4 miliardi in aree che soffrono di grave carenza d’acqua almeno un mese all’anno e circa 1,6 miliardi di persone hanno a che fare con una scarsità d’acqua “economica”: l’acqua sarebbe fisicamente disponibile, ma mancano le infrastrutture per farla arrivare.

La capacità di stoccaggio dell’acqua negli invasi si riduce dell’1% ogni anno, per l’aumento della popolazione e i sedimenti nei depositi. L’utilizzo di acqua potabile continua a crescere dell’1% l’anno dal 1980. L’agricoltura impiega in media il 69% dell’acqua dolce per usi umani (in alcuni paesi questa percentuale sale al 95%). L’industria assorbe il 19%, le città il 12%. Nel periodo fra il 2009 e il 2019, la siccità ha colpito 100 milioni di persone al mondo, uccidendone 2000 e causando 100 miliardi di dollari di perdite.

L’Italia non è un’isola felice, tutt’altro.

Nel 312 a.C., il primo acquedotto romano, l’Aqua Appia, meraviglia ingegneristica concepita e costruita per garantire alla popolazione un abbondante approvvigionamento di acqua dolce, trasportava oltre 70.000 metri cubi di acqua al giorno nel cuore di Roma.

2.300 anni dopo la sofferenza idrica è un fatto.

Scarse precipitazioni, temperature eccessivamente alte, impermeabilizzazione e consumo del suolo, rete idrica obsoleta, assenza di manutenzione ed investimenti.

A questo si aggiunge la visione capitalista e predatoria che guarda alla risorsa idrica come un bene suscettibile di valutazione economica, arrivando, a fine 2020, a quotarla in borsa a Wall Street.

L’Italia, con le sue grandi multi-utilities, è da anni dentro questi processi grazie alla scelta di entrambi i poli di privatizzare i servizi idrici.

Tutte le forze che sostengono l’attuale governo e i precedenti hanno scientemente tradito la volontà espressa dal popolo italiano nel referendum del 2011 e entrambi gli schieramenti sono uniti dalla condivisione delle politiche neoliberiste.

Per rilanciare con forza, la nostra visione di pubblico e bene comune, dobbiamo essere tuttə a Roma, sabato 12 giugno alle ore 15,30 a Piazza dell’Esquilino, insieme al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua alla manifestazione nazionale Beni comuni, acqua e nucleare: indietro non si torna!A 10 anni dal referendum, no alle privatizzazioni, per un Recovery Plan dei diritti e per un futuro ecocompatibile.

Siamo state e stati fondatori, fondatrici, animatori, animatrici e fulcro della battaglia referendaria, svolgendo un ruolo centrale nel Comitato Nazionale e nelle sue diramazioni territoriali, senza mai risparmiare il nostro impegno in questi 10 anni.

Eravamo parte 10 anni fa della coalizione che ha portato 27 milioni di Sì ai referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare ma in questi 10 anni, nonostante i nostri ripetuti segnali di allarme e le nostre denunce, tutti i governi che si sono succeduti, hanno disatteso quel voto

Oggi più che mai l’acqua deve essere bene comune universale, pubblico e a gestione partecipata

Indietro non si torna.

Fonte: Rifondazione Comunista – http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=47120

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