Rapporto MSF, “Hotspot in Grecia: la crisi costruita alle frontiere d’Europa”

Hotspot in Grecia: la crisi costruita alle frontiere d’Europa | MSF Italia


10 Giugno 2021


10 Giugno 2021

Rapporto MSF, “Hotspot in Grecia: la crisi costruita alle frontiere d’Europa”

Negli ultimi due anni 180 episodi di autolesionismo e tentati suicidi, i due terzi tra i bambini.

Pubblichiamo il rapporto “Hotspot in Grecia: la crisi costruita alle frontiere d’Europa” per chiedere, ancora una volta, ai leader dell’UE di riconsiderare radicalmente il loro approccio alla migrazione. Auspichiamo la fine delle attuali politiche di contenimento e deterrenza, che provocano danni evitabili alla salute di migranti, richiedenti asilo e rifugiati.

Per più di cinque anni, la politica dell’UE di contenere le persone e trattare le loro domande di asilo negli hotspot sulle isole greche ha creato una crisi senza precedenti e un’enorme sofferenza umana. Queste non sono conseguenze involontarie. Il modello degli hotspot voluto dall’UE è progettato non solo per elaborare le domande di asilo dei migranti, ma anche per scoraggiare altri a cercare sicurezza in Europa”. Reem Mussa Esperta affari umanitari e migrazione MSF

Condizioni di vita spaventose

Il rapporto mostra come le politiche migratorie dell’UE mettono a rischio la salute e la sicurezza delle persone intrappolate nelle isole greche. Uomini, donne e bambini sopravvissuti alla violenza e alle difficoltà sono bloccati in condizioni spaventose, privi di informazioni sul loro status legale e sottoposti a dure procedure di asilo. Questo sistema infligge miseria, mette in pericolo vite umane e nega il diritto di asilo.

Sono più di 180.000 le persone transitate per le isole greche dalla firma dell’accordo UE-Turchia nel marzo 2016, 847 sono morte nel tentativo di raggiungere la Grecia, 21 hanno perso la vita negli hotspot. Dodici gli incendi che hanno colpito i centri, uno dei quali ha distrutto quello di Moria.

Incendio nel campo di Moria

Nel 2019 e 2020 le nostre cliniche di salute mentale a Chios, Lesbo e Samos hanno curato 1.369 pazienti, molti dei quali in gravi condizioni, affetti ad esempio da disturbi da stress post-traumatico e depressione. Più di 180 persone curate dalle nostre équipe hanno avuto episodi di autolesionismo o hanno tentato il suicidio. Due terzi di loro erano bambini, il più piccolo aveva solo sei anni.

Lo stress quotidiano e le paure costanti sono i principali fattori che incidono sul benessere e sulla salute mentale dei nostri pazienti. Tra questi fattori bisogna includere le condizioni di vita precarie, le complicate procedure amministrative e di asilo, la continua esposizione alla violenza e all’insicurezza, la separazione familiare, i bisogni medici irrisolti e la paura di essere deportati.

Trascurati anche i bisogni essenziali

Inoltre, per anni nelle isole greche sono stati trascurati anche i bisogni essenziali. Noi di MSF e le altre ONG siamo stati continuamente costretti a intervenire per fornire servizi di base, dall’assistenza sanitaria alla fornitura di acqua. Tra ottobre 2019 e maggio 2021, le nostre équipe hanno distribuito oltre 43 milioni di litri di acqua pulita nel sovraffollato hotspot di Vathy a Samos, dove l’acqua non è potabile.

Nonostante affermino di voler migliorare la situazione, l’UE e il governo greco stanno spendendo milioni di euro per standardizzare e intensificare politiche che hanno già causato così tanti danni. Sorprendentemente l’hotspot di Moria sull’isola di Lesbo, che non solo era disfunzionale ma anche mortale, è diventato il modello di progetto per un nuovo centro-prigione a Samos”. Iorgos Karagiannis Capomissione MSF in Grecia

“La nuova struttura, situata in una zona remota dell’isola e circondata da filo spinato, ospiterà le persone in container e ogni ingresso o uscita saranno controllati. Questo non può essere descritto come un miglioramento delle condizioni di vita. Il nuovo campo, che non solo era disfunzionale ma pericoloso per la vita delle persone, continuerà invece a causare un peggioramento della salute mentale delle persone, la cui sofferenza sarà ancor ancora più invisibile” continua Karagiannis.
Centro di accoglienza in un campo a Lesbo

L’UE faciliti la ricollocazione e l’integrazione

L’UE e il governo greco stanno intensificando la crisi progettando nuovi centri multifunzionali di accoglienza e identificazione (MPRIC) in località remote delle isole greche. Uno di questi centri restrittivi è già in costruzione a Samos e potrebbe essere operativo nel giugno 2021.

Non è troppo tardi per la compassione e il buon senso. L’UE e i suoi Stati membri devono porre fine alle politiche di contenimento e garantire che le persone che arrivano in Europa abbiano accesso all’assistenza urgente, facilitare l’accesso alla protezione e la ricollocazione per un’accoglienza sicura e l’integrazione nelle comunità europee”.Reem Mussa Esperta affari umanitari e migrazione MSF

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Fonte: Medici Senza Frontiere – https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/hotspot-grecia-crisi-alle-frontiere-europee/

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