Russia: dichiarate fuorilegge le organizzazioni di Alexei Navalny, il principale oppositore di Putin

Russia: dichiarate fuorilegge le organizzazioni di Alexei Navalny, il principale oppositore di Putin

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Era solo questione di tempo. Si sapeva che tutto quello che gravita intorno al blogger Alexei Navalny sarebbe stato messo al bando. Lo aveva annunciato ad aprile la procura di Mosca affermando che avrebbe cercato di liquidare le organizzazioni di Navalny per aver creato “le condizioni per cambiare le basi dell’ordine costituzionale, anche attraverso lo scenario di una ‘rivoluzione colorata’”. Alla dichiarazione era stato dato seguito con la sospensione delle attività attraverso il blocco dei conti correnti bancari.

E così l’altro ieri sera, poco prima delle 23, ora locale, il tribunale della città di Mosca ha dichiarato “estremiste” le organizzazioni che fanno capo al principale oppositore politico del presidente Vladimir Putin.

Con la sentenza, che verrà applicata alla Fondazione Anticorruzione (FBK), alla Fondazione per la protezione dei diritti dei cittadini e alla rete nazionale degli uffici elettorali, l’intero movimento politico di Alexey Navalny viene bloccato perché illegale.

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Alle organizzazioni di Navalny sarà vietato diffondere informazioni, raccogliere fondi, partecipare alle elezioni e organizzare manifestazioni pubbliche. Il provvedimento diventerà esecutivo entro 30 giorni dalla sentenza a meno che gli avvocati non riescano a impugnarla.

“Con una decisione del tribunale la Fondazione Anticorruzione è stata dichiarata un’organizzazione estremista”, si legge in un tweet della FBK che per prima ha riportato la decisione, annunciando poi l’interruzione delle attività.

Generalmente i gruppi presenti nell’elenco russo delle organizzazioni considerate estremiste sono di natura terroristica e di incitamento all’odio, come ad esempio lo Stato islamico e vari gruppi neonazisti. Talvolta, però, sono inclusi anche gruppi religiosi non violenti come i Testimoni di Geova che sono stati sottoposti a sorveglianza e hanno subito incursioni e arresti per aver tenuto riunioni religiose.

In una dichiarazione pubblicata poco dopo su Instagram, Navalny ha definito l’udienza di mercoledì “una parodia della giustizia” e ha promesso che continuerà a sfidare il Cremlino.

“Quando la corruzione è il fondamento del governo, chi la combatte è considerato estremista. Non abbandoneremo i nostri obiettivi e le nostre idee. Questo è il nostro paese e non ne abbiamo un altro”.

Il post di Navalny termina con un invito ai sostenitori a non abbandonare il movimento perché “abbiamo davvero bisogno di supporto” e a registrarsi allo “Smart Vote” (una iniziativa da lui messa in piedi per offrire istruzioni di voto per massimizzare le probabilità di sconfiggere il partito politico al governo del paese) in vista delle elezioni che nomineranno, il prossimo autunno, i 450 membri della Duma di Stato.

Con la decisione dell’altro ieri la sollecitazione di Navalny potrebbe trovarsi di fronte a una strada sbarrata. I funzionari elettorali russi potranno negare la candidatura a chiunque promuova l’iniziativa di voto strategico “Smart Vote” o abbia partecipato anche a una sola protesta non autorizzata organizzata nell’ultimo anno dal blogger russo.

Ma le autorità del paese già da tempo si stavano muovendo in questa direzione. Il 4 giugno, il presidente Putin ha firmato una legge che vieta temporaneamente a chiunque sia coinvolto in organizzazioni estremiste o terroristiche di candidarsi a una carica elettiva. Il provvedimento, che può essere applicato retroattivamente, è ampiamente visto come una misura contro il movimento politico e anticorruzione di Navalny.

Fino al 2024, quindi, ai sostenitori di Navalny sarà vietato candidarsi a tutti i livelli di governo. Queste restrizioni si applicano a coloro che sono stati “coinvolti” nelle sue organizzazioni nei 12 mesi precedenti alla decisione di considerarle “estremiste”.

Come spiegato dal quotidiano indipendente Meduza, le autorità russe danno un’interpretazione molto ampia al significato di “coinvolgimento” nelle organizzazioni estremiste. I funzionari considerano sostenitori chiunque abbia aiutato o aiuti tali gruppi con donazioni, consigli o “qualsiasi altro tipo di assistenza”. Se si partecipa a una manifestazione di un gruppo dichiarato estremista o si lascia un commento positivo online, quelle azioni potrebbero essere ritenute illegali.

Chiunque sia condannato per aver sostenuto attività nelle organizzazioni di Navalny rischia fino a sei anni di carcere, il che significa che il sistema giudiziario russo ritiene il finanziamento dell’estremismo un crimine più grave del lavoro svolto in un gruppo estremista.

Il divieto a potersi far eleggere diventa ancora più stringente per gli ex dirigenti del movimento. A chiunque abbia ricoperto una posizione esecutiva in una delle organizzazioni “estremiste” nei tre anni che hanno preceduto la sentenza del tribunale del 9 giugno è vietato candidarsi a una carica elettiva per i prossimi cinque anni. In sostanza i collaboratori di lunga data di Navalny non potranno candidarsi alle elezioni fino all’estate del 2026.
Per i prossimi 10 anni, agli ex dirigenti, sarà anche vietato fondare organizzazioni senza scopo di lucro (come la Fondazione Anticorruzione) o nuove associazioni sociali e religiose.

E se qualcuno riuscisse a creare un ente legale per portare avanti il lavoro anticorruzione e di difesa politica di Navalny, qualora fosse condannato rischierebbe dieci anni di carcere e vedrebbe il proprio nome inserito nel registro russo dei terroristi e degli estremisti.

D’ora in avanti le agenzie di stampa in lingua russa sono tenute a specificare che le organizzazioni di Navalny sono state dichiarate “estremiste” dalla legge e che ne è stato disposto lo scioglimento. Ciò si aggiunge agli obblighi già esistenti che costringono i giornalisti a riportare che il ministero della Giustizia russo ha riconosciuto sia la Fondazione Anticorruzione che la Fondazione per la protezione dei diritti dei cittadini “agenti stranieri”. La mancata conformità a tali obblighi prevede multe fino a 50.000 rubli (570 euro circa).

Le leggi russe contro l’estremismo vietano inoltre ai mass media di diffondere “materiali estremisti”. Sulla base delle sentenze emesse, il ministero della Giustizia tiene un elenco di questi materiali. Se i contenuti creati da una qualsiasi delle organizzazioni di Navalny finiscono in questa lista, le agenzie di stampa che li condividono possono incorrere in multe fino a 1 milione di rubli (11.370 euro circa) o addirittura in una sospensione di tre mesi di tutte le attività.

In passato, tuttavia, la censura federale russa ha inviato avvertimenti alle agenzie di stampa responsabili di aver pubblicato link a materiali che il ministero della Giustizia non ha mai inserito nella lista “nera”. Se nell’arco di dodici mesi si ricevono due di questi avvertimenti il certificato di registrazione di un media viene revocato.

Non è chiaro come la censura russa gestirà le notizie già pubblicate sulle inchieste investigative svolte dalla Fondazione Anticorruzione. In passato, le autorità hanno considerato “diffusione di materiali estremisti” qualsiasi contenuto disponibile, il che significa che anche gli articoli più vecchi accessibili online potranno essere ritenuti fuorilegge. Il Roskomnadzor (il Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa) potrebbe ordinare ai giornalisti russi di cancellare qualsiasi notizia che riproduca il presunto “estremismo” del movimento di Navalny.

Anche le agenzie di stampa condannate per aver mostrato i simboli di gruppi “estremisti” (in video o servizi fotografici) rischiano multe di 50.000 rubli (5.700 euro circa). La sanzione sale fino a 1 milione di rubli per la pubblicazione di contenuti che presumibilmente incitano ad attività estremiste o giustificano la necessità di tali azioni.

L’udienza di mercoledì – come racconta il Guardian – si è tenuta in un periodo di feroce repressione di altri politici dell’opposizione e persino di avvocati che difendono in tribunale un numero costantemente in aumento di prigionieri politici. L’avvocato di Navalny, Ivan Pavlov, è stato accusato di aver rivelato informazioni segrete riguardo a indagini preliminari relative a un processo per tradimento contro un ex giornalista. Rischia perciò una breve pena detentiva e la radiazione dall’albo.

«Putin ha riscritto la costituzione per se stesso, ogni articolo della costituzione sui diritti civili sembra uno scherzo, e poi saremmo noi gli estremisti», ha detto Georgy Alburov, un investigatore della Fondazione Anticorruzione di Navalny.

La sentenza di ieri ha rappresentato un cambio di passo da parte del Cremlino nei confronti di Navalny e dei suoi alleati. Da quando l’uomo è stato coinvolto in un avvelenamento lo scorso agosto, l’atteggiamento delle autorità è diventato sempre più aggressivo con la supervisione dell’incarcerazione di Navalny al suo rientro in Russia, dopo il periodo di convalescenza in Germania, e l’arresto di migliaia di manifestanti che hanno chiesto il suo rilascio in tutto il paese.

“[Navalny]È andato oltre le critiche al governo”, ha detto un pubblico ministero nell’udienza che si è svolta a porte chiuse, secondo una trascrizione parziale pubblicata da Pavlov. “Sta portando le persone in strada per cambiare il governo con la forza”.

Per volere del governo tutte le udienze del processo sono state precluse ai giornalisti a causa della presunta segretezza delle prove presentate dall’accusa.

Navalny, che è tornato nella colonia penale per scontare due anni e mezzo di carcere dopo essere stato ricoverato a causa di uno sciopero della fame durato 24 giorni, è apparso in video martedì scorso nel corso di un’udienza. Il blogger dovrà affrontare ulteriori procedimenti penali che lasciano supporre un prolungamento della condanna.

Molti dei più stretti collaboratori di Navalny, tra cui Leonid Volkov e il capo della FBK, Ivan Zhdanov, sono fuggiti in Europa. Dopo il verdetto, Zhdanov ha affermato che il team continuerà a pubblicare informazioni su funzionari corrotti.

«Il team di Navalny non fermerà le sue attività, non devono  contarci», ha detto Zhdanov all’emittente indipendente Dozhd TV.

Quanto accaduto mercoledì precede di qualche giorno l’incontro a Ginevra tra Putin e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che si terrà il prossimo 16 giugno.

Per il New York Times si tratta di un messaggio chiaro da parte del presidente russo. Mentre si è dichiarato pronto a discutere di cyberspazio e geopolitica con Biden, Putin non si impegnerà in colloqui sulla gestione del suo paese: gli affari interni non sono da includere in agenda.

Foto anteprima IlyaIsaev e The Presidential Press and Information Office via Wikimedia Commons sotto licenza  CC BY-SA 3.0  CC BY-SA 4.0

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Fonte: Valigia Blu – https://www.valigiablu.it/associazioni-navalny-fuorilegge/ – per l’indicazione esatta dell’autore fare riferimento a questo link che contiene il post originale.

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