Mare malato

Le industrie inquinano la playa.

Il Comune di Catania quest’anno ha deciso di non intervenire sui canali che naturalmente sfociano in mare. Lo ha fatto per decenni, ogni anno, finanziando con decine di migliaia di euro gli interventi di sollevazione e sbarramento delle acque. Il mancato intervento sembra essere legato a un’inchiesta in corso per questioni ambientali. Intanto le industrie continuano a sversare le acque di scarto nei canali.

Il bagno alla playa di Catania in questi giorni non si può fare con serenità. È in corso una fioritura straordinaria di alghe che ha riempito di viscido verde chilometri di spiaggia e i primi metri di mare. Un fenomeno del tutto naturale, incentivato dalle alte temperature. La melma verde ha però coinciso con un fatto ben più preoccupante: lo scarico a mare di acque probabilmente inquinate provenienti da canali e torrenti. E anche se i fenomeni non sono affatto connessi, è scattato il panico tra la popolazione.

Per decenni ogni anno il Comune di Catania, a ridosso della stagione balneare, ha investito circa centomila euro per “Lavori relativi agli interventi sui canali e sui torrenti e alla manutenzione degli impianti di sollevamento in Zona Industriale. Impianti sollevamento acque Arci – torrenti Arci, Fontanarossa, Forcile e canale Cintura, sbocchi a mare stazione centrale e Piazza Europa – Sciascia”. Scopo dei lavori era “consentire la balneazione nelle spiagge e nelle scogliere della città”. Le opere riguardavano “interventi sui canali e torrenti al fine di contenere le cosiddette acque di magra dalle zone di balneazione, con l’immissione delle stesse in zone di mare non interessate alla fruizione” e “pulizia delle parti terminali dei canali e dei torrenti, pulizia degli arenili, formazione di cuscinetti di sabbia e manutenzione degli impianti di sollevamento del torrente Arci posti alla Zona Industriale”. Nei provvedimenti che autorizzavano questi lavori si puntualizzava che “le attività da svolgere avevano carattere stagionale e provvisionale, pertanto le opere temporanee erano rimosse al termine della stagione balneare e che gli interventi posti in essere avevano altresì carattere di assoluta precarietà in quanto non riguardavano opere fisse ed inamovibili e soprattutto non modificavano né la struttura fondamentale e né l’esigenza idraulica degli alvei interessati”.

Tuttavia da due anni questi interventi non sono più stati eseguiti. La spiegazione starebbe a Palazzo di Giustizia. Pare infatti che un’inchiesta in corso abbia scoraggiato l’amministrazione comunale a effettuare lavori di questo tipo. Un’inchiesta partita probabilmente dalle denunce che la stessa amministrazione comunale ha presentato, ipotizzando danni ambientali.

Il canale Arci, in particolare, è al centro di uno scontro tra i titolari degli stabilimenti balneari e le industrie, grandi, medie e piccole, che operano alla zona industriale. Il canale infatti, che dovrebbe esclusivamente accogliere acque meteoriche, si ingrossa continuamente anche in assenza di piogge. La motivazione dovrebbe essere lo sversamento di acque sporche delle attività industriali. Tale situazione è stata denunciata alle autorità che finalmente sembrano voler fare chiarezza.

Adesso invece di ostinarsi a chiedere la deviazione dei torrenti inquinati, sarebbe il caso di esigere che nessuno inquini più i torrenti. Non dovrebbe essere così difficile risalire a chi scarica agenti inquinanti nel torrente Arci. Le associazioni cittadine promettono battaglia. Il consigliere Graziano Bonaccorsi del Movimento 5 Stelle ha portato la questione in Consiglio Comunale.

Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/3NvYvPnrMsI/

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