Lettera aperta ai ministri dell’Ambiente


Invertiamo il processo

Dal 20 al 23 luglio si riuniscono a Napoli i ministri dell’Ambiente dei Paesi del G20, per il Summit su Clima, Ambiente ed Energia. Diverse organizzazioni internazionali, fondazioni e associazioni – che ogni giorno si battono per la giustizia climatica tanto attraverso il ricorso agli strumenti legali quanto attraverso l’informazione, la mobilitazione e le campagne di sensibilizzazione, pressione e denuncia – hanno inviato ai ministri dell’Ambiente dei Paesi del G20 la lettera aperta che segue, per chiedere loro di rispettare gli obblighi internazionali e agire subito e con efficacia per contrastare l’emergenza climatica. Peacelink è tra i firmatari.

Lettera aperta ai ministri dell’Ambiente dei Paesi del G20

Dal 20 al 23 luglio si riuniscono a Napoli i ministri dell’Ambiente dei Paesi del G20, per il Summit su Clima, Ambiente ed Energia. I firmatari – organizzazioni della società civile di tutta Europa impegnate per la giustizia climatica – esortano i ministri a cogliere questa opportunità per impegnarsi in un’azione rapida e decisiva per il clima, in linea con i loro obblighi nazionali e internazionali, avvertendo che in caso contrario la battaglia per la giustizia climatica continuerà con tutti gli strumenti a disposizione, inclusi quelli legali.

Tutti i membri del G20 sono firmatari dell’Accordo di Parigi. Si sono dunque impegnati a contenere l’aumento della temperatura globale “ben al di sotto dei 2°C” rispetto ai livelli preindustriali, e a fare ogni sforzo per non superare il riscaldamento globale di 1,5°C. Tuttavia, quasi sei anni dopo la firma dell’accordo, i contributi nazionali stabiliti dai singoli paesi continuano a proiettare livelli pericolosi di riscaldamento globale a fine secolo, stimati in circa +3°C.

I paesi membri del G20 non fanno eccezione. Il G20 rappresenta le economie più industrializzate del mondo, che insieme rappresentano più dell’80% del PIL mondiale, il 60% della popolazione del pianeta e circa il 75% delle emissioni globali di gas serra (GHG). Nonostante sia quindi fondamentale che i paesi membri del G20 prendano l’iniziativa nell’implementare obiettivi ambiziosi e adeguati di riduzione delle emissioni, essi continuano a ritardare colpevolmente l’adozione di azioni climatiche significative.

Di questa pericolosa inazione in campo climatico, le organizzazioni della società civile – tra cui i firmatari – hanno chiesto conto ai loro governi davanti ai tribunali. Sedici dei membri del G20 hanno affrontato, o stanno attualmente affrontando, cause legali come risultato della loro inadeguata azione climatica. Tra essi Argentina, Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Messico, Sud Africa, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europea.

Inoltre, numerosi tribunali – compresi quelli di membri del G20 come Germania, Francia e altri paesi dell’Unione europea (Paesi Bassi, Belgio, Irlanda) – hanno riconosciuto il dovere legale dei governi a intraprendere azioni efficaci per il contrasto dei cambiamenti climatici e di fare la loro parte per affrontare l’emergenza climatica. Tali sentenze sono state emesse alla luce delle allarmanti prove scientifiche sull’ampiezza dell’emergenza climatica e del rischio che ciò comporta per i diritti umani.

Il prossimo Report dell’IPCC, il Sesto Rapporto di Valutazione, atteso tra agosto 2021 e settembre 2022, si aggiungerà a questo corpo di prove e probabilmente stimolerà ulteriori contenziosi climatici.

In attesa dello sviluppo dei casi giudiziari climatici attivi negli ultimi mesi, tra cui in Italia l’azione civile avviata all’interno della Campagna Giudizio Universale, un’azione globale rafforzata e coordinata risulta drammaticamente urgente e non più rimandabile.

Ora più che mai, è necessario un piano rafforzato e coordinato per affrontare le sfide imposte dall’instabilità del sistema climatico. Mentre i membri del G20 si riuniscono a Napoli, i firmatari sollecitano i leader ad adottare un pacchetto post-pandemico che affronti di petto l’emergenza climatica. Questo significa lavorare insieme per sviluppare piani nazionali che siano coerenti con ilmantenimento del riscaldamento globale al di sotto della soglia di sicurezza di 1,5°C, come sostenuto dalla comunità scientifica internazionale.

In mancanza di efficaci misure e di un’azione coordinata e ambiziosa, i firmatari continueranno a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, inclusi quelli legali, per prevenire gli effetti del cambiamento climatico e per proteggere i diritti umani legati al clima.

Questo incontro non può essere un’altra occasione sprecata. Deve segnare un impegno decisivo e concreto dei governi del G20 verso il raggiungimento di una reale giustizia climatica.

Firmatari*

A Sud – Italia
Campagna Giudizio Universale – Italia
Fridays for Future – Italia
Peacelink – Italia
Urgenda Foundation – Olanda
Réseau Action Climat – Francia
Notre Affaire à Tous – Francia
Global Legal Action Network – UK / Irlanda
Climate Case Ireland – Irlanda
ClientEarth
Klimatická žaloba ČR (Climate Litigation Repubblica Ceca) – Repubblica Ceca
Europäische Klimaklage (European Climate Lawsuit) – Austria


*
Chi sono i firmatari:

A Sud – primo ricorrente della causa italiana contro lo Stato italiano per inazione climatica e coordinatore della campagna Giudizio Universale.

Campagna Giudizio Universale – campagna promossa da oltre 100 associazioni, nell’ambito della quale è stata promossa la prima causa contro lo Stato italiano per inazione climatica, lanciata lo scorso 5 giugno.

Fridays For Future Italia – Movimento per la giustizia climatica ambientale globale per la giustizia climatica ambientale

Peacelink – Associazione eco-pacifista italiana che dal 1991 si batte per la cultura della solidarietà e dei diritti umani, l’educazione alla pace, la cooperazione internazionale, il ripudio del razzismo e della mafia, la difesa dell’ambiente e della legalità.

Urgenda Foundation – Fondazione olandese impegnata nella transizione ad una società sostenibile, che ha lanciato la prima climate litigation contro lo Stato olandese, vinta nel dicembre 2019.

Réseau Action Climat – Federazione di associazioni e organizzazioni europee e internazionali impegnate nella lotta ai cambiamenti climatici

Notre Affaire à Tous – Associazione nata in Francia nel 2015 per promuovere la giustizia climatica, che ha lanciato assieme ad altre organizzazioni l’iniziativa l’Affaire du Siècle, la prima climate litigation contro lo Stato francese per inazione climatica, vinta nel marzo scorso.

Global Legal Action Network – Ong e network globale per le azioni legali internazionali che riguardano la violazione dei diritti umani.

Climate Case Ireland – Prima causa climatica contro lo Stato irlandese

ClientEarth – Organizzazione di diritto ambientale, con uffici a Londra, Bruxelles, Varsavia, Berlino e Pechino che porta avanti azioni legali contro Stati, governi e aziende che relative a questioni ambientali e cambiamenti climatici. Sono stati i rappresentanti legali dei cittadini che lo scorso giugno hanno lanciato la prima climate litigation contro lo Stato polacco.

Klimatická žaloba ČR (Climate Litigation Czech Republic) – Ong impegnata nella tutela dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici che lo scorso 21 aprile ha lanciato la prima cliamate litigation contro la Repubblica Ceca.

Europäische Klimaklage (European Climate Lawsuit) – Prima climate litigation contro lo Stato austriaco per inazione climatica.

Fonte: Peacelink.it – https://www.peacelink.it/ecologia/a/48626.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *