Europa, sorge un altro muro in Polonia. Ma Frontex dov’è?

“Duemila soldati dispiegati, coprifuoco serale, nessuna manifestazione è autorizzata. La prima volta dal 1981, dai tempi del comunismo. Da quando c’era il Muro di Berlino e chi s’ immaginava ne avrebbero costruito un altro qui, poco sopra Lublino. Posano due chilometri di filo spinato al giorno. Calcolano le spaziature. L’avvolgono a triplo giro. Allineano le estremità. Piantano le staffe. …. «Lo faremo uguale agli ungheresi», aveva promesso in agosto il ministro dell’Interno, e così è”. Fin qui Francesco Battistini che sul Corriere racconta che cosa accade lungo la linea del confine tra Polonia e Bielorussia.

Un ulteriore muro, quello polacco, che sorge in Europa e che si aggiunge alle barriere già erette in Ungheria, Grecia e Bulgaria, Austria e Croazia.

La sede di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, istituita nel 2004, ha sede proprio a Varsavia. Per la prima volta la sede di Frontex è vicina a una frontiera in emergenza, ma questo non basta a scuotere il torpore dell’Agenzia. Al suo timone dal 2015 Fabrice Leggeri (nella foto)di cui in tanti vorrebbero le dimissioni per le troppe leggerezze (nomen omem) e una gestione non trasparente dei budget e del personale.

Budget che ormai arriva a sfiorare il miliardo di eruro, 900 milioni di euro all’anno: questo è il costo che Frontex avrà per le casse di Bruxelles da qui al 2027, budget che contempla anche il raaggiungimento di 10mila agenti di sicurezza (attualmente sono 6500) con lo scopo di potenziare la sorveglianza dei confini europei. Cifre astronomiche, se si considera (come emerso dal rapporto dei revisori contabili europei) come i ruoli dell’agenzia siano di fatto poco chiari, in quanto poggiano su un mandato eccessivamente generico attribuitegli nel 2016. E soprattutto, in netta e costante crescita rispetto al passato.

La mancanza di risultati e una situazione che ha spinto i revisori a scrivere apertamente di “sperpero” di denaro pubblico potrebbero aprire le porte a una pesante revisione da parte dell’Unione europea. Uno scenario che in particolare mette principalmente sotto accusa il direttore stesso di Frontex, Fabrice Leggeri.

Navi, veicoli, aerei, droni, radar e tecnologie di sorveglianza biometrica sempre più sofisticate. Sono gli strumenti più innovativi con cui l’agenzia Frontex effettua il controllo delle frontiere marittime e terrestri dell’Unione. Le inchieste che la vedono coinvolta negli ultimi mesi ci raccontano anche di respingimenti collettivi e rapporti non chiari con la guardia costiera libica oltre che di una gestione non trasparente del suo budget miliardario, che ha attirato l’attenzione – un’indagine è tutt’ora in corso – dell’Ufficio Antifrode dell’Unione Europea

Numerose organizzazioni non governative hanno sottolineato che, sebbene prevista dal Regolamento dell’Agenzia, la tutela dei diritti fondamentali non sia al centro dell’azione di Frontex. In vari casi, quest’ultima è stata accusata di non aver monitorato e riportato violazioni dei diritti dei migranti avvenute sia al largo delle acque del Mediterraneo sia nei confini orientali dell’Europa e, talvolta, di aver preso parte direttamente a respingimenti in contrasto con il principio di non-refoulement.

Nell’ultimo anno, Frontex è finita nell’occhio del ciclone in seguito alle critiche provenienti da numerose organizzazioni non governative e organi d’informazioni. Questi hanno accusato l’Agenzia di non rispettare alcuni diritti fondamentali, tra cui il principio di non-refoulement, principio di diritto consuetudinario, sancito nell’articolo 33 della Convenzione di Ginevra, ribadito nella legislazione europea agli articoli 18 e 19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (CDFUE) ed espresso all’Articolo 4 del Protocollo Addizionale n. 4 alla CEDU. L’articolo 33 della Convenzione recita: “Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.”

Mar Egeo. Nel Pushback Report 2020, l’associazione Mare Liberum (2020) parla di almeno 9000 persone illegalmente respinte nel Mar Egeo nel 2020. I respingimenti riportati avvengono in vari modi: uomini mascherati che attaccano le barche dei rifugiati, navi della guardia costiera che caricano i migranti per poi scaricarli sulle isole turche, o anche più semplicemente vari tentativi di respingimento (spinte, manovre per dirottare il veicolo, spari) affinché la barca dei rifugiati ritorni nelle acque turche Una delle azioni più importanti di analisi e raccolta di prove dei respingimenti è stata condotta dalla ONG Border Violence Monitoring Network, che a fine 2020 ha pubblicato un testo da 1500 pagine in due volumi dal titolo “The Black Book of Pushbacks” (2020). Per quanto riguarda la situazione in Grecia, l’ONG stima che più di 3500 persone abbiano subito respingimenti nel 2020.

Rotta balcanica. Le violazioni dei diritti umani lungo la rotta balcanica hanno destato la preoccupazione delle ONG, degli organi d’informazione e delle istituzioni. Anche in questo caso si tratta soprattutto di respingimenti illegali o di violenze esercitate dalle forze dell’ordine. Secondo l’UNHCR (2020), nei solo ultimi tre mesi del 2020, si sarebbero verificati 10.000 respingimenti illegali verso la Bosnia dai paesi limitrofi e, di conseguenza, soprattutto dalla Croazia. Ma non si tratta di un fenomeno nuovo. Dal 2016 ad oggi, il già citato Border Violence Moniroting Network (2021) ha raccolto più di 624 testimonianze in Croazia, in base alle quali ci sarebbero stati 6621 respingimenti illegali da quel paese. Tra i 1128 migranti sul confine croatobosniaco intervistati in una ricerca del DanishRefugeeCouncil (2020), il 22 % ha segnalato arresti o detenzione arbitraria, l’80 % furti o distruzione dei propri beni, e il 59 % violenze fisiche da parte dei corpi di sicurezza croati. All’inizio del 2021, la visita di un gruppo di Europarlamentari al confine tra Croazia e Bosnia ed Erzegovina ha puntato i riflettori sulla tragica situazione nel campo profughi di Lipa, nel cantone dell’Una Sana. Dopo l’incendio del campo originale nella notte del 23 dicembre 2020, è stata montata una tendopoli gestita dalle organizzazioni umanitarie, dove però mancano i servizi fondamentali. Il tentativo di scappare dal campo ed arrivare in Europa, soprannominato “The game”.

Mediterraneo centrale. Per quanto riguarda la complessa situazione libica, le accuse rivolte Frontex non sono di un coinvolgimento diretto nei respingimenti, con navi o mezzi propri, ma piuttosto di una collaborazione indiretta con la Guardia Costiera Libica affinché le imbarcazioni trasportanti i migranti siano riportate in Libia, paese considerato “non sicuro”. Si tratterebbe quindi di respingimenti illegali appaltati a terzi, in cui Frontex giocherebbe un ruolo di coordinamento e sorveglianza, ma senza attività dirette in mare. La questione dei respingimenti in Libia e il ruolo di Frontex sono stati oggetto dell’azione di Amnesty International. Nel rapporto “Malta: Waves of Impunity” (2020) l’ONG ha criticato la politica maltese di respingimento dei migranti, portando come esempio concreto il “respingimento del lunedì di Pasqua”, avvenuto il 15 aprile del 2020. Il 12 maggio, la Ong Sea Watch ha pubblicato un rapporto dal titolo Crimes of the European Border and Coast Guard Agency Frontex in the Central Mediterranean Sea inerente ai presunti crimini commessi da Frontex. Come viene evidenziato dal rapporto, Frontex si serve di aeroplani per il monitoraggio di imbarcazioni in difficoltà nel Mediterraneo per poi contattare le “autorità competenti” affinché si attivino nelle attività di ricerca e soccorso. Tuttavia, l’agenzia contatta unicamente la Guardia Costiera Libica, se l’imbarcazione si trova nella zona SAR libica, senza considerare le altre imbarcazioni che si trovano nelle vicinanze. Frontex si rende quindi responsabile delle intercettazioni e dei respingimenti di persone in difficoltà verso la Libia che, dal canto suo, le riporta nei centri di detenzione.

La violazione di diritti umani nei respingimenti ha anche dato origine alla Campagna internazionale Abolire Frontex.

Frontex è ormai al centro di un tornado di polemiche, non da ultimo, all’interno del Parlamento europeo, i membri della Commissione per il controllo dei bilanci (CONT) hanno recentemente votato a favore della concessione dei fondi del bilancio 2019 alla maggior parte delle istituzioni e delle agenzie dell’UE, ad eccezione di Frontex. Decidendo per il rinvio della decisione solo sui conti dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, si palesa l’attenzione vigile del Parlamento di controllo nel bilancio delle singole istituzioni, specie visti i ritardi nell’attuare le azioni promesse per la tutela dei diritti fondamentali. Il Parlamento vuole chiarimenti e azioni da parte dell’Agenzia e non sembra disposto a mollare la presa, sta ora a Frontex rispondere nella maniera adeguata.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2021/09/09/europa-sorge-un-altro-muro-in-polonia-ma-frontex-dove/160358/

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