Modi di imparare 2.0 

Benedetta Muscato 

 Dopo un anno di didattica a distanza si tirano le somme. Qual è il parere degli studenti universitari?Una testimonianza direttamente dalla facoltà di Scienze Umanistiche di Catania. 

 “Ragazzi voi che ne pensate della Dad? Siete pro o contro?” chiede Silvia in cortile poco prima che la professoressa iniziasse a chiamare i candidati per gli esami. Era un martedì mattina, il cielo era nuvoloso quindi nel cortile del Monastero dei Benedettini si stava magnificamente; attorno a Silvia c’erano un paio di ragazzi e ragazze che non vedevano l’ora, uno dopo l’altro, di dire la loro sulla questione Dad.  

“Io penso che la didattica a distanza sia molto utile, soprattutto per chi lavora come me sei ore al giorno. Anche per chi non può permettersi l’affitto di una stanza a duecento euro”- spiega Elena, studentessa di Filosofia- “Inoltre se voglio posso riascoltare la lezione registrata, ad esempio se non ho afferrato un concetto, torno indietro e riascolto. Spesso i professori parlano così velocemente che non hai nemmeno il tempo di appuntare nulla; di solito o sono troppo svelti o parlano troppo piano, in presenza, infatti dalle ultime file ricordo che non si sentiva nulla prima del Covid.” 

Diversamente la pensa Irene, studentessa di Lettere: “La Dad è utile come integrazione, non è corretto ragionare secondo la logica “aut aut”, sarebbe meglio pensare ad una nuova forma di didattica in presenza, accompagnata dalle registrazioni magari da pubblicare in seguito, di modo che gli studenti si facciano vivi a lezione.” Subito dopo prende timidamente la parola Chiara neomamma e anche lei studentessa di Lettere: “Io non posso stare all’università per un’intera giornata, devo pensare a mia figlia. Non posso lasciarla sempre con i nonni. Lei è molto buona, quando studio non mi disturba, ma è chiaro che un occhio di riguardo ci vuole sempre.” 

“Io a distanza rendo meglio”- afferma Daniela-“ i miei appunti sono molto più ordinati e non un groviglio di pensieri come prima. A livello personale poi soffro molto spesso di ansia e attacchi di panico durante gli esami in presenza, da casa, invece, sento meno pressione essendo in un ambiente a me familiare. Quando facevamo esami di presenza, essendo l’esame pubblico, chiunque poteva entrare in aula e sedersi per ascoltare. Adesso, a distanza, non sento più il fiato sul collo di prima, a stento noto i quadratini con le iniziali di ciascuno (che sarebbero i miei colleghi), l’esperienza la vivo molto meglio così.” 

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Fonte: I Siciliani – http://feedproxy.google.com/~r/isiciliani/~3/oy4WE4DqmmE/

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