“Perché Biden sta perseguendo Assange per aver detto la verità sull’Afghanistan?”

“Perché Biden sta perseguendo Assange per aver detto la verità sull’Afghanistan?”

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Perché Biden sta perseguendo Assange per aver detto la verità sull’Afghanistan?

Se lo chiedono, in un editoriale su Newsweek pubblicato il 10 settembre scorso, il linguista e filosofo Noam Chomski, l’attivista e scrittrice premio Pulitzer Alice Walker, l’ex analista militare che nel 1971 fece trapelare parte dei rapporti segreti (passati alla storia come Pentagon Papers), che svelarono il vero volto della guerra in Vietnam e per questo fu accusato di spionaggio, Daniel Ellsberg

“Mentre ci avviciniamo al 20° anniversario dell’11 settembre, nel mezzo di una straziante rivalutazione delle nostre guerre infinite, non possiamo ignorare la persecuzione del governo degli Stati Uniti nei confronti di chi ha rivelato la brutalità della guerra afghana e le menzogne ​​su cui era fondata. L’amministrazione Biden sta perseguendo ostinatamente l’estradizione di Julian Assange, che ha rivelato i motivi corrotti e le politiche catastrofiche dietro la Guerra al Terrore. Questo procedimento politico senza precedenti rappresenta una grave minaccia alla verità e alla libertà di informazione”.

Il 4 gennaio scorso la giudice britannica Vanessa Baraitser ha respinto la richiesta di estradizione da parte degli USA sulla base delle condizioni mentali del fondatore di Wikileaks, che sarebbe a rischio suicidio, affermando che le condizioni delle carceri statunitensi non garantirebbero la sicurezza dell’imputato, ma respingendo la tesi della difesa secondo cui Assange sarebbe protetto dalle garanzie legate alla libertà di espressione. Contro la decisione gli USA hanno deciso di fare appello, vincendo un primo round. I legali del governo americano potranno, quando ci saranno le udienze dell’appello vero e proprio fissate per il 27 e 28 ottobre, contestare l’uso di una perizia psichiatrica che avrebbe “fuorviato” la corte che lo scorso gennaio ha negato l’estradizione. Lord Justice Holryode ha accolto la richiesta degli Usa, affermando che i nuovi argomenti di appello presentati (oltre ai tre già ammessi) sono “almeno degni di essere discussi”.

Quando Assange ha pubblicato centinaia di migliaia di documenti militari e diplomatici classificati nel 2010, ricordano Chomski, Walker ed Ellsberg, è stata offerta all’opinione pubblica una finestra senza precedenti sulla mancanza di giustificazione e l’inutilità delle guerre in Afghanistan e Iraq. La verità è stata nascosta da una serie di bugie governative. La rivelazione di quei documenti ha mostrato ai cittadini americani cosa stava facendo il loro governo in loro nome.

A suo tempo, quando i file furono resi pubblici, l’amministrazione Obama, con Biden vice presidente, incaricò un Gran giurì di indagare, ma nel 2013 decise di non proseguire per quello che fu definito il “New York Times problem”. Il dilemma di incriminare Assange per lo stesso tipo di giornalismo investigativo che portano avanti i media mainstream. Media mainstream con cui tra l’altro Assange ha collaborato proprio in occasione degli Afghan War Logs e Iraq War Logs. New York Times, Washington Post, Guardian hanno tutte lavorato su quei file, inoltrati a Wikileaks dalla whistleblower dell’esercito americano Chelsea Manning. 

Nel 2019 il Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump ha incriminato Assange in base al fin troppo abusato Espionage act del 1917, lo stesso che portò all’incriminazione di Ellsberg. Per la cronaca Ellsberg venne scagionato in un verdetto che, come scrive Philip Di Salvo, decretò il trionfo del Primo Emendamento e della libertà di stampa, attestando il suo status di whistleblower al servizio dell’interesse pubblico e cancellando l’onta di essere considerato una spia nemica del proprio paese, anche se “la verità è più sfumata: a decidere le sorti legali di Daniel Ellsberg furono più che altro le diverse attività illegittime compiute contro di lui dal Governo durante il processo, comprese intercettazioni illegali e la perquisizione non autorizzata dell’ufficio dello psichiatra di Ellsberg” .

Per la prima volta in più di un secolo – scrive Mark Weisbrot sul  Los Angels Times – un giornalista potrebbe essere processato e incarcerato per aver pubblicato fatti che il governo degli Stati Uniti non voleva che fossero pubblicati. Assange non è accusato di aver rubato informazioni classificate. E sebbene sia incriminato ai sensi del famigerato Espionage Act del 1917, non è accusato di alcuna collusione con una potenza straniera.

Contro la decisione dell’amministrazione Trump si sono sollevate le voci critiche delle più importanti testate americane: New York Times, Wall Street Journal, USA Today, Washington Post, Los Angeles Times, che espresse in particolare anche la preoccupazione per un possibile effetto dissuasivo sui giornalisti che da quel momento ci avrebbero pensato due volte prima di accettare informazioni riservate.

I 17 capi di accusa ai sensi dell’Espionage Act derivano dal ruolo di Assange nel 2010-2011 nella pubblicazione di centinaia di migliaia di documenti militari e diplomatici classificati, che sono stati dati a WikiLeaks. C’è anche una ulteriore accusa di “cospirazione per commettere un’intrusione informatica”.

Le informazioni che Assange ha pubblicato – per le quali rischia una possibile condanna all’ergastolo – non sono nemmeno classificate come top secret. E l’accusa non sostiene che qualcuno sia stato ucciso o ferito a causa di ciò che ha fatto”.

Come detto è stata l’amministrazione Trump a decidere di perseguire Assange. Ma anche Weisbort si chiede perché Biden dovrebbe portare avanti queste accuse?  

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Assange è da due anni rinchiuso nel carcere di sicurezza di Belmarsh in UK, per aver violato le regole sul rilascio per cauzione (avrebbe dovuto restarci 50 giorni). Le condizioni in cui è stato tenuto sono state definite da Nils Melzer, relatore speciale sulla tortura per le Nazioni Unite, “torture psicologiche”.

Le principali organizzazioni americane impegnate sul fronte dei diritti umani, dei diritti civili e della libertà di espressione, tra cui ACLU, Amnesty International, Human Rights Watch, Knight First Amendment Institute, Committee to Protect Journalists, e Reporters Without Borders, hanno scritto una lettera, lo scorso febbraio, al Dipartimento di Giustizia, definendo il tentativo di processare Assange una “grave minaccia per la libertà di informazione in America e all’estero”, che mette a rischio il giornalismo, così cruciale per la democrazia. 

“Le accuse, come abbiamo già scritto in precedenza, potrebbero avere implicazioni disastrose per la libertà di stampa nel nostro paese. Il Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Biden ha ora l’opportunità e l’obbligo di porre fine a questa pericolosa farsa. Come sottolineiamo nella lettera, la strada più appropriata da percorrere è smettere di perseguire l’appello dell’estradizione e far cadere del tutto le accuse (e l’allarmante precedente che potrebbero creare). L’accusa rivolta ad Assange è una condotta che i giornalisti adottano regolarmente e che devono adottare per svolgere il lavoro di cui l’opinione pubblica ha bisogno. I giornalisti delle principali testate giornalistiche parlano con le fonti, chiedono chiarimenti o ulteriore documentazione e ricevono e pubblicano documenti che il governo considera segreti. A nostro avviso, un simile precedente in questo caso potrebbe effettivamente criminalizzare queste comuni pratiche giornalistiche”.

Nel 2010 WikiLeaks ha pubblicato il video virale “Collateral Murder“. Le immagini sono state girate girato in Iraq nel 2007 da un elicottero americano Apache, mentre sterminava almeno 12 civili, inclusi due giornalisti dell’agenzia Reuters. Altri documenti statunitensi pubblicati da WikiLeaks hanno svelato l’uccisione di 15.000 civili nella guerra in Iraq che il Pentagono non aveva dichiarato. E ancora: più di 600 civili sono stati uccisi dalle forze statunitensi ai posti di blocco. I documenti hanno rivelato anche che le forze statunitensi “hanno consegnato i detenuti a una famigerata squadra di tortura irachena”, creata e sostenuta dagli Stati Uniti.

I file militari americani dall’Afghanistan attestano che centinaia di civili sono stati uccisi dalle forze della coalizione. I file del centro di detenzione di Guantanamo Bay hanno mostrato, tra l’altro, che 150 persone innocenti erano state imprigionate lì per anni. 

Gli attivisti per i diritti umani e della libertà di informazione, così come i membri del Congresso – scrive Wiesbrot – devono tutti far sentire la propria voce rispetto a questo caso, prima che sia troppo tardi. “Il presidente Biden ha recentemente avuto molto da dire sulla lotta globale per la democrazia e di come la democrazia prospera “quando una stampa libera e indipendente persegue la verità”, come ha detto durante Memorial Day. “Ma – conclude Wiesbrot – democrazia, libertà di informazione e diritti umani iniziano in casa”.

Del caso Wikileaks e Assange parleremo nel prossimo appuntamento di Valigia Blu Live, in diretta venerdì 24 settembre alle ore 18.30 sul gruppo Facebook  “Valigia Blu Community”. Insieme ad Arianna Ciccone ci saranno la giornalista d’inchiesta Stefania Maurizi, tra i giornalisti internazionali ad aver indagato su tutti i documenti segreti di Wikileaks, che ha appena pubblicato per Chiarelettere il libro “Il potere segreto – Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks”, e Fabio Chiusi giornalista e autore tra l’altro di “Nessun segreto – Guida minima a Wikileaks, l’organizzazione che ha cambiato per sempre il rapporto tra Internet, informazione e potere”.

L’incontro sarà poi disponibile anche in versione podcast qui e sul nostro canale YouTube.

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Immagine anteprima Elekhh, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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Fonte: Valigia Blu – https://www.valigiablu.it/biden-afghanistan-assange-processo-estradizione/ – per l’indicazione esatta dell’autore fare riferimento a questo link che contiene il post originale.

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