Leghisti e no-vax: due estremismi a confronto, con l’empatia come antidoto a entrambi.

Deluso e sorpreso dalle invettive di amici di vecchia data che mi associano al nazismo per le mie convinzioni sull’utilità e la necessità dell’obbligo vaccinale, mi è capitato di riflettere su una analogia speculare per chi si attesta su convinzioni antiscientifiche.

Da vittima delle invettive sulla presunta “dittatura sanitaria” la mia conclusione è che la similitudine perfetta per associare i no-vax a un estremismo politico è quella del leghismo.

Come il leghista, anche il no-vax pensa che la sua libertà venga prima di tutto, e che sia una libertà illimitata, che non termina dove comincia quella altrui. Siamo “padroni a casa nostra”, facciamo quel che ci pare, supportiamo le teorie più bislacche e poi se qualcuno dei più deboli ci resta sotto “me ne frego”. Me ne frego del bambino migrante che muore affogato, me ne frego del bambino immunodepresso che non PUÒ vaccinarsi, e rischia le forme più gravi di contagio perché attorno a lui ci sono compagni di classe, adulti e insegnanti che non VOGLIONO vaccinarsi.

Il leghista scarica il danno sociale e il rischio di vita sui più poveri di risorse. Il no-vax lo scarica su quelli più poveri di anticorpi. Il leghista vuole fare il federalismo fiscale con i soldi dei meridionali trapiantati al nord, il no-vax vuole godere dell’immunità comunitaria, ma con i vaccini fatti dagli altri. Gli sta bene vivere in un mondo più vaccinato, ma non vuole far parte di quel mondo e si limita a goderne i benefici dall’esterno. Sa bene che senza il vaccino ci sarebbe stata una strage evitabile, ma vuole essere protetto dal vaccino facendo correre agli altri i rischi correlati, senza dover affrontare in prima persona il rischio comunque minimo e risibile di avere la febbre per tre giorni e sottrarre tre giorni di vita al libero esercizio dell’egoismo antisociale, o un rischio di morte che dal confronto tra i dati dell’AIFA e quelli dell’ISTAT risulta inferiore di vari ordini di grandezza rispetto al rischio che si accetta ogni volta che si sale in un’automobile.

Il leghista, come il no-vax, non si pone mai la questione della responsabilità sociale delle sue azioni, non lo sfiora minimamente la domanda “CHE COSA ACCADREBBE SE TUTTI FACESSERO COME ME? Morirebbe più gente o meno gente?” L’importante è l’autotutela, il contributo alla comunità è un optional. Anche perché la comunità che sceglie di solito è quella di chi la pensa come lui.

Il leghista, come il no-vax, non pensa al bene comune della società (che richiede un impegno individuale, e a volte richiede anche di correre dei rischi calcolati e ragionati) e pensa solo alla tutela della sua piccola tribù.

Il leghista, come il no-vax, si fa beffe della realtà fattuale e delle sue rappresentazioni più accurate, liquida con sufficienza il lavoro di chi si fa in quattro per raccogliere dati e statistiche in modo da prendere decisioni informate e basate su dati di realtà. Il primo è convinto che i migranti gli rubano i soldi anche se l’ISTAT, dati alla mano, dice che invece danno un contributo positivo all’economia, tengono in piedi le casse dell’INPS e aiutano i suoi nonni a intascare la loro pensione per non morire di fame, il secondo è convinto che il vaccino sia parte di un feroce complotto assassino anche se tutte le agenzie nazionali, europee e mondiali del farmaco, tutte le università del mondo e tutti gli organismi di farmacovigilanza gli dicono, dati e statistiche alla mano, che i vaccini stanno proteggendo anche lui da un rischio sanitario e aiutano i suoi nonni a non infettarsi per non morire di Covid.

Il leghista, come il no-vax, rifiuta qualunque ragionamento logico e razionale basato su dati di realtà, se ne fotte delle scienze sociali se lo invitano a considerare i vantaggi della società multiculturale e se ne fotte della scienza medica se lo invita a considerare i vantaggi del vaccino. Ma si diverte molto a sentirsi libero e ribelle mentre si accanisce a perculare, umiliare, molestare e sminuire non la pensa come lui, sventolando con orgoglio sulle barricate dell’ignoranza la bandiera di una finta libertà, che è libertà solo per alcuni, pagata con rischi maggiori di morte e malattia per sé e per altri che subiscono le conseguenze di questo uso distorto e irresponsabile della libertà.

Il leghista fa il finto ribelle euroscettico ma poi governa con Draghi. Il no-vax fa il finto ribelle contro “Big Pharma” ma poi ingozza i figli di antibiotici al primo starnuto e interrompe il ciclo a metà al primo mal di pancia, fottendosene degli effetti collaterali e dei danni a lungo termine della tachipirina, degli antibiotici, e di tante altre medicine che nel loro insieme fanno danni infinitesimali per un bene infinitamente superiore al danno, e che fortunatamente non sono state colpite dallo stesso pregiudizio antiscientifico e antisociale che si è scatenato contro i vaccini.

Il leghista è un ipocrita, che dimentica i tempi in cui tifava padania e invitava ad usare il tricolore al bagno, sempre e comunque per fare i suoi interessi e proteggere quelli della sua tribù. Il no-vax è un ipocrita, che dimentica i tempi in cui correva a fare l’esavalente e adempieva all’obbligo vaccinale per i suoi figli senza battere ciglio, sempre e comunque per fare i suoi interessi e proteggere quelli della sua tribù.

Il leghista fa i propri interessi demonizzando chi non la pensa come lui, chiama zecche e comunisti quelli che contraddicono le sue scempiaggini antisociali, e per dare tono di verità nobile a queste scemenze si circonda di cialtroni pronti a sfornare a comando bufale razziste, che mettono in pericolo la vita di persone socialmente più deboli.

Il no-vax fa i propri interessi demonizzando chi non la pensa come lui, chiama dittatori e nazisti quelli che contraddicono le sue scempiaggini antiscientifiche, e per dare tono di verità nobile a queste scemenze si circonda di cialtroni pronti a sfornare a comando bufale complottiste, che mettono in pericolo la vita di persone immunologicamente più deboli.

Il leghista fa la vittima e piange puntando il dito sugli altri quando interagisce con gente civile e democratica, e qualcuno lo manda dove merita con toni discutibili e presupposti indiscutibili, perché alla fine troppo leghismo antisociale diventa intollerabile. Il no-vax fa la vittima e piange puntando il dito sugli altri quando interagisce con gente che si fida della scienza e qualcuno lo manda dove merita con toni discutibili e presupposti indiscutibili, perché alla fine troppo complottismo antiscientifico diventa intollerabile.

Ciò premesso, va detto che il leghismo non si sconfigge trasformando in nemici i leghisti, perché il leghismo prospera anche e soprattutto grazie alla cultura del leghismo, che è cultura del nemico, dell’odio, della frattura, del pregiudizio. Il leghismo si sconfigge mettendo in mano alle persone gli strumenti per emanciparsi, evolversi ed elevarsi verso una  prospettiva più alta e più ampia di quella indicata dei leader leghisti, per condividere una visione di progresso e intravedere un destino comune migliore per tutti. Un progresso da perseguire anche se richiede a ciascuno la condivisione del rischio di un impegno altruista, un rischio individuale che appare sempre più trascurabile man mano che si scoprono i vantaggi sociali collettivi della solidarietà, che oggi non ci viene richiesta soltanto in ambito sociale, ma anche in ambito vaccinale. E un ragionamento analogo si può applicare ai no-vax, che non sono la parte malata della società, ma una parte di una società malata. Di ignoranza, di violenza, di una cronica carenza di empatia.

L’estremismo egoista, antisociale e l’egoismo antiscientifico sono dei fenomeni devianti e dannosi per tutti che non si sconfiggono con la cultura dell’odio, ma con la cultura della solidarietà e dell’empatia.

Per questo motivo sento di voler rifiutare il rancore verso chi mi chiama borioso nazista senza cogliere pienamente la portata di queste affermazioni, gli effetti che hanno su di me e la frattura che aprono in una relazione di amicizia. Preferisco esprimere solidarietà verso chi perderà il lavoro, il salario, il rispetto degli altri, la salute e la vita per la sua testarda ostinazione in convinzioni antiscientifiche, che per quanto assurde comunque non meritano uno stigma sociale superiore a quello di chi pratica altre forme organizzate di negazione della scienza come l’omeopatia, la chiromanzia o l’urinoterapia.

Mi sento solidale verso tutti i disoccupati: quelli che lo diventano per i capricci del mercato e quelli rischiano di diventarlo per i capricci dei fenomeni anticulturali di massa, che a volte esplodono e ci travolgono a prescindere dalla loro fondatezza scientifica e sanno diventare persuasivi e credibili a prescindere dalla nostra preparazione culturale, come dimostra l’incidenza non trascurabile dell’esitazione vaccinale tra il personale sanitario.

Sento che uno Stato pronto a prendersi cura di tutti a priori con una campagna vaccinale non può ignorare la necessità di interventi socioeconomici a posteriori, e deve assumersi la responsabilità di alleviare situazioni evitabili in teoria ma non evitate in pratica, come il cancro dei fumatori, il progressivo disadattamento sociale dei ludopati, i rischi di povertà, disoccupazione ed esclusione sociale dei no-vax.

Politicamente credo nell’approccio scientifico come la base migliore per costruire nuova conoscenza, e nel consenso della comunità scientifica come la base più solida di realtà su cui appoggiare politiche sociali e sanitarie.

Culturalmente credo nella forza sociale della solidarietà, che è quella che mi ha spinto a vaccinarmi riconoscendo ai benefici collettivi un peso infinitamente maggiore di quello dei rischi individuali che ho accettato di correre.

Ma questo meccanismo non si è attivato perché qualcuno mi ha “blastato” sui social augurandomi di restare rinchiuso come un sorcio, nemmeno perché qualcun altro ha festeggiato il mio licenziamento o ha espresso soddisfazione vedendomi subire i danni di scelte che danneggiano tutti a partire da me, e neppure perchè qualcuno ha reagito con la rabbia della rivalsa per la morte di un mio parente solo perché si era convinto di idee sbagliate, come è accaduto ai famliari di Kristen Lowery.

lowey

In questa emergenza che non è solo sanitaria, ma anche sociale e comunicativa, l’abbrutimento non colpisce solo le orde dell’antiscienza amplificate dai mass-media, che ci impediscono di vedere e capire i dubbi e l’esitazione delle grandi masse di incerti, ma travolge anche gli “avvoltoi vaccinisti” che ballano una danza macabra sulle tombe dei no-vax, costringendo le loro famiglie a ritirarsi dalla sfera pubblica dei social.

L’onda di disumanità che spazza via ogni empatia coinvolge anche persone che piegano le ragioni della scienza alle loro idiosincrasie per trasformarle in rabbiosa tifoseria, persone che legittimano l’irragionevolezza di chi sfoga il proprio istinto di rivalsa su chi ha già pagato per le sue scelte il prezzo più alto che si possa immaginare, persone che si spogliano di ogni empatia, umanità e sensibilità per nobilitare il cinismo di chi si schiera dalla parte del virus quando colpisce e uccide chi gli ha dato torto sull’utilità dei vaccini.

Oltre ad avere una conferma diretta delle teorie di Cipolla sulla presenza omogenea degli stupidi in ogni comunità umana, l’abbrutimento della comunicazione su tutti i fronti che inquina il dibattito sociale su questioni scientifiche mi conferma che la politica serve a poco senza una buona scienza, la scienza serve a pochi senza una buona comunicazione, la comunicazione non serve a nulla senza una buona empatia.

Cari amici no-vax, chiamatemi pure borioso professorino, dittatore sanitario, nazivaccinista, complice dei poteri forti e minaccia per la vita dei vostri figli: odiatemi quanto vi pare, ma da parte mia sarò un disertore nella vostra guerra delle opinioni. Con un’azione di disarmo unilaterale decido di contraddirvi senza odiarvi, di sorridere dell’assurdo senza ridere di voi, di combattere la vostra disinformazione chiedendo che siano protetti e aiutati anche i disinformti, di avversare la dipendenza da tabacco, alcool, eroina e bufale senza considerare un nemico chi le subisce e senza festeggiare per ogni cancro ai polmoni, cirrosi epatica, overdose o contagio mortale di antivaccinisti.

La scienza in una mano, l’empatia nell’altra. Rigore nella ricerca e rispetto nei rapporti umani. Comprensione scientifica dei virus in laboratorio e comprensione umana di chi rimane sedotto dalle menzogne. Sforzo della comunità scientifica da usare come trampolino di progresso per tutti e non come clava da usare contro alcuni per vincere guerre di opinione sui social. Il metodo scientifico potenziato dal metodo gandhiano: credo sinceramente che sia questa la strettissima via d’uscita dalla situazione conflittuale, aggressiva, violenta, rischiosa e caotica in cui ci troviamo.

Offeso, ferito, arrabbiato e sorpreso dalle invettive di amici di vecchia data che mi associano al nazismo per le mie convinzioni sull’utilità e la necessità dell’obbligo vaccinale, mi è capitato di riflettere su una analogia speculare per chi si attesta su convinzioni antiscientifiche.

Sa vittima delle invettive sulla presunta “dittatura sanitaria” la mia conclusione, è che la similitudine perfetta per associare i no-vax a un estremismo politico è quella del leghismo.

Come il leghista, anche il no-vax pensa che la sua libertà venga prima di tutto, e che sia una libertà illimitata, che non termina dove comincia quella altrui. Siamo “padroni a casa nostra”, facciamo quel che ci pare, supportiamo le teorie più bislacche e poi se qualcuno dei più deboli ci resta sotto “me ne frego”.  Me ne frego del bambino migrante che muore affogato, me ne frego del bambino immunodepresso che non PUÒ vaccinarsi, e rischia le forme più gravi di contagio perché attorno a lui ci sono compagni di classe, adulti e insegnanti che non VOGLIONO vaccinarsi.

Il leghista scarica il danno sociale e il rischio di vita sui più poveri di risorse. Il no-vax lo scarica su quelli più poveri di anticorpi. Il leghista vuole fare il federalismo fiscale con i soldi dei meridionali trapiantati al nord, il no-vax vuole godere dell’immunità comunitaria, ma con i vaccini fatti dagli altri. Gli sta bene vivere in un mondo più vaccinato, ma non vuole far parte di quel mondo e si limita a goderne i benefici dall’esterno. Sa bene che senza il vaccino ci sarebbe stata una strage evitabile, ma vuole essere protetto dal vaccino facendo correre agli altri i rischi correlati, senza dover affrontare in prima persona il rischio comunque minimo e risibile di avere la febbre per tre giorni e sottrarre tre giorni di vita al libero esercizio dell’egoismo antisociale, o un rischio di morte che dal confronto tra i dati dell’AIFA e quelli dell’ISTAT risulta inferiore di vari ordini di  grandezza rispetto al rischio che si accetta ogni volta che si sale in un’automobile.

Il leghista, come il no-vax, non si pone mai la questione della responsabilità sociale delle sue azioni, non lo sfiora minimamente la domanda “CHE COSA ACCADREBBE SE TUTTI FACESSERO COME ME? Morirebbe più gente o meno gente?” L’importante è l’autotutela, il contributo alla comunità è un optional. Anche perché la comunità che sceglie di solito è quella di chi la pensa come lui.

Il leghista, come il no-vax, non pensa al bene comune della società (che richiede un impegno individuale, e a volte richiede anche di correre dei rischi calcolati e ragionati) e pensa solo alla tutela della sua piccola tribù.

Il leghista, come il no-vax, si fa beffe della realtà fattuale e delle sue rappresentazioni più accurate, liquida con sufficienza il lavoro di chi si fa in quattro per raccogliere dati e statistiche in modo da prendere decisioni informate e basate su dati di realtà. Il primo è convinto che i migranti gli rubano i soldi anche se l’ISTAT, dati alla mano, dice che invece danno un contributo positivo all’economia, tengono in piedi le casse dell’INPS e aiutano i suoi nonni a intascare la loro pensione per non morire di fame, il secondo è convinto che il vaccino sia parte di un feroce complotto assassino anche se tutte le agenzie nazionali, europee e mondiali del farmaco, tutte le università del  mondo e tutti gli organismi di farmacovigilanza gli dicono, dati e statistiche alla mano, che i vaccini stanno proteggendo anche lui da un rischio sanitario e aiutano i suoi nonni a non infettarsi per non morire di Covid.

Il leghista, come il no-vax, rifiuta qualunque ragionamento logico e razionale basato su dati di realtà, se ne fotte delle scienze sociali se lo invitano a considerare i vantaggi della società multiculturale e se ne fotte della scienza medica se lo invita a considerare i vantaggi del vaccino. Ma si diverte molto a sentirsi libero e ribelle mentre si accanisce a perculare, umiliare, molestare e sminuire non la pensa come lui, sventolando con orgoglio sulle barricate dell’ignoranza la bandiera di una finta libertà, che è libertà solo per alcuni, pagata con rischi maggiori di morte e malattia per sé e per altri che subiscono le conseguenze di questo uso distorto e irresponsabile della libertà.

Il leghista fa il finto ribelle euroscettico ma poi governa con Draghi. Il no-vax fa il finto ribelle contro “Big Pharma” ma poi ingozza i figli di antibiotici al primo starnuto e interrompe il ciclo a metà al primo mal di pancia, fottendosene degli effetti collaterali e dei danni a lungo termine della tachipirina, degli antibiotici, e di tante altre medicine che nel loro insieme fanno danni infinitesimali per un bene infinitamente superiore al danno, e che fortunatamente non sono state colpite dallo stesso pregiudizio antiscientifico e antisociale che si è scatenato contro i vaccini.

Il leghista è un ipocrita, che dimentica i tempi in cui tifava padania e invitava ad usare il tricolore al bagno, sempre e comunque per fare i suoi interessi e proteggere quelli della sua tribù. Il no-vax è un ipocrita, che dimentica i tempi in cui correva a fare l’esavalente e adempieva all’obbligo vaccinale per i suoi figli senza battere ciglio, sempre e comunque per fare i suoi interessi e proteggere quelli della sua tribù.

Il leghista fa i propri interessi demonizzando chi non la pensa come lui, chiama comunisti quelli che contraddicono le sue scempiaggini antisociali, e per dare tono di verità nobile a queste scemenze si circonda di cialtroni pronti a sfornare a comando bufale razziste, che mettono in pericolo la vita di persone socialmente più deboli.

Il no-vax fa i propri interessi demonizzando chi non la pensa come lui, chiama dittatori e nazisti quelli che contraddicono le sue scempiaggini antiscientifiche, e per dare tono di verità nobile a queste scemenze si circonda di cialtroni pronti a sfornare a comando bufale complottiste, che mettono in pericolo la vita di persone immunologicamente più deboli.

Il leghista fa la vittima e piange puntando il dito sugli altri quando interagisce con gente civile e democratica, e qualcuno lo manda dove merita con toni discutibili e presupposti indiscutibili, perché alla fine troppo leghismo antisociale diventa intollerabile. Il no-vax fa la vittima e piange puntando il dito sugli altri quando interagisce con gente che si fida della scienza e qualcuno lo manda dove merita con toni discutibili e presupposti indiscutibili, perché alla fine troppo complottismo antiscientifico diventa intollerabile.

A conclusione di questa analogia, va detto che il leghismo non si sconfigge trasformando in nemici i leghisti, perché il leghismo prospera anche e soprattutto grazie alla cultura del leghismo, che è cultura del nemico, dell’odio, della frattura, del pregiudizio. Il leghismo si sconfigge mettendo in mano alle persone gli strumenti per emanciparsi, evolversi ed elevarsi verso una  prospettiva più alta e più ampia di quella indicata dei leader leghisti, per condividere una visione di progresso e intravedere un destino comune migliore per tutti. Un progresso da perseguire anche se richiede a ciascuno la condivisione del rischio di un impegno altruista, un rischio individuale che appare sempre più trascurabile man mano che si scoprono i vantaggi sociali collettivi della solidarietà, che oggi non ci viene richiesta soltanto in ambito sociale, ma anche in ambito vaccinale. E un ragionamento analogo si può applicare ai no-vax, che non sono la parte malata della società, ma una parte di una società malata. Di ignoranza, di violenza, di una cronica carenza di empatia.

L’estremismo egoista, antisociale e l’egoismo antiscientifico sono dei fenomeni devianti e dannosi per tutti che non si sconfiggono con la cultura dell’odio, ma con la cultura della solidarietà e dell’empatia.

Per questo motivo sento di voler rifiutare rancore verso chi mi chiama borioso nazista senza cogliere pienamente la portata delle sue affermazioni, la ferita che aprono nella mia sensibilità e la frattura che aprono in una relazione di amicizia. Preferisco esprimere solidarietà verso chi perderà il lavoro, il salario, il rispetto degli altri, la salute e la vita per la sua testarda ostinazione in convinzioni antiscientifiche, che per quanto assured comunque non meritano uno stigma sociale superiore a quello di chi pratica altre forme organizzate di negazione della scienza come l’omeopatia, la chiromanzia o l’urinoterapia.

Mi sento solidale verso tutti i disoccupati: quelli che lo diventano per i capricci del mercato e quelli che lo diventano per i capricci dei fenomeni anticulturali di massa, che a volte esplodono e ci travolgono a prescindere dalla loro fondatezza scientifica e sanno diventare persuasivi e credibili a prescindere dalla nostra preparazione culturale, come dimostra l’incidenza non trascurabile dell’esitazione vaccinale tra il personale sanitario.

Sento che uno Stato pronto a prendersi cura di tutti a priori con una campagna vaccinale non può ignorare alla necessità di interventi socioeconomici a posteriori, e deve assumersi la responsabilità di alleviare situazioni evitabili in teoria ma non evitate in pratica, come il cancro dei fumatori, il progressivo disadattamento sociale dei ludopati, i rischi di povertà, disoccupazione ed esclusione sociale dei no-vax.

Politicamente credo nell’approccio scientifico come lo strumento migliore per costruire nuova conoscenza, e nel consenso della comunità scientifica come la base più solida su cui appoggiare politiche sociali e sanitarie.

Culturalmente credo nella forza sociale della solidarietà, che è quella che mi ha spinto a vaccinarmi riconoscendo ai benefici collettivi un peso infinitamente maggiore di quello dei rischi individuali che ho accettato di correre.

Ma questo meccanismo non si è attivato perché qualcuno mi ha “blastato” sui social augurandomi di restare rinchiuso come un sorcio, nemmeno perché qualcun altro ha festeggiato il mio licenziamento o ha espresso soddisfazione vedendomi subire i danni di scelte che danneggiano tutti a partire da me, e neppure perchè qualcuno ha esultato per la morte di un mio parente solo perché si era convinto di idee sbagliate.

In questa emergenza che non è solo sanitaria, ma anche sociale e comunicativa, l’abbrutimento non colpisce solo le orde dell’antiscienza amplificate dai mass-media che ci impediscono di capire i dubbi e l’esitazione delle grandi masse di incerti, ma travolge anche gli “avvoltoi vaccinisti” che ballano una danza macabra sulle tombe dei no-vax, costringendo le loro famiglie a ritirarsi dalla sfera pubblica dei social.

L’onda di disumanità che spazza via ogni empatia coinvolge anche persone che piegano le ragioni della scienza alle loro idiosincrasie per trasformarle in rabbiosa tifoseria, legittimano l’irragionevolezza di chi sfoga il proprio istinto di rivalsa su chi ha già pagato per le sue scelte il prezzo più alto che si possa immaginare, si spogliano di ogni empatia, umanità e sensibilità per nobilitare il cinismo di chi si schiera dalla parte del virus quando colpisce e uccide chi gli ha dato torto sull’utilità dei vaccini.

Oltre ad avere una conferma diretta delle teorie di Cipolla sulla presenza omogenea degli stupidi in ogni comunità umana, l’abbrutimento della comunicazione su tutti i fronti che inquina il dibattito sociale su questioni scientifiche mi conferma che la politica serve a poco senza una buona scienza, la scienza serve a pochi senza una buona comunicazione, la comunicazione non serve a nulla senza una buona empatia.

Cari amici no-vax, chiamatemi pure borioso professorino, dittatore sanitario, nazivaccinista, complice dei poteri forti e minaccia per la vita dei vostri figli: odiatemi quanto vi pare, ma da parte mia sarò un disertore nella vostra guerra delle opinioni. Con un’azione di disarmo unilaterale decido di contraddirvi senza odiarvi, di sorridere dell’assurdo senza ridere di voi, di combattere la vostra disinformazione chiedendo che siano protetti e aiutati anche i disinformti, di avversare la dipendenza da tabacco, alcool, eroina e bufale senza considerare un nemico chi le subisce e senza festeggiare per ogni cancro ai polmoni, cirrosi epatica, overdose o contagio mortale di antivaccinisti.

La scienza in una mano, l’empatia nell’altra. Rigore nella ricerca e rispetto nei rapporti umani. Comprensione scientifica dei virus in laboratorio e comprensione umana di chi rimane sedotto dalle menzogne. Sforzo della comunità scientifica da usare come trampolino di progresso per tutti e non come clava da usare contro alcuni per vincere guerre di opinione sui social. Il metodo scientifico potenziato dal metodo gandhiano: credo sinceramente che sia questa la strettissima via d’uscita dalla situazione conflittuale, aggressiva, violenta, rischiosa e caotica in cui ci troviamo.

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Fonte: Matita Rossa – http://gubitosa.blogautore.espresso.repubblica.it/2021/09/26/leghistinovax/

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