WeeklyLeaks #3: free press, free Assange

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Da oggi è online il terzo numero di #WeeklyLeaks, la rivista autoprodotta dai sostenitori di Julian Assange. Un free press a distribuzione gratuita che il 27 e 28 ottobre sarà diffuso davanti all’Alta corte di giustizia britannica, in concomitanza con l’udienza di appello richiesta dall’amministrazione statunitense per opporsi al rifiuto di estradare Assange negli USA.

Un foglio di informazione militante a difesa dei diritti umani e del giornalismo che he già oggi possiamo scaricare, leggere e stampare nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei sindacati e nei partiti politici. Al suo interno contributi di John Pilger e Noam Chomsky, approfondimenti sui retroscena della guerra in Afghanistan rivelati da Wikileaks, dettagli sulle iniziative del governo statunitense per ottenere l’estradizione del giornalista, le rivelazioni sui piani della CIA per l’eliminazione fisica di Assange nel caso in cui l’estradizione fosse diventata un’opzione non percorribile.

Un numero dedicato a Craig Murray, il diplomatico britannico incarcerato con accuse pretestuose, dopo aver denunciato gli abusi del sistema giudiziario britannico nel caso Assange, e le sistematiche violazioni dei diritti umani in Uzbekistan che il governo britannico e l’amministrazione statunitense volevano far passare sotto silenzio.

Assange è attualmente detenuto nel carcere londinese di Belmarsh (descritto come “la Guantanamo britannica”), dopo aver divulgato tramite Wikileaks milioni di documenti classificati, tra cui video con civili e giornalisti massacrati in Iraq per mano di militari statunitensi, dettagli sulle condizioni di detenzione nel carcere di Guantanamo, lo spionaggio internazionale della NSA che intercettava i capi di governo europei, la censura segreta operata in Australia per eliminare su Internet contenuti leciti sgraditi al governo, la lista dei militanti del Partito Nazionalista Britannico di estrema destra che ha esposto alti ufficiali di esercito e polizia, le operazioni di aziende informatiche milanesi che vendevano a stati canaglia dei software per controllare l’attività degli smartphone, le tecnologie per la sorveglianza di massa imposte in Russia ai fornitori di servizi internet dal ministero dell’Interno e dai servizi segreti, e perfino i documenti con i piani segreti del Pentagono per fermare Wikileaks.

Uno così dovrebbe vincere un premio, e non essere rinchiuso come un terrorista. E infatti per l’attività di Wikileaks Julian Assange ha vinto una dozzina di prestigiosi premi giornalistici e sei nomination al Nobel per la Pace, ricevute puntualmente ogni anno dal 2010 al 2015. Ma la sua vita continua ad essere in pericolo a causa di un’opinione pubblica distratta, di un sistema mediatico assente dopo aver beneficiato delle rivelazioni di Wikileaks senza poi schierarsi a difesa del giornalista a cui dovevano i loro scoop, e dei governi intenzionati a vendicarsi dei panni sporchi esposti in pubblico da Assange, contando sul silenzio complice di paesi alleati e istituzioni compiacenti che difendono i diritti umani a giorni alterni, secondo logiche di convenienza.

Per rompere questo muro di silenzio, il prossimo martedì 26 ottobre alle 16 le associazioni Italiani per Assange, Peacelink, #Diem25 Italia e US Citizens for Peace and Justice organizzano presso la Camera dei Deputati la conferenza stampa “JULIAN ASSANGE: il giornalismo a processo”, che sarà accessibile anche in diretta streaming su http://webtv.camera.it

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Fonte: Matita Rossa – http://gubitosa.blogautore.espresso.repubblica.it/2021/10/23/weeklyleaks/

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