La “tangenzialina” di Bormio e i progetti di Regione Lombardia in vista delle Olimpiadi 2026

In Lombardia le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 stanno funzionando da pretesto per “tirare fuori dai cassetti” e realizzare progetti infrastrutturali fermi anche da vent’anni, consumando così nuovo suolo. Il tutto attraverso spedite procedure di valutazione degli impatti ambientali che fanno capo alla sola Regione. È il caso della cosiddetta “tangenzialina” di Bormio (SO), progettata all’interno della piana agricola dell’Alute, nelle immediate vicinanze del torrente Frodolfo, affluente dell’Adda.

Il 26 gennaio 2022 il Consiglio comunale di Bormio ha infatti approvato lo “schema di accordo” con la Regione e la società Concessioni autostradali lombarde Spa (Cal Spa, al 50% di Anas e al 50% di Aria Spa, ovvero Regione Lombardia) per la progettazione e realizzazione della tangenziale, considerata “funzionale allo svolgimento delle Olimpiadi invernali” nonché d’interesse per l’ente locale perché in grado di “alleggerire il traffico veicolare che attualmente grava sull’abitato”.

Un chilometro di asfalto al costo di sette milioni di euro, a debito della Regione. La Fondazione Milano-Cortina 2026 ha assegnato alla variante tre punti su cinque per “Importanza per la viabilità dei Giochi”, ipotizzando che questa possa anche “agevolare l’accesso ai parcheggi posti a Sud della pista Stelvio”. La Fondazione vorrebbe infatti occupare 45.000 metri quadrati di superficie per un parcheggio da 1.500 posti. Periodo di utilizzo 40 giorni, dal 15 gennaio al 25 febbraio 2026. L’area risulta “ancora da individuare”.

Per “mitigare” e “compensare” gli impatti ambientali della tangenziale, l’amministrazione guidata dalla sindaca Silvia Cavazzi, in carica dal 4 ottobre 2021, avrebbe “insistito” -come si legge nella delibera consiliare di fine gennaio– per “adeguare il tracciato dell’infrastruttura”. Come? “Rendendolo maggiormente aderente all’argine del torrente Frodolfo”, che però fa parte della rete ecologica regionale ed è un corridoio di biodiversità.

L’idea della “tangenzialina” risale a più di 30 anni fa, con i primi riferimenti all’opera riportati già nella “Legge Valtellina” del 1990, approvata a seguito dell’alluvione del 1987.
Dopo diverse fasi preliminari il progetto definitivo è stato predisposto nel 2011 e inserito nel Piano di governo del territorio del Comune di Bormio e lì è rimasto “dormiente” e senza fondi fino all’agosto 2020, quando Regione Lombardia lo ha incluso (come “Completamento tangenziale di Bormio”) tra le “infrastrutture e sistemi di mobilità per le Olimpiadi”. Per meglio dire lo ha proprio “tirato fuori dal cassetto in cui giaceva”, per citare il direttore generale Infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile di Regione Lombardia, Aldo Colombo, intervenuto a Bormio a fine dicembre 2021.

“Il primo obiettivo era il rilancio dell’economia -ha dichiarato il dirigente regionale-. Volevamo far partire in questi anni velocemente dei cantieri che dessero spazio alle imprese, tendenzialmente lombarde, che hanno buone prospettive dall’attività edilizia. A questo si univa la prospettiva olimpica: conditio sine qua non è che l’opera venga ultimata prima dell’inizio delle Olimpiadi, sennò poco si congegnava con gli obiettivi”. Ecco perché, non appena insediata, la sindaca di Bormio è stata chiamata da Regione per “sollecitarmi nel dare una risposta su questo intervento”. Si tratterebbe come detto di un chilometro di strada largo almeno 9,5 metri, “interamente a monte della scarpa dell’argine alto del Frodolfo”, che da una nuova, ulteriore, rotonda realizzata lungo la Statale 38, poco prima del ponte di Santa Lucia, devierebbe nella piana dell’Alute, fino all’innesto nei pressi del cimitero nuovo e più avanti al “ponte delle bandiere”. Accanto alla tangenziale dovrebbe nascere anche una ciclopedonale, di poco più lunga (1,17 chilometri).

Il progetto definitivo della “tangenzialina” di Bormio del novembre 2011 – Fonte: Regione Lombardia, 2022

La “restituzione fotorealistica” dal progetto definitivo della “tangenzialina” del novembre 2011 – Fonte: Regione Lombardia, 2022

La planimetria allegata allo “schema di accordo” votato dal Consiglio comunale di Bormio il 26 gennaio è quella del progetto definitivo datato novembre 2011 (vedi sopra) ma la sindaca Cavazzi, intervistata da Altreconomia, sostiene che l’amministrazione locale proporrà nelle fasi di discussione e autorizzazione dell’opera un tracciato diverso, più “aderente all’argine del torrente Frodolfo” (pubblichiamo la riproduzione mostrata dalla sindaca) al fine di tutelare le “terre più fertili che sono quelle lontane dal fiume”.

Il percorso “alternativo” che l’amministrazione comunale ha dichiarato di voler proporre alla Regione, “aderente” al torrente Frodolfo. Fonte: amministrazione comunale di Bormio, 2022

L’annunciata iniziativa, che la sindaca garantisce si svolgerà nel “rispetto dell’area golenale”, appare però in contraddizione con i principi di tutela e di vincolo delle fasce di rispetto di 150 metri dai corsi d’acqua (in alcuni punti si infatti è anche al di sotto dei 40 metri). Della questione si occupa ogni anno il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), pubblicando proprio un indicatore specifico del consumo di suolo entro i 150 metri dai corpi idrici nel rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, a cura di Michele Munafò (Ispra). “A livello nazionale nell’ultimo anno sono stati coperti artificialmente altri 77 ettari delle fasce fluviali o lacustri -spiega Munafò-, di cui 18 in Lombardia, 16 in Veneto e 6 ettari in Piemonte e nelle Marche”. Non sono interventi “neutri”. “Il consumo di suolo andrebbe evitato in corrispondenza dei corsi d’acqua per tutelare aree particolarmente delicate e che garantiscono preziosi servizi ecosistemici -continua Munafò-. Inoltre c’è anche una valenza di riduzione della pericolosità idraulica: i corsi d’acqua infatti sono vivi, devono poter espandersi, modificare il proprio alveo, non essere rinchiusi con sponde cementificate”.

È anche per queste ragioni che diverse associazioni e organizzazioni impegnate nella tutela del paesaggio -incluso il Gruppo di intervento giuridico (Grig)- hanno richiesto già dalla primavera 2021 al ministero della Transizione ecologica di includere la tangenziale in un’unica procedura di Valutazione ambientale strategica (VAS) a livello nazionale, insieme a tutti gli altri interventi “pro Olimpiadi”. “È una procedura fondamentale e tutelante per comprendere gli impatti ambientali ed economico sociali di un complesso di opere che vanno a interferire con habitat di grande rilievo nonché contesti già esistenti”, spiega Stefano Deliperi, presidente del Grig. Che si domanda: “Quest’opera, come tante altre tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, ha un senso? O è l’ennesima e inutile tangenziale, svincolo, viadotto? Per fugare ogni dubbio c’è la procedura di VAS. Altrimenti bisogna finirla con questa overdose di opere pubbliche che non servono. Non lamentiamoci poi dei tagli ai servizi e alla spesa sociale”. La mancata attivazione potrebbe produrre “illegittimità a cascata sotto il profilo giuridico”, continua Deliperi, che ipotizza come ricaduta anche il blocco dei fondi.

Sulla procedura autorizzativa si gioca un pezzo importante della partita infrastrutturale delle Olimpiadi 2026. Regione Lombardia punta tutto, nel caso della tangenziale di Bormio, sul Procedimento autorizzatorio unico regionale (Paur), vestendo contemporaneamente l’abito di soggetto proponente ed ente valutatore. Tanto da spingersi, prima ancora di valutare l’opera, a prevedere nel cronoprogramma allegato alla convenzione la positiva conclusione del Paur e il giorno dell’approvazione del progetto definitivo, il 25 novembre 2022. È quella “conditio sine qua non” di cui Colombo ha dato conto schiettamente.

Le associazioni ambientaliste non ci stanno e hanno deciso di inviare una nuova istanza per attivare la Vas al ministero -oggi “pesce in barile”, lamenta Deliperi-, mettendo in copia conoscenza anche la Commissione europea. Intanto Italia Nostra Sondrio il 22 febbraio ha scritto al prefetto, al ministero dell’Interno e alla sindaca di Bormio, affinché “l’Amministrazione comunale provveda di dotarsi di un regolamento attuativo per le consultazioni referendarie della popolazione”, facendo esprimere i cittadini.

Secondo Guido Morcelli, referente a Bormio di Mountain Wilderness, la “tangenzialina” non solo non risolverebbe alcun problema del traffico bormino, andando a sbucare all’intoppo del “ponte delle bandiere”, ma rappresenterebbe una parte di una lunga serie di interventi che potrebbero riguardare nell’immediato futuro il territorio cittadino e dell’Alta Valtellina in generale. Osserva con preoccupazione ad esempio l’iter di integrazione e variante del Piano territoriale di coordinamento provinciale che fa capo alla Provincia di Sondrio. Da più parti infatti si ripropone il via libera al cosiddetto “Piano Gasser”, predisposto in passato dall’omonimo ingegnere Erwin Gasser e che vorrebbe collegare le stazioni esistenti “con lo scopo di formare una grande area sciistica dell’Alta Valtellina”. La Fondazione Milano-Cortina 2026 sembra averne tratto un pezzo quando tra le “opere principali” nel “cluster Valtellina” riporta anche un eventuale “impianto a fune tra Pentagono e Stelvio”, ovvero tra la partenza della funivia esistente e l’area sportiva comunale, verso l’Adda. Passando sopra il centro abitato.

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