Intervista a Margherita, volontaria: «La bellezza di aiutare chi non si conosce»

Ciao Margherita, puoi presentarti?

Sono Margherita, ho 26 anni e sono di Firenze. Finito il liceo mi sono presa un anno sabbatico per capire cosa volessi dalla mia vita e sono partita per il Guatemala dove ho vissuto per sei mesi facendo volontariato per una ONG che sostiene donne e bambini (principalmente indigeni) che vivono al di sotto della soglia di povertà. Una volta tornata in Italia ho iniziato l’università e mi sono laureata in Sviluppo Economico e Cooperazione Interazionale. Al momento sto terminando la magistrale in Aiuti Umanitari.

Qual è stata la tua esperienza in SOS MEDITERRANEE?

Ho iniziato come volontaria di terra di SOS MEDITERRANEE nel 2019 quando si è formato il primo Gruppo Salvagente. Da quel momento ho mantenuto i rapporti con i membri del team, supportando l’organizzazione in vari modi, per poi iniziare il tirocinio ad Ottobre fino al mese scorso.

Ad essere sincera, ogni volta che mi fermo a pensare alla mia esperienza in SOS MEDITERRANEE, penso alle persone conosciute in questi anni. Spesso si parla metaforicamente della vita come di un viaggio, di un treno, dove le esperienze che fai e le persone che incontri aggiungono qualcosa al bagaglio che porti con te lungo il percorso. Ed è vero. Tutte le persone che ho conosciuto mi hanno lasciato qualcosa, un piccolo pezzo che ha reso il mio bagaglio più grande ed il suo valore più profondo. Soprattutto i volontari: avendo fatto il tirocinio per la Mobilitazione cittadina, ho avuto l’opportunità di conoscere molti volontari da tutta Italia. Di età, professioni e percorsi di vita completamente differenti, ma tutti accumunati dalla stessa indignazione nel vedere come migliaia di persona continuino a perdere la vita nel Mediterraneo nell’indifferenza generale, e dall’esigenza di mobilitarsi per contribuire concretamente nel testimoniare questa tragedia.

Questa è stata la spinta che mi serviva per ritrovare il senso del mio viaggio quando la strada non era così in discesa come mi aspettavo.

Cosa ti è piaciuto di più e cosa di meno?

Riguardo a cosa mi è piaciuto di più…beh, è sempre difficile rispondere a questo tipo di domande senza scadere nel retorico e banale.

In una società così individualista e autoriferita, in cui la frenesia dei ritmi a cui siamo abituati ci distrae da tutto ciò che non sentiamo vicino a noi, vedere quante persone “normali”, dagli insegnanti e impiegati agli operai e studenti, si dedichino a chi non hanno mai conosciuto e ad una missione più grande di tutti noi ma in cui crediamo davvero, è qualcosa di veramente bello. Questo è quello che mi è piaciuto di più della mia esperienza con SOS. Avere la possibilità di imparare da ognuno dei volontari e delle volontarie, che gli eroi ed eroine non sono altro che persone comuni, silenziose e che non si mostrano, le quali però, giorno dopo giorno, passo dopo passo, si impegnano per rendere anche solo un po’ il mondo un posto minimamente più decente.

Qual è la cosa che ti ha sorpreso di più lavorando all’ interno di SOS?

L’impegno e professionalità dello staff di terra SOS MEDITERRANEE Italia, la stessa che contraddistingue il team a bordo. Dall’esterno, è difficile rendersi conto della mole di lavoro che sta dietro ad ogni iniziativa e attività. Se si considera che è un team di appena sei persone, ognuna delle quali è responsabile per una parte specifica (dalla gestione dei social e della comunicazione, alla raccolta fondi e la mobilitazione cittadina) è davvero impressionante pensare che tutto ciò che viene fatto è il risultato del lavoro di così poche persone.

Che consiglio daresti a chi vuole lavorare nel mondo ONG?

È una domanda molto generica. Ogni ONG ha missioni e aree di azione molto differenti. Dipende dal tipo di specializzazione, la carriera che viene scelta, e se l’obiettivo è quello di lavorare negli “uffici” o “sul campo”. Comunque, in linea generale, l’unico consiglio sincero che sento di dare è quello di avere le idee ben chiare sul percorso da intraprendere e perché proprio quello. Per fortuna, il campo della cooperazione internazionale e degli aiuti umanitari si sta sempre più allontanando dall’idea romantica dei missionari salvifici, e si sta sempre più professionalizzando. Così come ci aspettiamo e pretendiamo, giustamente, l’intervento di un medico quando stiamo male, allo stesso modo è giusto che vengano richieste competenze specifiche per lavorare in questo ambito. È un ambiente molto competitivo e, spesso, le porte chiuse saranno tante. Per questo è fondamentale essere davvero consapevoli dei motivi intimi che spingono a scegliere questa strada e sapere in cosa si eccelle, così da poter dare il meglio di sé stessi.

Fonte: Sos Mediterranee – https://sosmediterranee.it/intervista-margherita/

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