Caro Gualtieri, l’Europa non ti chiede l’inceneritore. E a sciare continueremo ad andare a Campo Felice…
Caro Gualtieri, l’Europa non ti chiede l’inceneritore. E a sciare continueremo ad andare a Campo Felice…

Elena Mazzoni*

Perché non è una buona idea l’opera pensata dal sindaco di Roma (per tutti e per i Castelli romani)

Nell’immaginario collettivo, appena si dice “Castelli Romani”, parte il film: viottoli di campagna, sentieri tra le vigne, in cui pampini e filari disegnano itinerari suggestivi, creati dalla natura e dalla mano dell’uomo, borghi affacciati sui laghi vulcanici, boschi e radure, fraschette, romanella e quell’arietta fresca. “Come tutto ‘n Paradiso, li Castelli so’ così”

Ecco, riavvolgiamo il nastro.

Su questo territorio, già enormemente antropizzato, cementificato e sfruttato, dopo la forzata riapertura della discarica di Roncigliano, per accogliere i rifiuti della Capitale in emergenza, oggi pende lo spettro del progetto di mega inceneritore voluto da Gualtieri, sempre per l’emergenza di cui sopra. Ci sarebbe molto da dire su questa politica del governare perennemente l’emergenza nell’emergenza, ad ogni livello, dal nazionale al locale, come abbiamo ben imparato, a colpi di Ddl, tra pandemia e guerra, ma andiamo con ordine.

I boschi stanno ai Castelli, ma i cinghiali, come redivive Hepburn in Vacanze Romane, imperversano, non in Vespa però, tra i cassonetti straripanti di rifiuti della Città Eterna.

Per gestire la famosa Emergenza allora, prima l’ex sindaca Raggi, con un’ordinanza firmata nel luglio 2021, e poi l’attuale sindaco Gualtieri, prorogando la stessa fino a luglio 2022, riaprono la discarica di Roncigliano, che era stata chiusa nel 2016 in seguito all’incendio dell’impianto di Tmb, trattamento meccanico biologico del rifiuto, che sostanzialmente separa la frazione umida, che finisce in impianti di biodisseccamento, da quella secca che, stabilizzata, si trasforma in FOS e può essere conferita in discarica, che si trovava al suo interno, ma soprattutto perché sorpassata e resa inutile dalle altissime percentuali di raccolta differenziata raggiunte da tutti i comuni del bacino della discarica, capofila virtuosa la città nel cui territorio l’impianto ricade, ovvero Albano Laziale.

Ed ecco allora che Roma sembra tornare a respirare, mentre camion carichi di tonnellate di rifiuti ogni giorno transitano verso la discarica situata fuori dal raccordo, incontrando la resistenza degli abitanti locali, organizzati in comitati, associazioni e coordinamenti, che dal 3 agosto iniziano un presidio permanente con blocchi per impedire che gli sversamenti di rifiuti nel settimo invaso di Roncigliano.

Gli sversamenti continuano, nonostante le proteste locali, perché ben poca cosa possono i corpi sdraiati sull’asfalto contro la totale assenza di programmazione e di volontà politica di risolvere il problema.

Continuano anche se il 7º invaso non sarà in grado di accoglierne ancora molti.

Ci penserà la magistratura ad abbreviarne la vita, predisponendo, in data 11 marzo 2022, il sequestro preventivo della discarica per gestione illegittima e mancato versamento delle garanzie fidejussorie post mortem, quelle fondamentali per pagarne la bonifica.

Insomma a Roma dopo mesi senza cinghiali, cassonetti quasi lindi, strade pseudo pulite, ricomincia l’Emergenza.

Ed ecco il colpo di genio, il 20 aprile, il giorno prima del Natale di Roma, il suo primo cittadino annuncia la soluzione, andando contro quanto da lui promesso in campagna elettorale ed anche da ciò che prevede il piano rifiuti del Lazio, se proprio non vogliamo scomodare la gerarchia della gestione del rifiuto promossa dall’Unione Europea, un nuovo inceneritore per Roma!

Un mega impianto da 600mila tonnellate l’anno, più annessa discarica di servizio, da realizzare fuori dal raccordo, in un’area situata a mezzo km dalla discarica di Roncigliano.

Un impianto di incenerimento che Gualtieri chiama con il fascinoso nome di termovalorizzatore e definisce necessario, risolutivo ed addirittura ludico, paventando per i romani la possibilità di sciarci sopra, lanciandosi in azzardati paragoni con l’impianto di Coopenaghen.

La protesta locale, effettivamente mai sopita, neppure con il sequestro della discarica, perché si parla di un territorio resistente, che ha respinto l’inceneritore di Cerroni, riprende e non per pura sindrome NIMBY, come direbbe qualcuno, ma per legittime preoccupazioni che trovano riscontro anche negli studi e nei dossier di tanto mondo ambientalista, oltre che nelle linee guida dell’Europa.

L’inceneritore ha bisogno di acqua. Tanta. Potabile ed industriale, con stime attorno agli 80.000 metri cubi annui per la prima e circa 2,5 milioni di metri cubi per la seconda

I Castelli Romani e la zona di Santa Palomba sono, come tutta la Penisola, in sofferenza idrica, combinato disposto di cambiamento climatico, scarse precipitazioni e dispersione della rete, mal gestita da Acea et similia. Il Lago Albano ha diminuito il suo livello di 7,5 mt. in un anno, quello di Nemi, meno sfruttato ed antropizzato, di 6.

L’inceneritore emette CO2.

Lo dice l’ISPRA, non l’Eco del fricchettone. Se dobbiamo andare verso le emissioni nette zero entro il 2050 secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia dobbiamo chiudere gli inceneritori e l’Europa si allinea, stabilendo, con un voto storico in commissione ambiente del Parlamento europeo, che gli inceneritori dovranno pagare le loro emissioni di gas serra, includendoli tra gli impianti obbligati a partecipare al mercato ETS (Emissione Trading Sistem). Un voto che potrebbe costare caro alla Capitale.
L’inceneritore produce rifiuti. Speciali.

Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. I rifiuti immessi nell’inceneritore non sfuggono alle leggi della fisica. C’è la fase di estrazione delle ceneri, che costituiscono circa il 30% in peso dei rifiuti in ingresso, mentre sistemi di filtraggio cercano di intercettare per come la tecnologia permette, le polveri fini che a loro volta sono circa il 4% del peso dei rifiuti in ingresso. Ceneri e polveri, vengono entrambe smaltite in discariche per rifiuti speciali, i fumi caldi attraversano un sistema multi-stadio di filtraggio in cui vengono trattati e poi rilasciati in atmosfera a circa 140° C.

L’inceneritore ha bisogno di rifiuti per lavorare. Sempre.

L’inceneritore non è il forno di casa che lo accendiamo per cuocere la pizza o le patate. No. Lavora a ciclo continuo e per lavorare deve bruciare rifiuti appetibili, tipo la plastica. Ecco, l’inceneritore è la nemesi della raccolta differenziata, della chiusura del ciclo dei rifiuti, dell’economia circolare, del rovesciamento del modello di produzione e consumo.

Caro Gualtieri, l’Europa non te lo chiede, stavolta e se lo fai per noi, non te preoccupa’ a sciare andiamo a Campo Felice, come sempre.

*Responsabile ambiente, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dal blog sull’Huffington Post

Fonte: Rifondazione Comunista – http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=50868

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