Dalla Spagna alle Madonie il modello migratorio che ripopola i comuni

Un esempio che calza perfettamente con l’area interna delle Madonie nella quale la delegazione spagnola si è fermata per avviare un confronto con le realtà virtuose del territorio, in modo particolare quelle del settore agricolo e turistico. Realtà che dovranno fare da catalizzatrici per sollecitare i percorsi di inclusione sociale ed economica dei cittadini dei Paesi Terzi, facilitando il loro trasferimento nei piccoli Comuni rurali al fine di contribuire alla “rinascita” di questi ultimi, combattendo alo stesso tempo l’inverno demografico che ha colpito le comunità locali attraverso processi positivi di integrazione, di rinascita demografica, di sviluppo locale e di dinamizzazione socio-economica su ampia scala.

Analisi che ovviamente il progetto ha curato a monte, rilevando che la Sicilia, per natura geopolitica, è il primo approdo ai confini dell’Unione Europea di un processo di migrazione di persone provenienti dai Paesi medio orientali e da quelli africani. Qui, la popolazione straniera ammonta a 186.195 residenti, con una riduzione di 3.518 unità (-1,9%) rispetto al Censimento 2019. Il decremento della popolazione straniera ha amplificato il declino ascrivibile principalmente al deficit di “sostituzione naturale” tra nati e morti (saldo naturale). Questa tendenza alla decrescita demografica è stata ulteriormente rafforzata dalla pandemia da Covid-19.

«Questo inverno demografico – spiega Luciano D’Angelo, coordinatore di “COM.IN. 4.0.” – ha un forte impatto sulla sostenibilità dello Stato sociale. Una popolazione sempre più anziana, infatti, fa lievitare i costi del sistema previdenziale e del Sistema Sanitario Nazionale. Se, però, quella attiva diminuisce, il numero di contribuenti cala e la fiscalità generale si addossa un peso che non può sopportare”.

Al 31 dicembre 2020, infatti, gli indicatori socio-demografici evidenziano significative differenze fra centri e aree interne; in questi ultimi, per esempio, si rilevano livelli di invecchiamento superiori rispetto ai primi. L’età media è 44,7 anni contro 43,9 anni (47,4 in quelli ultra-periferici), mentre l’indice di vecchiaia è pari a 175 contro 155,9. Rispetto al livello idi istruzione, nelle aree interne la quota di residenti di 9 anni e più che hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di II grado è pari al 30,7%, inferiore a quella nei centri (32,6%) e alla media regionale (31,8%). Anche la quota di residenti in possesso di un titolo di studio terziario risulta inferiore alla media regionale (10,8% contro 12,8%). Minore, infine, la mobilità per studio o lavoro nelle aree interne dove il 40,9% della popolazione si sposta quotidianamente per studio o lavoro contro il 43,2% registrato nei centri.

Fonte: Vita.it – http://www.vita.it/it/article/2022/06/22/dalla-spagna-alle-madonie-il-modello-migratorio-che-ripopola-i-comuni/163301/

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