Crisi nerissima per l’ILVA, scoppia la protesta dei lavoratori

I lavoratori dell’ILVA sono esasperati per una situazione di gravissima crisi economica che viene descritta all’inizio di questo video.

Qui di seguito il comunicato stampa di PeaceLink

Siamo solidali con i lavoratori dello stabilimento ILVA di Taranto che rischiano di perdere l’occupazione. Ma riteniamo che continuare a cavalcare un cavallo morente non è una scelta saggia: è una scelta disperata. La siderurgia a Taranto è un cavallo morente a cui si sta chiedendo l’impossibile. Il mondo è cambiato e non è saggio essere nostalgici del passato.

Quella che un tempo era una grande azienda siderurgica si sta spegnendo sotto i colpi di una crisi locale e globale.

La crisi è locale perché Acciaierie d’Italia non ha più sufficiente liquidità

Ma la crisi è anche globale.Le banche non fanno più credito alle aziende in crisi. Il costo del denaro è aumentato con l’aumento dell’inflazione, aggravando i problemi di liquidità. Questi problemi di liquidità sono ulteriormente amplificati dall’aumento delle materie prime e dei costi dell’energia, conseguenti alla crisi innescata dalla guerra in Ucraina. Non solo a Taranto ma in altre parti d’Italia la siderurgia si sta fermando per l’uragano economico scatenato dalla guerra che rende difficili gli approvvigionamenti di materie prime e incerte le forniture in generale, con un aumento dei prezzi che sta innescando fenomeni di destabilizzazione economica. Lo spettro della recessione non consentirà alla siderurgia alcun ciclo espansivo e quindi a Taranto non si raggiungeranno gli obiettivi di aumento produttivo prefissati. I bilanci aziendali non vedranno profitti ma voragini di debiti. La nazionalizzazione non risolverà le cause di questa crisi globale. La nazionalizzazione cambierebbe solo gestore a problemi irrisolti e irrisolvibili nell’attuale contesto.
Protesta lavoratori ILVA

Questa è la situazione drammatica ed è per tale motivo che la siderurgia di Taranto è un cavallo morente che non potrà essere cavalcato per molto altro tempo. Sta stramazzando rovinosamente, facendo cadere nella disperazione i lavoratori e le loro famiglie, che hanno bisogno in questo momento di un sostegno.

L’intervento dello Stato deve servire a sostenere i lavoratori e le loro famiglie, non l’azienda. Le due prospettive non sono tra loro compatibili perché con un sostegno all’azienda si rischia di bruciare miliardi di euro per colmare i buchi di bilancio invece di aiutare i lavoratori a costruire un nuovo futuro occupazionale.

Occorre un piano B per le aree di crisi, fra cui Taranto, basato sulle bonifiche e su una riconversione economica finalizzata alla transizione ecologica.

Lo stabilimento ILVA di Taranto non ha un futuro né.economico né ecologico. 

E poi c’è un problema ineludibile che toglie ogni prospettiva di futuro: la guerra.

Questo problema va affrontato.

Fare la guerra non porta la pace e aumenta l’attuale uragano economico.

Invece di usare i soldi pubblici per mandare armi e alimentare una guerra senza fine che genera il disastro economico attuale, l’Italia punti su una strategia di pace, utilizzando le spese militari per vincere un’altra guerra: quella del lavoro.

Fonte: Peacelink.it – https://www.peacelink.it/ecologia/a/49295.html

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